<b>CUCINA LATINA:</b> Nome in codice <i>Nikov</i>, vodka argentina per inverni siberiani

Dalla Russia con timore della Rivoluzione: sorella piccola delle più celebri Smirnoff e Keglevic, la vodka più premiata del Sudamerica ha radici aristocratiche, accento italiano e un aroma silvestre capace di scaldare i rigidi inverni della Patagonia

Nome in codice Nikov: la vodka delle pampas (foto: Underworld)

Nome in codice Nikov: la vodka delle pampas (foto: Underworld)

Dal fuoco della rivoluzione bolscevica al silenzio delle sierras di Cordoba, bianche d’inverno e fresche d’estate. Un piccolo villaggio nel centro geografico dell’Argentina, dove rifarsi una vita lontano dagli sfarzi ormai perduti di Mosca: il posto si chiama Nono, dalla lingua quechua ñuñu, “mammelle”, a causa delle due rotonde colline che sovrastano la valle sottostante. Gli aristocratici Von Rennenkampf ci arrivano intorno al 1960, dopo essersi rifugiati nel profondo sud della Patagonia al principio degli anni ’20, quando la Guerra Civile tra l’Armata Rossa e l’Esercito Bianco dei controrivoluzionari era ormai compromessa.

     Da quando lo “zio Paul” – pluridecorato generale dello Zar scappato in Crimea sotto falso nome – viene scovato e giustiziato sulle coste del Mar d’Azov, i Von Rennenkampf sanno di avere i giorni contati. L’alternativa, unirsi al sempre più consistente flusso migratorio che dagli Urali raggiunge il Rio de la Plata prima, e le Ande poi: alla fine del ‘800 saranno i tedeschi del Volga, in fuga dall’arruolamento obbligatorio tra le file dell’esercito zarista, poi i cattolici bulgari, serbi e montenegrini, e infine gli ebrei russi e i contadini ucraini, con i quali la comunità dei così detti “rusos” diventa la terza d’Argentina dopo i “tanos” e i “gallegos”: gli italiani e gli spagnoli.

    Con un baule zeppo di rubli d’oro e l’effige imperiale dei Romanov stampata sopra, ai piedi gli umili valenki di feltro con i quali mescolarsi alla marea di emigranti slavi, i Von Rennenkampf sbarcano a Buenos Aires, dove da più di un secolo i titoli nobiliari sono stati aboliti. Il loro vero tesoro però, è quello non scritto che Romàn, il capofamiglia, custodirà gelosamente fino alla metà degli anni ’80: la ricetta della vodka aromatica tramandata di generazione in generazione dai suoi antenati, che ribattezzerà Nikita in onore del primogenito Nicolai.

    “Liquore del monaco” lo chiameranno gli impiegati della locanda La Quebrada, aperta dai Von Rennenkampf nella Valle de Traslasierra, a causa della passione dimostrata dai preti del vicino seminario per quella bevanda cristallina capace di scaldare stomaco e spirito, curiosamente servita in una bottiglia gelata e da consumare in un sorso solo: “fondo bianco”, come dicono in Argentina, alludendo al bicchiere che si alza pieno e si abbandona vuoto, a fine brindisi.

    È un pomeriggio d’inverno di fine Anni ’60 quando i giovani sposi Ines Castro e José Porta, vicini dell’hotel La Quebrada, vengono invitati a prendere il tè a casa Von Rennenkampf. Complice quella nostalgia densa di silenzi tipica degli esiliati, l’istantanea intesa tra l’elegante e tenebroso Romàn, che mai e poi mai avrebbe accennato al tempo passato in Russia, e il giovane ingegner Porta, italiano di terza generazione, si tramuta ben presto in amicizia, annaffiata da salutari dosi di Vodka Nikita: José, Giuseppe per i parenti, era nipote di Alessandro e Vincenzo, fratelli emigrati dalla Lombardia al principio del ‘900 e titolari delle Distillerie Porta, storico marchio argentino fondato nel 1882 e oggi rivale della Branca nella produzione e vendita di Fernet, la bevanda nazionale.

    Quando nel 1986 l’ormai vecchio Romàn deciderà di abbandonare le sierras per trasferirsi a El Bolsòn, nella Patagonia andina che tanto ricorda le Alpi svizzere, cederà all’amico italoargentino la ricetta della sua vodka artigianale – successivamente registrata come Nikov e non Nikita – ottenuta dalla fermentazione di fecola e polpa di patate e aromatizzata con pepe, limone e una mescola segreta di erbe di montagna. Come si può leggere oggi nel sito degli Hermanos Porta, «quattro processi di distillazione e tre rettificazioni sono necessarie per ottenere il gusto neutrale, soave e puro dell’unica vodka argentina premiata dall’Istituto Internazionale del Gusto e della Qualità».

   A metà degli anni ’90, quando un dollaro valeva un peso e in Argentina spopolava l’effimero binomio pizza & champagne, la Vodka Nikov varcava le frontiere della natale Madre Russia al pari delle varie Keglevich, Eristoff, Smirnoff ed Eristoff, comparse nei supermercati post-perestrojka quasi un secolo dopo la fuga dei loro nobili proprietari verso Francia, Turchia o nei castelli della Mitteleuropa. Chissà se avrà fatto in tempo, l’ormai vecchio e stanco conte Von Rennenkampf, a vedere la reclame della “sua” Vodka Nikov, in vendita sugli scaffali di Buenos Aires e Mosca con un’inconfondibile e profana stella rossa a cinque punte sulla bottiglia.

Lascia un tuo commento