mercoledì 23 ago 2017

<b>CUCINA LATINA:</b> Mole Pueblano, salsa azteca di cacao e peperoncino

Dolce e piccante, passione e tradimento: nella puntata di oggi, la salsa preferita da Frida Kahlo, Diego Rivera e Tina Modotti. In un piatto, simbolo della ricchezza della gastronomia messicana, ma anche del suo indomito spirito rivoluzionario

Mole Pueblano: crema del Messico ribelle (foto: la rete)

Mole Pueblano: crema del Messico ribelle (foto: la rete)

Il 21 agosto del 1929, una Frida Kahlo poco più che ventenne sposava il più grande (e grosso) Diego Rivera, i cui celebri murales ancora oggi campeggiano per le strade di Città del Messico. A una sobria cerimonia civile nel municipio del distretto di Coyoacàn, era seguito un lauto e colorato banchetto, organizzato in casa della fotografa italiana Tina Modotti, amica degli sposi: in tavola pesce e frutti di mare, riso e banane fritte, frutta e verdura tropicali, arrosto di maiale, pollo e tacchino, accompagnato da sottili tortillas di farina di mais e condito con una salsa densa e scura, ottenuta da oltre trenta ingredienti: il mole pueblano.

Diverse varietà di peperoncino fresco, cacao, pepe nero, uva passa, noci, mandorle, semi di sesamo, cannella, chiodi di garofano, pomodoro, aglio e cipolla: la salsa mole elaborata nella regione di Puebla, nel Messico centro orientale, riunisce in sé tutta la ricchezza della Pacha Mama, rompendo la classica opposizione dolce-salato con note di piccante che trovano la loro origine nella gastronomia indigena. Alla bevanda regale chiamata Chocolatl, ottenuta mescolando farina di mais e vaniglia al cacao macinato, gli Aztechi erano soliti aggiungere infatti generose dosi di peperoncino fresco capaci di infiammare la bocca degli inesperti conquistadores.

Tequila, mariachi e sangrìa: la festa sembrava andare per il meglio, quando la ex moglie di Diego Rivera, Lupe Marìn – probabilmente vittima dei calori provocati dal temibile chile jalapeño – veniva colta da un irrefrenabile attacco di gelosia nei confronti della nuova fiamma del suo ex-marito, insultandola e infierendo pubblicamente sulla sua precaria condizione fisica, conseguenza di un terribile incidente sofferto anni prima.

A 18 anni, il corpo di Frida Kahlo era stato straziato dall’impatto con un tram: frattura della spina dorsale e dell’osso pelvico, causata da una sbarra infilzata nella schiena e fuoriuscita all’altezza dell’inguine. L’inizio di un calvario fatto di sofferenze, ripetute operazioni, l’amputazione di una gamba, nel ’53, nonché il frequente uso di morfina e brandy per sopire il dolore: «come il popolo è spaccato in due da povertà, rivoluzione e speranza – scriverà Carlos Fuentes – così lei, l’unica, insostituibile, irripetibile donna chiamata Frida Kahlo è spezzata, lacerata nel proprio corpo quanto il Messico è lacerato all’esterno».

La relazione con il muralista Rivera, totalizzante ed estrema, sarà frammentata da innumerevoli tradimenti reciproci, sulla falsa riga della passione politica che li accumunerà e dividerà più volte, ferventi comunisti ripugnati da Stalin e attratti da Trocky in epoche diverse della propria esistenza. «Diego: nulla di paragonabile alle tue mani, niente di uguale all’oro verde dei tuoi occhi. Il mio corpo si riempie di te per giorni e giorni. Sei lo specchio della notte, la luce violenta del lampo, l’umidità della terra», scriverà lei nei suoi diari, pubblicati qualche anno nel libro “Autoritratto Intimo”.

Nella loro casa-laboratorio di Coyoacàn, arte e cucina si intrecceranno in un binomio indissolubile: nel libro “Le Feste di Frida e Diego” Guadalupe Rivera, figlia del primo matrimonio di Rivera, racconta, tra foto familiari e disegni, i colori, i sapori e i profumi della loro tavola, ricostruendo le ricette che Frida, amante della cucina messicana e delle sue infinite varianti, annotava con calligrafia ordinata e scolastica nei sui quaderni. Tra le voci delle entrate frutto della vendita di quadri, guacamole, tacos e, naturalmente, mole pueblano.

Ingredienti:

-peperoncini piccanti freschi, di diverse varietà;

– mezza tazza di strutto;

– brodo di gallina;

– 1 cipolla, 3 spicchi d’aglio, mezzo chilo di pomodori freschi;

– 250 grammi di cioccolato amaro;

– pepe nero, mandorle, semi di sesamo e di anice, chiodi di garofano, cannella, uva passa;

– pane raffermo;

Preparazione:

Soffriggere nello strutto i peperoncini e il pomodoro tritato a cubetti, aggiungendo di tanto in tanto un paio di mestoli di brodo, e mettere da parte. Tostare le mandorle, i semi di sesamo e di anice e le spezie. Soffriggere, sempre nello strutto, l’aglio e la cipolle; incorporare i semi tostati, l’uva passa e il pane secco tagliato grossolanamente e dorare il tutto. Frullare la salsa di pomodoro e peperoncino con il soffritto ottenuto, e rimetterla in un tegame, con altro strutto caldo, insieme al cioccolato amaro tagliato a cubetti e a un’abbondante dose di pepe nero. Cuocere a fuoco lento per minimo 40 minuti, facendo attenzione a che la salsa, densa e scura, non si attacchi al fondo della pentola e si bruci. Servire su carne di pollo, maiale o tacchino e accompagnare con riso bianco. 

Lascia un tuo commento