mercoledì 18 lug 2018

Aborto presto legale in Uruguay

La proposta delle sinistre discussa da una Camera in cui queste sono maggioranza. Nel 2008 il veto di Vazquez bloccò una norma già approvata, ma questa volta Mujica è deciso a finirla con le pratiche clandestine e pericolose per la madre. ANCHE L’ARGENTINA VERSO LA LEGALIZZAZIONE

Una manifestazaione per i diritti delle donne (FFiorini/Pangeanews)

Una manifestazaione per i diritti delle donne (FFiorini/Pangeanews)

La Camera dei deputati di Montevideo ha iniziato ieri il dibattito sulla depenalizzazione dell’aborto, discutendo una legge che prevede il permesso di interrompere la gravidanza durante le prime 12 settimane. Vista la grande maggioranza che la coalizione di centrosinistra Frente Amplio (FA) detiene in entrambe le camere, si presume che la legge, proposta da una delle sue senatrici, sarà facilmente approvata. In passato il paese aveva già tentato di porre fine alla pratica degli aborti clandestini, ma l’allora presidente Tabarè Vazquez interpose il proprio veto all’entrata in vigore della legge già approvata dal Congresso e fu per questo obbligato ad abbandonare il partito socialista. Vazquez, che rappresenta la parte più moderata del Frente Amplio, è stato recentemente al centro di uno scandalo quando ha confermato di aver valutato l’ipotesi di attaccare l’Argentina per risolvere la diatriba in merito alla cartiera uruguaiana Botnia, che per gli argentini è eccessivamente inquinante. La vicenda lo ha portato ad annunciare il ritiro dal mondo politico, anche se di fatto poi la promessa non si è ancora concretata. L’attuale presidente Mujica, invece, proviene dalla guerriglia comunista dei Tupamaros e, nonostante oggi abbia abbandonato le posizioni radicali della gioventù, mantiene un profilo fermo in merito a questioni legate ai diritti. Con questa iniziativa, l’Uruguay si affianca all’Argentina, che sta procedendo a depenalizzare l’aborto in termini molto simili. Nel caso argentino, però il rapporto di forza nel parlamento e nelle commissioni sta rendendo più lento l’iter, che potrebbe sbloccarsi a partire dal 10 dicembre, quando andranno ad assumere l’incario i legislatori eletti nelle recenti politiche ed il governo ritornerà a possedere una maggioranza parlamentare.

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