<b>Cucina Latina:</b> Mar y Pampa, il vino argentino con sapore di mare

Dalle nevi delle Ande al vento della pampa: la nuova frontiera dell’industria vinicola argentina si sposta sulla costa atlantica per proporre vitigni resistenti a freddo e umidità, in grado di dare alla luce vini bianchi e spumanti profumati e aromatici.

Filari da spiaggia: i vigneti del nuovo Mar y Pampa argentino (foto: la rete)

Filari da spiaggia: i vigneti del nuovo Mar y Pampa argentino (foto: la rete)

Sauvignon Blanc con fresche note di pompelmo, Riesling e Gewürztraminer dal gusto fruttato, Chardonnay invecchiato in botti di rovere e tagliato con uve Pinot Noir, per ottenere spumanti bianchi o rosati: per il 2015 la frontiera vinicola argentina si muove dalla mite e ovattata Mendoza, verso le praterie a ridosso dell’Atlantico, dimora esclusiva, fino ad oggi, solo di gauchos e allevatori di bestiame.

Nella regione di Chapadmalal, in prossimità di Mar del Plata, alle spalle delle dune che fronteggiano un oceano freddo e turchese, solcato in questo periodo dai richiami delle balene in amore, le cantine Trapiche hanno da poco inaugurato uno stabilimento sperimentale chiamato Mar y Pampa, in onore alla verde cornice che lo circonda, dove vitigni varietali a ciclo corto approfittano del clima umido e ventoso che rende rigogliosa la zona.

Senza la necessità di essere irrigate artificialmente, come invece accade, grazie allo scioglimento delle nevi andine, nelle province di Mendoza e Salta o in Patagonia, nei pressi di Neuquén, le uve della linea Mar y Pampa sono esposte a un’accumulazione termica minore rispetto alle loro “cugine” dell’entroterra, fatto che si traduce in un minore grado alcolico del prodotto finale e in caratteristiche organolettiche più fresche e delicate.

Una decina di ettari nell’estancia dell’aristocratica famiglia Martinez de Hoz – il cui membro più conosciuto è probabilmente José Alfredo, Ministro dell’Economia durante l’ultima dittatura civico militare – è lo spazio in cui gli enologi del marchio Trapiche, uno dei più popolari ed esportati del paese, hanno dato inizio a quella che potrebbe essere una nuova tappa della cultura vinicola argentina, rinomata nel campo dei vini rossi corposi e di alta gradazione come Malbec e Cabernet Sauvignon, ma poco avvezza ai vitigni delicati, più comuni nelle zone alpine.

Cambiando la terra arida d’altura per le piogge e l’umidità marittima, i pionieri del vino argentino sono scesi dunque a valle per applicare gli studi effettuati in Francia, Germania e Nord Italia, nel tentativo di sfruttare le potenzialità di una geografia, quella dell’Argentina orientale, diametralmente opposta rispetto a quella del Far West mendocino e salteño.

Per la vendemmia del 2015, prevista tra febbraio e maggio, l’orizzonte dei viticoltori argentini non sarà solamente quello innevato che precede massicci rossi e scoscesi come l’Aconcagua: alla pari di Fabio Caceres, l’io narrante a cui Ricardo Güiraldes affida il suo romanzo gauchesco Don Segundo Sombra, “stregato dalle dune e dal mare che dal basso verso l’alto sale come un doppio cielo e viene a sedersi in una spuma bianca vicino ai nostri piedi”, il loro sguardo potrà finalmente stendersi oltre le dolci coperte verdi della pampa infinita: “una pampa azzurra e liscia da non sembrare nemmeno acqua”. 

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