Cucina Latina: Morochito dell’Ecuador, cuore caldo di mais bianco e cannella

L’eleganza della semplicità: dalla tradizione gastronomica ecuadoregna un classico dal sapore antico che unisce la tradizione andina col profumo delle spezie, associato nella cultura popolare centro americana al nome di Francisco “Morochito” Rodriguez, piccolo e veloce pugile venezuelano, oro a Città del Messico ‘68

Il gusto del candido mais delle Ande unito al dolce della cannella (foto: la rete)

Il gusto del candido mais delle Ande unito al dolce della cannella (foto: la rete)

Il Morocho è un dessert a base di mais bianco, latte, zucchero, cannella e uva passa tipico dell’Ecuador, dove in molte località lo si può incontrare venduto agli angoli delle strade da pittoreschi ambulanti al grido di «venite signori, il morocho è così buono da farvi fare figli biondi».

Simile per consistenza all’arroz con leche che vi abbiamo presentato in passato, la sua elaborazione richiede l’utilizzo della varietà di mais bianco Zea Mays Indentada, che in Italia potrete reperire già frantumato nei mercatini etnici, nei negozi di commercio equo e solidale o probabilmente nella vostra erboristeria di fiducia.

Si tratta di un mais originario del Nord America e diffusosi in tempi antichissimi lungo tutta la cordigliera delle Ande, dove il suo scarso contenuto d’acqua da millenni ne permette la conservazione durante gli inverni lunghi e rigidi. Per la durezza della guaina che ne ricopre i teneri chicchi, negli Stati Uniti si è guadagnato il nome di Flint Corn – letteralmente “grano selce” – mentre alla differente e variabile concentrazione del classico pigmento giallo si deve la infinita gamma di colori assunti dalle sue variopinte pannocchie, bianche, rossastre, nerastre o leopardate.

Nonostante il nome “morocho”, sinonimo di “scuro”, la varietà di mais utilizzata nella ricetta di oggi è comunque quella bianca, assai frequente nella gastronomia andina e utilizzata in Argentina per il famigerato Locro Criollo. Il nome Morochito in cambio, nella cultura popolare di Ecuador, Colombia e Venezuela è associato a quello di un personaggio storico piccolo e scuro alto 1 metro e 55, cresciuto vendendo pesce per le strade di Cumanà, in Venezuela, e famoso per aver portato una fetta di Centro America sul gradino più alto di un’olimpiade.

Il 26 ottobre 1968 il corvino pugile Francisco Rodriguez, con i suoi 48 kg, vinceva l’oro nella categoria minimosca mettendo a tappeto la zanzara coreana Joun-Ju Lee, favorito del torneo, inaugurando la diffusione su larga scala della boxe negli slums di Caracas, Bogotà e Quito e diventando l’esempio per giovani picchiatori quali gli ecuadoregni Daniel Guanìn, Ramiro “Clay” Bolaños o il colombiano Jaime “Chico de Oro” Valladares, creoli dalle nocche rotte e dai nasi schiacciati, idoli in patria e finiti in disgrazia una volta abbandonato il ring: duri fuori e teneri dentro, come i chicchi del mais bianco delle Ande.

 

Ingredienti:

– mais bianco frantumato, 2 tazze;

– acqua, 6 tazze, per lasciare a mollo il mais un’intera notte;

– latte intero, 2 litri;

– cannella, 3 o 4 rami e in polvere per decorare;

– zucchero, mezza tazza.

Preparazione:

Lasciare a mollo il mais bianco in acqua fredda per una notte. Metterlo in una pentola con il latte e cucinare a fuoco basso mescolando di tanto in tanto, specialmente a fine cottura, fino a quando il mais non sarà morbido e tenero. Aggiungere infine lo zucchero e l’uva passa, cucinare per altri venti minuti e servire caldo in ciotoline di terracotta, con una spolverata di cannella in polvere.

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