<b>CUCINA LATINA MUNDIAL:</b> Moqueca, brodo di gamberi alla Salvador de Bahia

I Mondiali sono iniziati e la rubrica di cucina più seguita dell’America Latina, scende in campo col ricettario delle grandi occasioni, per esempio quelle che si presentano ogni quattro anni. Oggi, nella seconda tappa di Cucina Latina Mundial, un piatto estivo proveniente da una delle sedi più prestigiose della Coppa: la moqueca di Bahia e la sua storia di scrittori, gol e belle donne

 

Aromi della coppa: la Moqueca di Bahia (foto: la rete)

Aromi della coppa: la Moqueca di Bahia (foto: la rete)

Non dal traffico di Sao Paulo e nemmeno dall’alto del Cristo Rei di Rio: il diario gastronomico di Pangea vi parla oggi dai litorali sabbiosi di Salvador De Bahia, circondata dalle pianure desertiche del sertão e affacciata su mari caldi e trasparenti, patria di bellezze esotiche come Adriana Lima, artisti del calibro di Gilberto Gil e Caetano Veloso, campioni del mondo quali Bebeto e penne nostalgiche come Jorge Amado.

Approdo di Amerigo Vespucci nel 1501, crocevia di caravelle e schiavi, primo porto del Nuovo Mondo, ma soprattutto da ieri l’altro teatro della disfatta inaugurale spagnola contro l’Olanda e oggi, invece, scenario della grande sfida tra Germania e Portogallo, Salvador conserva influenze portoghesi ed echi d’Africa, che si riflettono nella musica, nei costumi e nella gastronomia dei suoi abitanti.

La Moqueca – dal portoghese moquear, “arrostire”è infatti uno dei piatti tipici della regione Nord Orientale del Brasile, a base di gamberi, coriandolo, bacche di mirto, latte di cocco ed olio di palma, nato dalla secolare convivenza di indios, portoghesi e africani. In una lettera inviata nel 1554 al sovrano Filippo II di Spagna, il missionario Luis de Batata descriveva come gli autoctoni si disponessero a mangiare carne umana arrostendola su di un improvvisato focolare, che i lusitani chiamavano moquem.

Come in gran parte del continente, la croce e la spada si sarebbero incaricate ben presto di estirpare tali usi selvaggi e “civilizzare” un popolo oggi devoto tanto all’attesissimo carnaval quanto all’altrettanto irresistibile Dio Pallone, simbolo dell’identità culturale verde-oro.

Scriveva al proposito Jorge Amado, appassionato di pallone che di pallone non scrisse mai: “Amo il calcio, amo la vitalità che trasmette, amo la forza popolare che diffonde. Soprattutto lo rispetto, perché fa parte della gente. In tanti lo usano, i governi, i potenti, i nemici della vera democrazia. In tanti lo offendono, sostenendo che ormai è solo una questione di soldi, di interessi giganteschi. Che cosa non lo è del resto? La religione? La politica? Io non condanno lo sport nemmeno quando diventa violento, perché la violenza nasce della miseria. E lo sport è gioia, non tristezza”.

Ingredienti:

– gamberoni freschi o mazzancolle, 1 kg;

– 1 limone;

– 2 cipolle e 2 spicchi d’aglio;

– 4 pomodori e 1 peperone verde;

– latte di cocco, 4 cucchiai;

– olio d’oliva, sale, pepe, coriandolo fresco;

– bacche di mirto (facoltativo);

– olio di palma per cucinare (facoltativo);

Preparazione:

Lavare i gamberoni e lasciarli marinare per mezz’ora con il succo di un limone, aglio, coriandolo tritato e un pizzico di sale. In un tegame capiente far rosolare la cipolla e i peperoni tritati, i pomodori tagliati a cubetti e una cucchiaiata di coriandolo fresco, aggiungere i gamberi con l’acqua della marinatura e a seguire incorporare il latte di cocco (e le bacche di mirto, se avete optato per utilizzarle), mescolando di tanto in tanto con cura. Una volta ricominciata l’ebollizione aggiungere un cucchiaio di olio di palma, cuocere un altro paio di minuti e spegnere il fuoco. Far riposare a pentola chiusa, e servire con riso bianco.

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