mercoledì 24 mag 2017

Cucina Latina: Michelada, la superbirra piccante del Messico

Sogno gelato e piccante di una notte afosa: la rubrica gastronomica più noir d’America è di nuovo pronta ad attraversare gli oceani col suo carico di spezie e sapori. Dalla stiva del galeone di Pangea al vostro ombrellone, rotolano oggi i barili di Michelada, mescola esplosiva di birra, limone e peperoncino che profuma di polvere da sparo e cannoni

Ghiaccio rovente: la Michelada, ossimoro soft drink del Messico rivoluzionario. (foto: la rete)

Ghiaccio rovente: la Michelada, ossimoro soft drink del Messico rivoluzionario. (foto: la rete)

Senza tempo e senza patria è la tradizione di truccare la birra con superalcolici e additivi di dubbia provenienza, in cerca di coraggio, sollievo o distrazione. Da chi ama rompere il ghiaccio delle riunioni familiari mescolando al biondo nettare una quantità più o meno generosa di vodka, a chi sostiene che il matrimonio birra/scocth non possa che fortificare lo spirito in virtù delle loro comuni origini – lo stesso nobile principio che permette alla grappa di far seguito a un buon vino – le varianti sono molte, a seconda dei continenti e dei climi in cui vengono messe in pratica.

Se al principio degli anni ’20 un bavarese dalla lingua lunga e dalle braccia corte pensò di rinfrescare una affollata kermesse di ciclisti teutonici con birra e limonata – ribattezzandola fantasiosamente radler, “ciclista”, e puntando sulla vecchia storia che uno sobrio ha meno probabilità di cadere di uno ebbro – nel secondo dopoguerra, i vitelloni della riviera romagnola convertivano il panaché francese, a base di birra e gazzosa, nella ben più simbolica “bicicletta” con cui tentare la scalata agli ambiti bikini transalpini, tra impegnative Gauloises senza filtro e monete da 10 lire al juke-box.

Dalle sabbie dell’Adriatico, dove qualcuno di voi si troverà spiaggiato, alla polvere di un Messico giovane e inquieto, sull’orlo della Rivoluzione. La Michelada ci riporta indietro al lontano 1910, nella città di San Luis de Potosì che da secoli, nel suo nome, porta scritto il proprio destino: «Potocsi!» “Esplosione!” gridavano gli schiavi indios delle miniere, scappando dal buio dei tunnel dove la miccia della dinamite cominciava a brillare; Potosì si chiameranno le città del Nuovo Mondo che, per fortuna di pochi e disgrazia di molti, nascondono oro nelle proprie viscere; «ha guadagnato un potosì» si dice ancora oggi sulle pendici delle montagne saltate in aria, che dal New Mexico alla Bolivia raccontano la storia della Patria Grande.

Il 5 ottobre del 1910 San Luis de Potosì è scossa da un terremoto che non proviene però dalle miniere, ma dal carcere: il minuto Francisco Madero è evaso dalla cella in cui gli uomini del generale Porfirio Diaz lo hanno sbattuto sei mesi prima, per un comizio contro la dittatura che da oltre 30 anni riempie le casse dell’oligarchia, affamando i poveri. Nel Manifesto di San Luis, redatto dal suo rifugio a nord del Rio Bravo, a San Antonio del Texas, ordinerà al popolo di imbracciare il fucile e sollevarsi contro il Porfiriato il giorno 20 di novembre, alle sei de la tarde. Naturalmente, dopo la siesta.

Nella taverna del quartier generale di San Luis, il suo fedele colonnello Don Agusto Michel fiuta il nervosismo della truppa, mentre l’oste gli serve la bevanda con cui da mesi combatte il caldo e i postumi della sbornia: birra, ghiaccio, limone, sale, pepe e peroncino. Nasce così la Michelada, omaggio a un rivoluzionario con cartuccera a tracolla e baffi imbevuti di schiuma, che oggi potete trovare tanto nei supermercati di Città del Messico quanto nelle bettole di tutto il Centro America e dintorni: con l’aggiunta di salsa Worcester a El Salvador, succo di pomodoro in Guatemala, tabasco ai confini col Texas.

La Rivoluzione Messicana, solcata da figure leggendarie come Emiliano Zapata e Pancho Villa, durerà 10 anni: Francisco Madero, presidente dal 1911 al ’13, morirà assassinato a Città del Messico in seguito all’ennesimo golpe, rinchiuso nel carcere di Lecumberri dove più avanti transiteranno in catene anche il romanziere e poeta colombiano Alvaro Mutis e il beat William Borroughs. In Messico, il 20 novembre è tutt’ora celebrato come il giorno della Rivoluzione e mette fine al ciclo di brindisi cominciato il 2 di novembre con la Festa dei Morti. Il segreto per passare indenni tale tour de force, naturalmente, ha un solo nome. Michelada.

Ingredienti:

– Birra chiara gelata;

– bicchieri da birra gelati (conservati in congelatore);

– limoni freschi o lime (la variante più aromatica ammette anche il pompelmo);

– peperoncino fresco e secco, sale grosso, pepe da macinare;

– salsa di pomodoro;

– facoltativo: tabasco, Worcestershire, soia, ghiaccio a cubetti.

Preparazione (dosi per una birra da 33 cl):

In un piattino mescolate sale grosso, pepe macinato e peperoncino secco. Sfregate il bordo del bicchiere con il limone e con il peperoncino fresco, in modo da farne fuoriuscire il succo, e capovolgetelo nel piatto perché il bordo si impolveri per bene. Unite ora il succo di un limone, peperoncino fresco tritato a piacere e, se di vostro gradimento, il pomodoro (consigliato per dare colore e consistenza alla michelada). Il tabasco, la salsa worcestershire e quella di soia, sono invece a vostro rischio e pericolo. Rovesciate ora la birra gelata in maniera verticale, senza preoccuparvi della schiuma e degli schizzi. Decorare con una fettina di lime o limone e mitigare con un paio di cubetti di ghiaccio se richiesto dal clima, dalla temperatura del drink o da chi lo consuma.

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