CUCINA LATINA MUNDIAL: Feijoada, la passione segreta di Edinson Cavani

Esplosivo come un guizzo di Suarez, contundente come una gomitata di Godìn e denso come una mischia nell’area dell’Uruguay allo scadere del tempo regolamentare: direttamente dall’arena Pacaembù di San Paolo, teatro dell’epico 2 a 1 tra Uruguay e Inghilterra, il piatto nazionale carioca preferito dal “matador” della celeste

(foto: la rete)

Dall’entroterra portoghese agli schiavi d’America, fino all’Uruguay: la Fejoada non conosce confini (foto: la rete)

La feijoada – dal lusitano feijão, “fagiolo” – è una delle pietanze tipiche della tradizione gastronomica brasiliana, originaria del remoto entroterra portoghese, dove i contadini sono tutt’ora soliti elaborarla in ogni periodo dell’anno con carni bovine e suine, fagioli e verdure di stagione. Nel suo passaggio oltreoceano, la “fagiolata” sarebbe diventata fonte di sostentamento degli schiavi nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero, abituati a stufare tutte quelle parti del maiale snobbate dalle classi alte con i fagioli neri, tipici del continente americano.

Come il carnevale, il samba e il futebol, anche la feijoada era destinata a conquistarsi un posto di spicco nell’iconografia tipica del Brasile, raggiungendo ogni angolo remoto del paese e sconfinando spesso nei territori adiacenti, primo tra tutti il piccolo e placido Uruguay.

Al principio degli anni ’90, nella bucolica e silenziosa pianura di Salto, due fratellini giocano a pallone fingendo di essere antiche stelle della nazionale celeste, come furono tempo prima Ghiggia e Schiaffino: il pallido e gracile Edinson, detto El Botija, “il bambino”, sfida il paffuto e rotondo Walter, più grande di 4 anni, soprannominato Guly per quel suo secondo nome tanto buffo quanto azzeccato, Guglielmone.

Entrambi approderanno a Montevideo in cerca di fortuna: il precoce e pesante Guly comincerà un lungo e inquieto pellegrinaggio nel limbo del calcio uruguaiano, fatto di contratti brevi, chivitos e birra calda, mentre l’esile ma talentuoso Edinson troverà riparo nelle giovanili del Danubio Futbol Club, sognando di poter seguire un giorno i passi di Ruben Sosa e Alvaro Recoba.

Leggero e vorace come una zanzara di palude, l’ancora acerbo Edinson Cavani sembrava fatto per pungere le difese avversarie e succhiare il nutrimento che l’umile infanzia e un fratello maggiore ingombrante gli avevano negato. «Al momento dell’asado andava matto per l’agnello, anche se il suo piatto forte diventò incredibilmente la feijoada» ha da poco rivelato Jadson Vieira, storico portiere brasiliano del Danubio, campione d’Uruguay con Cavani nella stagione 2006/2007 e ora capitano del club.

«Una volta a settimana cucinavo feijoada per non perdere le abitudini di casa – ha poi confidato Vieira alla stampa carioca, preoccupata da quell’Uruguay che torna a disputare un mondiale in Brasile dopo il Maracanazo del 1950 – ed Edinson ci prese gusto più di tutti gli altri».

Fu così, a forza di fagioli neri e carne di maiale, che la zanzara si trasformò nel matador freddo e cinico delle arene di Palermo, Napoli e Parigi, capace di vibrare stoccate letali ai portieri in uscita e sacrificarsi nelle partite chiave della nazionale, retrocedendo sulla tre quarti campo per lasciare al cannibale Luis Suarez gli onori e la gloria del mai domo popolo charrua.

 

Ingredienti per la feijoada del mundial:

– Fagioli neri, 400 grammi;

– costine di maiale, 600 grammi;

– pancetta affumicata, a cubetti o intera, 100 grammi;

– salsiccia stagionata piccante (tipo calabrese o campana), 200 grammi;

– 3 cipolle e 2 spicchi d’aglio;

– un ramo di alloro, prezzemolo fresco, sale e pepe;

– olio d’oliva

– un arancia (facoltativo).

In aggiunta, per chi volesse fare sul serio:

– 250 grammi di lardo affumicato;

– 2 lingue di vacca, fresche o sotto sale;

– 1 naso, 2 code, 4 piedi e 4 orecchie di maiale;

Preparazione

Lasciare a mollo i fagioli per minimo dodici ore; fate lo stesso anche con la carne salata se avete optato per utilizzarla, tagliandola grossolanamente e avendo cura di cambiarle l’acqua almeno un paio di volte.

Cuocere i fagioli al dente in abbondante acqua non salata, con il ramo di alloro, e scolarli senza buttare via l’acqua. In un pentolone rosolare in olio d’oliva l’aglio e la cipolla tritati, aggiungere la pancetta a cubetti o intera e a seguire i fagioli, la salsiccia affumicata tagliata a rondelle, mezza arancia priva di buccia (facoltativo ma tradizionale), le costine di maiale e il resto della carne a disposizione.

Coprire il tutto con l’acqua di cottura dei fagioli e con altra acqua se necessario, aggiustare di sale e pepe, portare a ebollizione e far cuocere a pentola semi chiusa per un ora circa, versando un filo d’olio di tanto in tanto, fino a che la carne vi sembrerà più o meno cotta e la consistenza sarà abbastanza spessa. Per una feijoada cremosa potrete sempre frullare una parte dei fagioli. A cottura ultimata rimuovere l’arancia e spargere una generosa manciata di prezzemolo fresco tritato. Accompagnare con riso bianco, tenendo presente questo esplosivo manicaretto raggiungerà l’apice del gusto il giorno seguente l’elaborazione.

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