Privatizzato il maggior giacimento di petrolio del Brasile: scontri

In un palazzo assediato dai manifestanti, il governo Rousseff cede a Shell, Total, Petrobras e due colossi cinesi il tesoro di Campo de Libra. Costa 7 miliardi di dollari d’anticipo e 209 a rate. Era l’unico gruppo in corsa e ha ottenuto le condizioni minime. Dilma promette che i soldi andranno alla scuola pubblica

Oil surf: Campo de Libra è stato venduto (foto: Folha)

Oil surf: Campo de Libra è stato venduto (foto: Folha)

12 miliardi di barili di greggio a largo delle coste di San Paolo costituiscono il tesoro petrolifero più grande del Brasile: il giacimento di Campo de Libra, che ieri il governo di centrosinistra di Dilma Rousseff ha ceduto a un consorzio formato dalle due più grandi società del settore, Shell e Total, con due multinazionali cinesi (China National Petroleum Corporation / CNPC; China National Offshore Oil Corporation / Cnooc) e la parastatale degli idrocarburi locale, Petrobras.

Nei dintorni, andava in scena uno spettacolo al limite del paradosso, con centinaia di manifestanti che si scontravano in spiaggia e sul lungo mare contro la polizia anti-sommossa, nel tentativo di entrare nell’edificio in cui era in corso il negoziato e bloccarlo. Nel frattempo, bagnanti in slip e bikini passavano straniti bevendo succhi di frutta o spalmandosi creme solari.

Uno dei fattori più sorprendenti in una trama in gran parte prevista, è stato il fatto che il gruppo vincitore sia stato anche l’unico ad essersi presentato in corsa. Per questo, ha vinto la gara offrendo le condizioni minime imposte dall’Esecutivo brasiliano per concedere lo sfruttamento. Il gruppo pagherà un anticipo da 7 miliardi di dollari e si impegna ad investirne poi altri 280 a rate. Come preteso dal fascicolo d’appalto, il 41,65% del greggio estratto dovrà essere lasciato allo Stato brasiliano.

Davanti alle critiche di chi vede nell’operazione una cessione della sovranità nazionale, sul terreno di una risorsa fondamentale come quella del petrolio, la presidente, Dilma Rousseff, ha ribattuto indirettamente: «Abbiamo iniziato a trasformare una ricchezza finita come il petrolio in un valore indistruttibile: l’istruzione. Questo è il nostro passaporto per una società migliore e più giusta».

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