America Latina, Monsanto: ancora morte, ancora golpe, ancora oro Ogm

Il Dio multinazionale della vita transgenica custodisce il segreto del benessere latinoamericano: si chiama soia è permette alle sinistre di governare con piglio socialista e maggioranze solide. Uno studio accademico europeo ha appena dimostrato che i suoi prodotti causano il cancro e i popoli latinoamericani lottano per cacciarla da questa terra, ma per tutta risposta lei ha abbattuto il governo del Paraguay

Maschera: l'America Latina è ecologica anche sotto la vernice? (foto: PangeaNews)

Maschera: l'America Latina è ecologica anche sotto la vernice? (foto: PangeaNews)

Lo si è detto per anni, ma è sempre restata una presa di posizione tipica da hippie pidocchioso, ossessionato dai complotti e marcio di odio anti-capitalista: i prodotti transgenici fanno male. Poi sul mondo è sceso un giorno che neanche il Dio degli Ogm aveva previsto, un giorno in cui Stati Uniti, Canada, Germania, Giappone, Brasile, Ecuador, Paraguay, Argentina, Perù e addirittura le Filippine sono state illuminate da una stessa alba: decine di ambientalisti in piazza simultaneamente, per denunciare tutto il male che racchiude il termine Monsanto, attorno a un unico pianeta.

Come una distruzione creativa o come in una creazione biblica, da quell’alba sana in quel giorno improvviso è iniziata una settimana di meraviglie sorprendenti: un’articolo scientifico pubblicato dal professor Gilles-Eric Seralini un francese di origini italiane in forza all’università di Caen, presenta conclusioni agghiaccianti: se si danno ai topi alcuni prodotti di punta del listino Monsanto, come per esempio il diserbante Roundup, da sempre il prodotto più venduto della compagnia, o il mais Mon810, a cui è stata aggiunta parte della treccia genetica di un batterio, i graziosi topolini (scelti per la loro somiglianza biologica con gli umani) sviluppano rapidi e furiosi tumori, che escono sferici dal loro corpo per un volume pari al 30% del totale, che poi finisce per ucciderli tragicamente.

Questi fatti orrendi portano, di lì a poche ore e di qui a ieri l’altro, il vicepresidente della commissione Agricoltura, il vaccaro e sindacalista anti-globalizzazione francese Josè Bovè a chiedere all’Europarlamento la revoca delle licenze di produzione alla Monsanto ed anche alla Basf, coinvolta nello studio di Seralini per le patate Amflora. Queste società sono entrate nel Vecchio Continente dopo una resistenza di anni delle istituzioni comunitarie e dei singoli paesi, che molti scienziati, economisti e politologi non hanno mai avuto pudore di definire bacchettona, davanti al presunto dinamismo transgenico degli Stati Uniti, oppure, dell’America Latina, che ne permettevano la produzione da tempo.

In questo sotto-continente dall’accento spagnolo, il curriculum della Monsanto non è stato sufficiente a portare i vari e presunti governi di sinistra e non a bandire per sempre il marchio: aver partecipato attivamente ai primissimi test nucleari al mondo, aver creato e venduto all’esercito americano il diserbante Agent Orange, usato sia sui marines che sui vietnamiti come arma chimica efficacissima, visto l’eccesso di diossina che conteneva, oppure, aver generato degli insetti sterminatori di tutti gli altri insetti esistenti, non è servito da deterrente né per Cristina Kirchner, né, per esempio, per politici a lei apparentemente avversari come l’attuale presidente del Paraguay, Federico Franco.

Il motivo è che Monsanto produce, tra le varie mostrusità, anche i semi della soia transgenica e la soia è il nuovo oro dell’America Latina. È il segreto del suo successo e la garanzia del suo benessere, leggasi dei voti, di questi anni e per i prossimi. In Argentina, dove Monsanto ha fatturato nel 2011 la bellezza di 4 miliardi 173 milioni di dollari, cioè una cifra che normalmente le imprese possono solo sognare, ma che resta a pannaggio delle banche centrali, tutto è iniziato con il permesso di coltivare Ogm riconosciuto nella legge apposita del 1996: in quell’anno gli ettari coltivati a soia di questo paese enorme erano 14 milioni, nel 2008, invece erano arrivati a 42.

