<b>CUCINA LATINA, the cocktail issue:</b> Terremoto Cileno, drink all’ananas per un’Indipendenza da sballo

Vino dolce moscato, gelato all’ananas e una lacrima di acquavite, Fernet Branca o rhum: il Cile commemora la sua nascita con un cocktail popolare ed estremo, ammaliante come un panorama di Valparaiso, freddo come l’Aconcagua e devastante come i sismi che da secoli minano la sua storia

Drink o scossa tellurica? Il terromoto, sisma dell'indipendenza cilena (foto: HANS SCOTT/AGENCIAUNO)

Drink o scossa tellurica? Il terromoto, sisma dell’indipendenza cilena (foto: HANS SCOTT/AGENCIAUNO)

Santiago del Cile – È un torrido e afoso pomeriggio di marzo del 1985 quando due tedeschi dal viso paonazzo e perlato di sudore si siedono al bancone del bar El Hoyo, “La Buca”, nei pressi della Stazione Centrale, in cerca di ristoro: sono due reporter dell’Agenzia Reuters incaricati di documentare le conseguenze del Terremoto di Algarrobo, il sisma con epicentro nella regione di Valparaiso che qualche giorno prima ha toccato il 7°grado della scala Richter e il IX della Mercalli, provocando oltre 200 morti, arrecando ingenti danni alle infrastrutture della capitale e radendo al suolo diversi villaggi della costa pacifica.

Il vino bianco servito dall’oste – giallo ambrato, torbido e per di più caldo – non assomiglia però al Traminer austriaco sognato dai due biondi clienti, intenti a ricordare l’aria cristallina delle Alpi. Uno dei due si azzarda a chiedere del ghiaccio, forse pronunciando a sproposito la parola helado, “gelato”. Il barista è perplesso, soprattutto perché ha frainteso la comanda, ma il cliente ha sempre ragione, si dice al mondo, soprattutto quando ha l’aria di chi può pagare bene, in un momento in cui i parrocchiani abituali del suo locale stanno frugando tra le macerie delle loro case. Allora acconsente, va dietro il bancone e pensa: «Nel dubbio meglio agire con disinvoltura» e pesca deciso dal primo secchiello del freezer. Nella caraffa da litro ora sprofonda mezzo chilo di gelato all’ananas, pronto a riemergere in superficie sotto forma di candida spuma. La prova di nascondere la perplessità ora tocca ai due giornalisti, ma ce l’ha fatta l’oste e se la sentono anche loro: «Salute», si dicono guardandosi, in mezzo alla tragedia sismica e davanti a soli tre testimoni, incomincia a nascere un simbolo patriottico.

Il vino pipeño artigianale, ottenuto da uve moscato, con gelato è molto buono, ma troppo forte e uno dei reporter non riesce ad alzarsi in piedi. Appoggia la faccia rosea sul bancone, masticando parole confuse in una lingua di incerta origine teutonica. «Cosa dice?» chiede il barista, al secolo Guillermo Valenzuela, da tempo in cerca di un nuovo cocktail con cui risvegliare la sete degli avventori del locale. «Niente, il mio collega dice che questo sì che è un vero terremoto», risponde l’altro, e si fa portavoce di quella che oggi è una leggenda tra i bevitori di Santiago del Cile, e non solo.

Valenzuela sorride. Utilizzando un moscato non troppo dolce è riuscito ad ottenere un connubio semplice e gustoso: un ultimo tocco di Fernet, di rhum o meglio ancora di pisco – l’acquavite delle Ande simile alla grappa – soddisferà il requisito fondamentale per lo spirito estremo del popolo cileno: provocare un’irrimediabile e sonora sbronza.

Nasce così, almeno secondo la tradizione, il Terremoto, il temibile drink con cui il Cile festeggia a suo modo – come se non ci fosse un domani – il giorno dell’Indipendenza, quel 18 settembre del 1810 in cui veniva proclamata la Prima Giunta Nazionale: la guerra tra monarchici filo-spagnoli e libertari cileni sarebbe durata altri 13 lunghi anni, fino alla consolidazione definitiva della repubblica e all’abdicazione del padre della patria, Bernardo O’Higgins, generale di origine irlandese inviso alla potente oligarchia dell’epoca. Proprio la sua rinuncia al titolo di Direttore Supremo della così detta Patria Nueva sarebbe stata incentivata, secondo le cronache, dal terribile terremoto – seguito da un violento tsunami e dalla funesta apparizione di una cometa – che il 19 novembre del 1822 rase al suolo Valparaiso: l’evidente castigo divino per aver abolito la schiavitù, represso i privilegi dell’aristocrazia e vanificato il potere delle alte sfere ecclesiastiche.

Mentre vi scriviamo, indecisi se misurare i postumi della commemorazione patriottica in gradi della scala Richter o Mercalli, le scosse di assestamento del terremoto alcolico cileno continuano a far tremare Santiago e dintorni, variando a seconda del locale in cui l’elisir del “paese a forma di spada” viene servito: alcune gocce scarlatte di granatina per dare al drink un tono operaio o foglie di menta per ammiccare al pubblico femminile, fino alla versione dai riflessi bruni utilizzata in occasione del mondiale 2010, elaborata con vino rosso, gelato e zucchero, ribattezzata Terremoto Africano.

Ingredienti per una caraffa da 2 litri di Terremoto:

– 1,5 litri di vino bianco moscato, fermo o frizzante, non troppo dolce;

– gelato all’ananas, 1 chilo;

– Fernet Branca, rhum bianco o grappa, a seconda dei gusti, per la correzione finale.

Raffreddare la caraffa in congelatore, versarvi dentro il gelato e a seguire il moscato. Dare un paio di colpi al recipiente perché il gelato venga in superficie ed infine correggere con alcune gocce del superalcolico prescelto. Inserire una cannuccia per persona e dare il fischio d’inizio: a caraffa finita – fondo blanco, in gergo – le prime scosse telluriche potrebbero tradire le gambe dei meno coriacei.

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