mercoledì 20 set 2017

Riserve in dollari: garante delle economie sudamericane, bestia nera di Argentina e Venezuela

Solo Argentina e Venezuela perdono valuta verde senza freni. Uruguay, Cile, Colombia, Perù e Brasile, invece, mancano la tendenza al risparmio delle autorità monetarie del Cono Sud, proteggendo le rispettive economie da attacchi speculativi e dalla caduta degli investimenti esteri

Dollari da guardia per le economie latinoamericane (foto: la rete)

Dollari da guardia per le economie latinoamericane (foto: la rete)

Con realtà molto diverse, ma la base comune di avere costruito le propria fondamenta sulle colonne delle materie prime, le economie dell’America Latina hanno quasi tutte raggiunto un importante obiettivo macro: hanno tutte immaganzzinato consistenti riserve in dollari, nelle casse delle rispettive banche centrali. Il Brasile, in qualità di settimo Paese al mondo per riserve, ha ottenuto il primo posto indiscusso subcontinenantale, mentre l’ultimo è andato al Venezuela che, insieme all’Argentina, mostrano pessimi risultati da questo punto di vista.

Uno degli aspetti sorprendenti che si aggiungono al dato crudo, è il fatto che la tendenza oggi registrata, viene a rovesciare un rapporto di forze che esisteva solo pochi anni fa. Se per esempio si prendono in considerazione i dati forniti dall’agenzia privata di consulenza Federico Muñoz & Asociados, citati dal quotidiano finanziario di Buenos Aires El Cronista Comercial, si vede che nel 2011 l’Argentina aveva 52,6 miliardi di dollari nei materassi della propria autorità monetaria, superando il Perù (44,5), la Colombia (28,7), il Cile (26,9) e l’Uruguay (7,5).

Oggi, invece, la situazione è ben diversa e si vede come la Banca Centrale Argentina abbia perso il 40% dei propri averi e segnalasse a fine marzo di avere solo 26,7 miliardi di dollari. Al contrario, il Perù è passato a 54,6 miliardi (+32%), la Colombia a 43,6 (+34%), una percentuale uguale a quella registrata in Cile, dove il saldo del conto mostra 41 miliardi. L’Uruguay non ha superato i cugini del Rio de la Plata, ma, con 16,2 miliardi di dollari, è stato quello che più di ogni altro ha aumentato in termini proporzionali, arrivando un aumento del 53%.

Il Brasile, d’altra parte, ha aumentato del 20% le proprie scorte di biglietti verdi, arrivando a un totale di 358,8 miliardi. Secondo gli analisti di Federico Muñoz & Asociados, le consistenti riserve su cui possono fare affidamento i Paesi latinoamericani saranno un importante ammortizzatore delle turbolenze che causerà il calo del finanziamento estero. Inoltre, avranno l’effetto di dissuadere eventuali attacchi speculativi.

Per quanto riguarda l’Argentina e il Venezuela, le cui riserve d’aprile ammontano solo a 20,7 miliardi, la prospettiva del prosciugamento non annuncia nulla di buono sui sistemi locali. Sebbene anche altri Paesi, come per esempio il Regno Unito, abbiano in passato attraversato profonde inflessioni nelle loro riserve, senza per ciò dover affrontare gravi conseguenze, questo argomento che viene per lo più presentato dagli economisti filo-governativi, non tiene conto della reputazione di ciascun Paese. Le riserve in dollari sono infatti la garanzia fondamentale che uno Stato possiede per i propri passivi, il primo dei quali è la sua valuta. Nel caso del peso argentino o del bolivar fuerte venezuelano, la cui inflazione è gigantesca, il continuo calo delle riserve in dollari come conseguenza di un tipo di cambio controllato porta periodiche svalutazioni. Se da un lato è vero che una moneta debole incentiva le esportazioni, è anche vero che ammazza le importazioni in luoghi come questi dove l’industria nazionale è molto povera.

La mancanza di beni di prima necessità nei supermercati venezuelani è il sintomo di una tendenza. Se Buenos Aires e Caracas si trovassero senza dollari, l’unico strumento di politica monetaria che gli resterebbe sarebbe la creazione di nuove banconote, aumentando ancor più rapidamente l’inflazione, l’impoverimento delle proprie genti e la possibilità del temuto bank run, già visto nel 2001 in Argentina.

2 Commenti

  1. salvatore de gennaro scrive:

    Sono miliardi, non milioni.

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