Oggi Monsanto è senza eguali il maggior produttore al mondo di organismi geneticamente modificati e produce il 90% delle sementi Ogm vendute, per esempio, negli Stati Uniti. In Argentina gode di un trattamento ambiguo: la militanza di base del partito di Cristina Kirchner, capeggiata dal gruppo La Campora, finge di accusare la multinazionale di essere alleata dei poteri conservatori, attribuendogli un ruolo storico e paradigmatico per l’America Latina, ovvero quello di grande capitale statunitense che finanzia attività contrarie alle sinistre, disposto a proseguire nelle stesse fino al sovvenzionamento di un colpo di Stato.

Di fatto, però, Cristina e i suoi ministri hanno sempre celebrato pubblicamente i grandi investimenti annunciati dalla società, che come chiunque può vedere, garantisce il sostentamento al modello di sviluppo peronista per cui si producono grandi utili dalle campagne e, tassandole, si redistribuisce al resto della società e in particolare all’industria. Nestor Kirchner, va detto, è stato almeno pubblicamente un grande avversario della Monsanto, mentre Cristina sta portando avanti attraverso il suo gruppo parlamentare quella che nel paese è nota come la legge sui semi; cioè una norma che riconsce alle aziende i diritti d’autore sulle sementi, obbligando poi gli agricoltori grandi e piccoli a pagare loro le royalties.

Il punto è che, mentre si discute se sia corretto o meno attribuire un titolo di proprietà ad una specie vivente, sapendo benissimo che giusto di certo non è, se non fosse per le grandi quantità di denaro in gioco, Seralini dimostra che questa variante artificiale della specie vivente è potenzialmente letale. Per gli affari che derivano dalla produzione e vendita della stessa, si dice che Monsanto abbia finanziato il golpe, o meglio il ribaltone, che ha recentemente destituito il presidente paraguiano Fernando Lugo. A dirlo è stato proprio Lugo che in questo, certo, è una fonte interessata. Difficile quindi riconoscergli attendibilità, non fosse che tra i primi provvedimenti di governo del suo impresentabile successore (per il momento riconosciuto solo dal Vaticano e da Taiwan), Federico Franco, c’è stata una caterva di eccezioni alle restrizioni per seminare ogm nel paese andate a vantaggio indovinate di chi? Indovinato.

Una situazione preoccupante, se si pensa che si ripete uguale da decenni, con particolare intensità negli anni Settanta, e che oggi presenta caratteristiche simili anche in Brasile, dove si piantano Ogm legalmente dal 1998, in Colombia e in Perù. Per far fronte a questa sfida, la rete di attivisti informatici Anonymous ha messo Monsanto in testa alla lista dei propri bersagli della campagna di autunno. Già oggi, se provate a connettervi al sito della multinazionale, trovate il temuto tango down della bit-guerriglia nascosta dalla maschera di V per Vendetta. Fuori dalla rete, in Argentina sono scese in piazza migliaia di persone lunedì (17/9) per opporsi alla costruzione del mega-stabilimento per la produzione di semi della città di Malvinas Argentina, nella regione di Cordoba. La fabbrica, per difendere la quale sono già insorti diversi funzionari kirchneristi dell’amministrazione locale, diventerebbe la seconda al mondo e sarebbe attiva nel 2014 a meno che il sacrificio di alcuni topi, salvi tutte le altre specie, compresa quella umana.

3 Commenti

  1. michi scrive:

    grazie!

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  2. eleonora scrive:

    Buona sera, dove avete trovato il dato sul fatturato del 2011 di Monsanto in Argentina? Sul loro sito c’è scritto che fatturano in tutto 5,4 miliardi
    Grazie

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  3. Filippo Fiorini scrive:

    Salve Eleonora, l’ho perso dalla Consob argentina, la Comision Nacional de Valores. Se si tratta di un errore, chiedo scusa a lei ed agli altri lettori. In ogni caso, grazie per la segnalazione e per seguirci.

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