<b>Cucina Latina:</b> Hojarascas o “foglie secche”, croccante millefoglie cilena

Come gli umidi venti asiatici provenienti da est si fermano al cospetto delle Ande, senza osare oltrepassarle, l’angolo gastronomico di Pangea è rimasto intrappolato in questa lingua di America Latina stretta tra la cordigliera ed il Pacifico, smarrendo la via del ritorno alle Pampas natie: nella puntata di oggi, un dolce tipico della tradizione cilena, dal nome autunnale nonostante l’estate australe sia ormai alle porte

Autunno: il tempo delle foglie morte (foto: la rete)

Autunno: il tempo delle foglie morte (foto: la rete)

Foglie secche”: questa la traduzione letterale del dolce cileno che vi presentiamo oggi, una sorta di millefoglie dolce e croccante da servire con dulce de leche – che in Cile chiamano manjar, ma evitate di dirlo in presenza di argentini – o crema pasticcera. Il suo nome in quest’emisfero rimanda, oltre che all’autunno, al battesimo letterario di Gabriel Garcia Marquez, che nel 1955 esordiva con il romanzo breve La Hojarasca, tradotto in italiano con il forse più cupo “Foglie Morte”.

L’espressione “hojarasca”, oltre che per indicare il tappeto di foglie secche che si deposita in autunno ai piedi degli alberi, è spesso utilizzata nel gergo popolare come sinonimo di spazzatura, sporcizia, in senso proprio o figurato: balordi e genti di malaffare sono infatti quelle che popolano l’opera prima dell’autore di Cent’anni di Solitudine, che si aggirano per le strade di quell’immaginario Macondo, perso in un luogo indefinito tra l’Amazzonia colombiana e il Mar dei Caraibi, che diventerà il luogo mitico dei suoi romanzi,.

Miseria e desolazione, le eredità seguite all’effimero benessere dell’industria bananiera che ha scandito i tempi delle gioie e dei dolori dei villaggi come Macondo, sorti sulle rotte delle merci: capanne di fango che d’improvviso conoscevano il cemento, i tetti in zinco, l’elettricità, la posta e la ferrovia, per poi spegnersi altrettanto rapidamente, galleggiando in una siesta eterna intrisa di solitudine.

Dalla primavera australe all’inverno italiano eccovi dunque in un colpo solo un dolce da gustare in pantofole e un libro con cui perdervi nel impietoso imbrunire del tardo pomeriggio: cos’altro chiedere per un freddo fine settimana di dicembre?

Ingredienti per le “foglie secche”:

– 10 tuorli d’uovo;

– 5 albumi;

– 5 cucchiai di burro sciolto a bagnomaria;

– farina “00” (500 – 600 gr);

– acqua;

– aceto di vino, 1 cucchiaio;

Preparazione:

Sbattere gli albumi, aggiungere i tuorli e sbattere il tutto; aggiungere il burro sciolto a bagnomaria, mezza tazza d’acqua, il cucchiaio di aceto; disporre la farina “a fontana”, versarvi in mezzo il composto e impastare fino ad ottenere una massa omogenea e priva grumi. Lasciare riposare una mezz’ora, dopodiché stendere la pasta, tagliare dei cerchi di circa 15 cm di diametro, e metterli in forno preriscaldato per 10 – 15 minuti, fino a quando non si “solleveranno”. A questo punto toglierli e lasciarli raffreddare per poi farcirli con abbondante dulce de leche, crema o cioccolato e spolverare infine con zucchero a velo o cocco grattugiato.

1 commento

  1. carla bottaro scrive:

    vorrei ricetta di “cilenitos” per favore grazie

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