mercoledì 22 nov 2017

Tango Bond: il prossimo governo non cederà terreno sui buoni argentini

Il probabile ministro dell’Economia di una nuova amministrazione peronista parla chiaro: Ai creditori americani va offerto quanto proposto finora. Davanti ai ripetuti rifiuti di questa soluzione, è difficile immaginare una rapida stretta di mano tra le parti e lo sblocco del pagamento degli interessi sui titoli argentini

Inflessibile: Miguel Bein non vuole migliorare l'offerta per i Tango Bond (foto: la rete)

Inflessibile: Miguel Bein non vuole migliorare l’offerta per i Tango Bond (foto: la rete)

Buenos Aires – Le percentuali sono diverse, ma la classifica è solida: secondo le agenzie di sondaggio, il prossimo presidente dell’Argentina sarà Daniel Scioli. Se l’erede designato da Cristina Kirchner andrà al governo con il voto del 25 ottobre, superando un difficile ballottaggio e assumendo poi il 10 dicembre, è probabile che il suo ministro dell’Economia sia Miguel Bein, un analista convinto che, davanti ai grandi creditori americani, non si debba cedere di un centimetro.

In una conferenza d’impresa realizzata a Buenos Aires qualche mese fa, Bein, quando ancora non veniva indicato come il probabile titolare del portafoglio Finanze del prossimo governo, ha sostenuto tra le altre cose che «il debito con gli holdout va rinegoziato al 30%», il che equivale a quanto dato ai proprietari di Tango Bond entrati nelle precedenti tre offerte di concambio lanciate da Buenos Aires e a quanto offerto dall’attuale amministrazione ai creditori che finora ne sono rimasti fuori.

Nel III Latam Economic Forum, Bein ha anche detto che devono essere esclusi dal risarcimento «gli interessi sulla mora», richiesti dagli hedge fund, perché «sono calcolati con un tasso del 12% che era in vigore negli Anni Ottanta, e non allo 0% come avviene adesso». Queste condizioni, però, sono già state proposte ai fondi di investimento che hanno comprato le obbligazioni argentine scadute con il default del 2001 e fino ad ora sono state rifiutate, poiché il giudice americano Thomas Griesa ha riconosciuto loro il diritto ad avere indietro il 100% del valore, compresi gli interessi per il ritardo nel saldo.

Proprio il mancato adeguamento dell’Argentina a questa sentenza di Griesa, ha portato il magistrato di New York ad emettere misure di sequestro che attualmente stanno rendendo quasi impossibile al di fuori dell’Argentina la riscossione degli interessi e delle cedole sui titoli emessi dalla Casa Rosada negli ultimi anni. Se da ministro Bein manterrà queste posizioni, è difficile che si arrivi a un accordo che possa sbloccare la situazione in tempi brevi, anche se alcuni osservatori politici credono che, una volta in carica, potrebbe moderare le posizioni radicali che assume ora, forse volte soprattutto a dare risonanza pubblica al suo discorso di campagna.

2 Commenti

  1. manfredi damato scrive:

    perche le banche italiane non fanno nulla a proposito delle cedole scadute dei bond argentini presi in cambio non contano proprio nulla nel mondo fanno schifo neanche quei pochi soldi del concambio accettato ci fanno dare

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  2. pietro rizzuti scrive:

    concordo con il sig. Manfredi.Nella politica quando ci sono fatti di rilievo tutti gli organismi intenazionali s’impegnano per trovare un compromesso.Possibile che una sentenza di un giudice americano(Griesa),giusta che sia,debba bloccare gli interessi di tutto il mondo!!!

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