<b>CUCINA LATINA:</b> dal Masterchef sudamericano, la zuppa d’arachidi della Bolivia

I gourmet nordeuropei si innamorano della sua cucina e ora una giovane cuoca ha vinto il Masterchef argentino, con un piatto popolare a base di manì, le arachidi magiche della Bolivia.

Zuppa d'arichidi alla boliviana: direttamente da Masterchef Argentina (foto: la rete)

Zuppa d’arichidi alla boliviana: direttamente da Masterchef Argentina (foto: la rete)

Hasta la victoria siempre, comandante Elba Rodriguez. L’occasione era troppo ghiotta perché televisioni e giornali non ne approfittassero e non facessero di una boliviana timida, paffuta e con i tratti da indio, la “Cuoca del Popolo”: il simbolo della così detta “rivoluzione gastronomica andina”.

Quando alcune sere fa Mariano Peluffo, conduttore della versione argentina del reality show Masterchef, ha aperto la fatidica busta e pronunciato il nome della ventitreenne studentessa di infermeria, figlia di immigrati boliviani e cuoca improvvisata, un sussulto ha attraversato i quartieri più umili di Buenos Aires popolati dai suoi compatrioti, principalmente fruttivendoli.

Se durante il mondiale brasiliano la città esplodeva per un gol di Di Maria allo scadere del tempo regolamentare, al momento del verdetto televisivo-culinario un esultanza più sommessa ma non meno orgogliosa si è levata al cielo, quella delle migliaia di bolitas venuti dall’altipiano di Cochabamba o dalle sponde del Lago Titicaca in cerca di fortuna.

Questioni di cultura: quella alimentare, in Bolivia, è una cosa seria, almeno quanto il pallone in Argentina, per darvi un’idea. Chiedetelo al signor Mc Donald, costretto a fare i bagagli nel 2002 non per sabotaggio ma per semplice fallimento, in un paese che di consumare in fretta cose cucinate male, non ne vuole sapere.

Sopa di Manì, zuppa di arachidi: questa la ricetta con cui Elba Rodriguez – un filo di voce, occhi grandi, meravigliosamente rotonda e scura di pelle – ha sconfitto il favorito Pablo Fekete, avvocato portegno appassionato di cucina molecolare, ai fornelli in giacca e cravatta e accompagnato in studio dallo sguardo vigile e severo della madre: la sua aragosta haute cuisine nulla ha potuto con il piatto popolare andino per eccellenza.

«Non sono mai andata a mangiare al ristorante, e in casa non abbiamo numeri di pizzerie da asporto. Con il premio mi piacerebbe aprire un ristorantino dove possa andare chiunque, con la famiglia, senza che gli pianga il portafogli» ha detto in lacrime la vincitrice, che ha rivelato di crescere piccioni e conigli in proprio – da mettere in pentola, che discorsi – e che in semifinale aveva azzardato una lasagna vegetariana con bietole al posto degli spinaci, perché meno care e più redditizie in quantità.

La Bolivia va di moda, soprattutto in cucina. Mentre a Buenos Aires la chef boliviana Silvia Machicado ha inaugurato un intimo ed esclusivo ristorante a porte chiuse, l’Almacén Secreto, usando come ambientazione una vecchia casa coloniale del quartiere di Colegiales – nello stile radical chic che fa impazzire i portegni – sulle alture di La Paz il guru della cucina danese nonché businessman dal fiuto fino Claus Meyer ha messo in piedi “Gustu”, un progetto di cucina gourmet volto a rivalutare e sfruttare le grandi potenzialità commerciali della gastronomia andina.

«La Bolivia non è stata gentile con coloro che hanno cercato di importare la rivoluzione. Il tentativo di Ernesto Guevara è finito male. Ma il verdetto è ora nelle mani dell’ultimo straniero arrivato in questa nazione impoverita per smuovere le cose. Non è il Che, è uno Chef» è stata la controversa affermazione con cui il New York Times ha salutato poco più di un anno fa la nascita del nuovo – e assai salato – ristorante di La Paz, elogiato dagli addetti ai lavori della rassegna culinaria Madrid Fusion ma del quale diversi autoctoni – con la nostra approvazione – diffidano.

Tra le materie prime di base l’onnipresente locoto, un temibile peperoncino ricco di polpa, il charqui, la carne disidratata tipica degli altipiani, svariati e coloratissimi tipi di mais e patate, carne di lama e guanaco, erbe aromatiche e medicinali, quinoa e l’immancabile manì, le arachidi coltivate sulle Ande, dal Messico al Cile, da oltre 7000 anni.

A proposito, il prossimo 18 settembre, a General Cabrera, rinomato centro di produzione agroalimentare in provincia di Cordoba, nel centro geografico dell’Argentina, si terrà la “29° Giornata Nazionale delle Noccioline”, dove si discuteranno i progressi e le novità nel campo della coltivazione del prezioso legume americano. Noi, nel frattempo, ci prepariamo con la ricetta vincitrice del Masterchef Argentina 2014, la sopa de manì della comandante Elba.

Ingredienti della zuppa di arachidi boliviana (versione di Cochabamba):

– 6 costolette di agnello o vitello;

– farina;

– arachidi crude non salate, 1 tazza;

– patate bianche, 1 ½ Kg circa;

– pomodoro fresco tagliato a cubetti, 2 – 3 unità;

– mezza tazza di piselli e mezza di fave fresche;

– 2 cipolle e 2 spicchi d’aglio;

– olio d’oliva;

– peperoncino tritato;

– comino, sale, pepe, origano, prezzemolo fresco tritato.

Preparazione:

Infarinare superficialmente le costolette di agnello o vitello come fareste con l’ossobuco. In un pentolone capiente soffriggere in abbondante olio d’oliva la cipolla tritata e l’aglio schiacciato, dopodiché dorare velocemente la carne da un lato e dall’altro e lasciarla da parte. Aggiungere il pomodoro fresco ed il peperoncino e soffriggere per alcuni minuti, aggiustando di sale e pepe. Scottare le patate sbucciate e tagliate in quattro a fuoco vivace per alcuni minuti, e metterle da parte. Aggiungere acqua (3 litri approssimativamente) e prima che cominci a bollire aggregare la carne. Raggiunta l’ebollizione salare di nuovo, insaporire con comino e origano e incorporare le arachidi tritate con una frusta elettrica o con un mortaio. Lasciar cuocere a fuoco lento e semicoperto fino a che la carne non risulti tenera. A cottura quasi ultimata aggiungere i piselli, le fave e le patate, mescolando di tanto in tanto fino che anche queste ultime non risultino tenere. Servire in ciotole di terracotta con un filo d’olio crudo e una spolverata di pepe macinato e prezzemolo fresco.    

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