Tango Bond: nuova offensiva degli hedge fund contro l’Argentina

Sempre più difficile la situazione finanziaria internazionale di Buenos Aires. Si aggiungono reclami per 5 miliardi a quelli da 1 miliardo e 300 milioni che l’hanno mandata in default questa estate. Intanto, i risparmiatori non riescono ancora ad incassare gli interessi

Razza rapace: nuovi reclami contro l'Argentina (foto: la rete)

Razza rapace: nuovi reclami contro l’Argentina (foto: la rete)

Buenos Aires – Li chiamano fondi avvoltoio, perché quando sentono puzza di morto, si ammucchiano. Nuovi hedge fund hanno aderito al gruppo che l’estate scorsa ha riscosso una sentenza favorevole contro la ristrutturazione del debito argentino. Ai “grandi” Nml Capital e Aurelius, che rivendicano 1 miliardo 300 milioni di dollari più interessi, si aggiunge Bybrook Capital Master, che con in mano 10 milioni in titoli di stato argentini, sta facendo da apripista a un reclamo che comprende 37 gruppi, formati da 526 tra persone e fondi d’investimento, per un totale di 5 miliardi e 400 milioni.

Il reclamo di quelli che nel gergo della giustizia americana sono stati battezzati «me too», perché salgono sul carro del vincitore una volta che a questi è stato riconosciuto un diritto che anche loro ritengono di avere, è molto più alto di quello che ha mandato l’Argentina in default tecnico questo luglio. Lo studio legale Cleary Gotlieb Steen & Hamilton, che rappresenta la Casa Rosada, ha rigettato, com’era prevedibile, la presentazione di questa nuova squadriglia ed ora il giudice Thomas Griesa deve decidere il da farsi. L’argomentazione di questi avvocati è che sta accadendo proprio ciò che il governo di Cristina Kirchner temeva accadesse, ovvero che chiunque abbia in mano dei Tango Bond mandati in default con la crisi del 2001, possa ora rifarsi sotto e rivendicare anche per sé il trattamento ottenuto dal miglior negoziatore.

È tuttavia poco probanile che Griesa si inclini nei confronti di Buenos Aires, a cui ha già riconosciuto il torto e a cui sta congelando i versamenti degli interessi sui nuovi Tango Bond, per cercare un embargo che risarcisca gli holdout. Questa situazione non migliora le prospettive di riscuotere la cedola al difuori dell’Argentina in mano ai titolari delle obbligazioni. Come informava un articolo pubblicato la settimana scorsa da questa agenzia, infatti, è possibile incassare solo a Buenos Aires o a Parigi, accettando la conversione del titolo alla normativa argentina.

Certo, è però possibile aderire al reclamo, così come hanno appena fatto questi «me too». Secondo il quotidiano finanziario filo-governativo Ambito Financiero, questi nuovi litiganti avrebbero acquistato i Tango Bond tra il 2010 e il 2012, ovvero dopo il secondo concambio in cui l’Argentina ha convinto il 95% dei suoi creditori ad accettare un buono che valeva il 33% di quanto avevano investito inizialmente. L’argomentazione fu la presunta impossibilità di saldare il debito da parte del Paese.

2 Commenti

  1. William scrive:

    Grandissimo Griesa!
    E che simpatici gli avvoltoi!
    Sono animali ecologici e benemeriti perchè tengono il mondo pulito sbarazzandolo dalle carogne.

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