<b>Cucina Latina:</b> Lapas cilene, patelle alla birra con coriandolo e pomodoro

Terminato il tour nella terra dei Mondiali, l’angolo gastronomico di Pangea si rifugia nella Patagonia Cilena per respirare aria pura e ritrovare la pace interiore con i frutti di mare offerti dall’Oceano Pacifico: nella puntata di oggi un piatto semplice e fresco, da preparare al ritorno dalla spiaggia, accompagnato da prosecco o birra gelata.

 

A braccia aperte: le succulente Lapas cilene (foto: la rete)

A braccia aperte: le succulente Lapas cilene (foto: la rete)

Lungo le peregrinazioni di Patagonia Express Luis Sepulveda racconta di un piccolo paese chiamato Angostura, un villaggio di pescatori affacciato sull’imboccatura dello Stretto di Magellano, abitato solamente durante la breve e poco clemente estate australe. Nessun cimitero, ad Angostura, ma solo una lapide bianca rivolta verso il mare: è quella di Panchito Barrìa, un ragazzino di undici anni morto non di accidente o malattia, ma di tristezza.

Figlio di pescatori e invalido dall’età di tre anni per la poliomelite, Panchito viaggiava ogni anno con la sua famiglia al villaggio di Angostura durante la stagione della pesca alla centolla, un grande e prelibato granchio color aragosta, abitante le acque fredde dei mari del sud. Avvolto nelle coperte di lana grezza, rimaneva ore adagiato sui muschi guardando il mare, mentre i genitori si allontanavano sulle canoe per tornare al tramonto.

Un giorno, all’età di cinque anni, Panchito vide avvicinarsi un branco di delfini bianchi e neri, di quelli soliti ad accompagnare le imbarcazioni durante la movimentata traversata dello Stretto di Magellano: non sapendo quasi parlare, il bambino emise un grido stridente di emozione che, contrariamente alle sue intenzioni, spaventò i cetacei, facendoli allontanare e trasformando la sua felicità in un acuto lamento di tristezza.

Fu allora, racconta Sepulveda, che uno dei delfini tornò indietro, cominciando a saltare nello specchio d’acqua dinanzi a Panchito, che prese ad accompagnarlo con le note squillanti della sua voce. Si era stabilito tra loro un ponte di comunicazione che non aveva bisogno di spiegazioni né interpreti. Il delfino rimase nella baia di Angostura fino a quando non fu ora di riprendere il largo per evitare l’arrivo dei ghiacci antartici: da lì in poi, entrambi si sarebbero ritrovati ogni estate in quel remoto angolo di Patagonia Cilena, il delfino giocando nell’acqua e Panchito, già grande, aiutando i pescatori ad aggiustare le reti e a pulire pesci e molluschi.

Una mattina però, il suo amico acquatico non diede segni di vita: niente salti e niente richiami. Nessuno dei pescatori lo avvistò uscendo dal porto, e qualcuno diede la colpa alla nave da pesca russa attraccata nella baia, abitata da quei marinai grandi e barbuti con gli occhi di ghiaccio, che parlavano una lingua strana e minacciosa. Panchito non versò neppure una lacrima per aver perso quell’unico e vivace compagno di giochi: si spense senza una lamentela, senza un singhiozzo, solo sulle rocce, aspettando il ritorno delle barche. La sua tomba bianca è ancora lì, rivolta verso quel mare ghiacciato che ospita i frutti più prelibati del Sudamerica e dal quale, di tanto in tanto, un delfino la omaggia con un guizzo fuor d’acqua.

 

Ingredienti delle lapas o patelle cilene:

– patelle fresche sgusciate, 1kg;

– uova;

– farina;

– vino bianco secco;

– birra chiara;

– cipolla rossa, pomodori, coriandolo fresco;

– sale, pepe, origano, limone.

Preparazione:

Sbollentare le patelle per alcuni minuti, aggiungendo vino bianco e prezzemolo e facendo sfumare a fuoco vivace. Sbattere le uova con origano, sale, pepe e farina e un bicchiere di birra chiara, immergervi le patelle e passarle nella farina; ripetere l’operazione perché i molluschi possano essere ben ricoperti di pastella, dopodiché dorarli brevemente in abbondante olio bollente. Ritirare e far asciugare su carta assorbente. Servire le patelle con un’insalata composta da cipolla tagliata ad anelli e lasciata stemperare in acqua calda per minimo mezz’ora, pomodoro fresco tagliato a cubetti, coriandolo fresco tritato, spicchi di limone. Accompagnare con vino bianco freddo o birra chiara gelata.

Lascia un tuo commento