mercoledì 20 set 2017

Uruguay: troppa terra agli stranieri

Durante il 2010, l’83% delle terre vendute in Uruguay sono andate agli stranieri. Dietro alla corsa all’oro che pestiamo c’è un mondo che va verso un picco nella domanda degli alimenti. L’America Latina, grande e spopolata, difende i suoi tesori, ma non respinge chi vuole venire a costruirsi una vita.

La difesa della proprietà nazionale dei suoli è forse una delle poche questioni su cui destra e sinistra finiscono per fare causa comune, o meglio, continuano a recriminarsi mala prassi, ma entrambe sono d’accordo nel volerla fermare. Sentire che l’83% delle terre nazionali è finito in mano a gente di fuori è un dato che non può essere che preoccupante per la cittadinanza locale ed il regolatore regisce mordendo il freno.

A scoprirlo sono stati i partiti dell’opposizione di centro e centrodestra in una nota informativa pubblicata dall’Istituto di Colonizzazione.  La tendenza però era già stata rilevata dal governo, che da alcuni mesi a questa parte sta implementando una serie di norme per cercare di limitare la presenza estera sui propri territori.

Più precisamente, il gabinetto Mujica sta tassando i grandi appezzamenti in generale e si sta muovendo anche per porre stretti limiti all’acquisto di latifondi estesi a chi non è cittadino. Nell’attualità, chi è titolare di campi superiori ai 2 mila ettari deve pagare di più, mentre per quanto riguarda gli stranieri si parla ancora solo di proposte.

Il tramonto sulla campagna uruguaiana (fonte: la rete)

Il tramonto sulla campagna uruguaiana (fonte: la rete)

Dietro a questa disputa c’è evidentemente la voglia di mettere il proprio nome su un bene che promette sempre lauti guadagni e, soprattutto, stabilità in tempo di crisi. È vero, il crollo borsistico degli ultimi giorni non ha risparmiato neanche i prezzi della soia e del mais, ma, sul lungo periodo, questi prodotti si salvano, come d’altra parte fanno l’oro, il petrolio o i diamanti.

Oltre alla questione economica, poi c’è una componente simbolica: l’Uruguay sente ora per la prima volta di poter difendere un’identità nazionale che in passato ha sempre lasciato andare troppo facilmente. A fare da contrappeso a leggi di questo tipo c’è solo la sua forte tradizione di libertà e molti costituzionalisti spiegano che i distinguo tra cittadini locali ed esteri finirebbero per contraddire la legge fondante dello Stato. In una situazione simile si trova anche l’Argentina, che ha sospeso la trattazione di una legge per limitare la presenza estera nei propri campi, ma che proprio oggi ha annunciato per bocca del suo ministro dell’Agricoltura, Julian Dominguez, che il governo intendende andare a fondo nella questione.

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