mercoledì 20 set 2017

<b>Cucina Latina:</b> Sopa Paraguaya, la frittata dolce amara del Paraguay

Pangea vi guida alla scoperta di un paese giovane e triste, popolato da facce indie con cognomi spagnoli, dove la gente parla orgogliosa il Guaranì e la cucina, umile e sostanziosa, si colora dei frutti della terra. Una terra senza mare che molti hanno voluto conquistare, ma che continua ad essere il cuore semplice del Sudamerica

Guerra della Triplice Alleanza: una ferita aperta che il Paraguay lenisce con la sua sopa (foto: PangeaNews)

Guerra della Triplice Alleanza: una ferita aperta che il Paraguay lenisce con la sua sopa (foto: PangeaNews)

C’era una volta in America Latina una terra chiamata Paraguay, “il fiume che porta al mare” nella lingua dei Guaranìes, una delle popolazioni seminomadi precolombiane che abitavano la regione coltivando mais e manioca. La sua attuale capitale, Asunción, venne fondata nel 1537 dagli spagnoli e divenne la base di partenza delle missioni gesuite tramite cui diffondere Cristianesimo e civilizzazione in quest’angolo di America: nomi di città o provincie come Encarnación e Misiones risalgono di fatto a tal epoca in cui la croce e la spada finivano spesso per far coincidere le loro sagome.

Una volta raggiunta l’indipendenza dalla Spagna nel 1811, il paese dovette far fronte a lunghi e difficili periodi di instabilità politica e lotte interne, mentre devastanti conflitti con i paesi vicini l’avrebbero lasciato in ginocchio e quasi totalmente spopolato: in seguito alla sanguinosa Guerra della Triplice Alleanza, combattuta dal 1865 al 1870 contro le forze congiunte di Brasile, Argentina e Uruguay, la popolazione paraguaiana passò da un totale di circa 1milione e mezzo a poco più di 200.000 persone, delle quali solo 25.000 uomini.
Un dispotico generale ammiratore di Napoleone Bonaparte, Francisco Solano López, teneva all’epoca le redini di questa neonata “Repubblica”, che seppur giovane poteva vantare industrie progettate da ingegneri europei, cantieri navali, fabbriche di armi, e una vastissima produzione di cotone, preziosa materia prima dal cui mercato mondiale si era però autoesclusa, fomentando un’economia di stampo protezionista che gli aveva procurato il soprannome di “Cina del Sudamerica”.

A metà dell‘800 il Paraguay è un piccolo ma sorprendente esempio di autonomia economica e politica senza precedenti nella regione, e per questo considerato nefasto dalle grandi potenze delle quali comincia ad attirare pericolosamente l’attenzione, una su tutte l’Inghilterra: a causa della Guerra di Secessione Nord Americana infatti, la colossale industria tessile di Sua Maestà si vedeva privata in questo periodo delle ingenti forniture di cotone grezzo prodotto nel Sud degli Stati Uniti, necessitando quindi con urgenza mercati alternativi da sfruttare.
Il 9 di aprile del 1865 l’esercito sudista del generale Lee si arrendeva nella battaglia di Appomattox e la Confederazione degli Stati Uniti del Sud, fondata su cotone e schiavitù, cedeva il passo al Nord di Abramo Lincoln, preambolo di un sistema economico basato su industria e capitale. Nello stesso anno in cui termina la Guerra Civile nell’America del Nord  quindi, nel Sud del medesimo continente comincia la guerra contro il Paraguay, propiziata  – e soprattutto finanziata – dalla “Pérfida Albione”, inarrestabile nel tracciare le sue sottili trame imperialiste.

Se le Guerre dell’oppio appena concluse avevano di fatto spalancato alla Gran Bretagna le porte dell’Impero Cinese e dei suoi mercati, per assicurarsi l’accesso al cotone del Paraguay si rese necessaria una delicata combinazione di astuzia e diplomazia con cui manovrare l’Argentina di Bartolomé Mitre, il Brasile di Pedro II detto il “monarca tropicale” ed il piccolo Uruguay, affinché questi unissero le loro forze – ciascuno con differenti pretesti e obiettivi – contro il loro prospero vicino.

In seguito a quello che il revisionismo storico latinoamericano non esita a definire oggi come un genocidio, il Paraguay perdette gran parte del suo territorio e fu costretto a pagare un altissimo debito di guerra, in cui oltre al denaro furono sopratutto terreni agricoli ed infrastrutture come ferrovie, industrie e cantieri a passare più o meno indirettamente sotto il controllo dell’Union Jack.

Si racconta che in un uno degli ultimi scontri armati, la battaglia del Cerro Corà, in cui perse la vita il generale Solano López, 4500 soldati brasiliani travolsero le fila dell’esercito paraguaiano ormai sguarnito, composto da non più di 500 individui tra donne, anziani, invalidi e ragazzini a cui con il carbone erano stati disegnati barba e baffi per dar loro sembianze di adulti. Escludendo il cotone che sarebbe stato ben presto trasportato altrove, alla terra dei Guaranìes, irrigata col sangue e con pochi uomini in condizione di coltivarla, rimaneva ben poco da offrire: manioca, latte, uova e mais, le basi dell’odierna cucina paraguaiana e della ricetta che oggi vi proponiamo.

Ingredienti di base per 6 persone (possono variare a seconda dei gusti):

farina di mais tipo “fioretto” 150 grammi;
4 uova;
olio di mais, mezzo bicchiere;
cipolle bianche o dorate, mezzo kilo;
latte intero, mezza tazza;
formaggio tipo olandese “Maasdam” o quello che preferite voi;
sale e pepe.

Preparazione:

Tagliare la cipolla a rondelle e soffriggerla nell’olio di mais, dorandola ma non bruciandola: toglierla dal fuoco, metterla in una terrina capiente, aggiungere il latte e le uova e sbattere bene il tutto; aggiungere la farina e mescolare energicamente ed infine incorporare il formaggio tagliato a cubetti. Se volete, potreste anche dividere i tuorli e sbattere separatamente gli albumi “a neve” ed aggiungerli solo alla fine, dopo la farina ed il formaggio, per rendere ancora più soffice la mescola.

Versare l’impasto – non vi preoccupate se lo vedrete alquanto liquido – in una teglia rettangolare e profonda, precedentemente unta e infarinata, e cuocere per un’ora a 180°C, fino a che non avrete ottenuto uno sformato ben dorato in superficie. Tagliare e servire come accompagnamento a carni o verdure. O perché no nel classico panino con frittata.

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