Privati: l’Argentina entrerà in recesssione, solo +3% nel 2012

Dopo sei mesi consecutivi di decelerazione, un’università privata parla del pericolo recessione nella seconda metà dell’anno, mentre le agenzie di rating rivedono le stime per il 2012: dal +4% che si prevedeva a inizio anno, si passa al +3%

In volo: secondo alcuni tecnici la recessione è alle porte di Buenos Aires (foto: AP)

In volo: secondo alcuni tecnici la recessione è alle porte di Buenos Aires (foto: AP)

L’Università Torcuato di Tella, una delle scuole private più prestigiose dell’Argentina, ha diffuso ieri un’analisi tecnica secondo cui l’economia locale starebbe per entrare in recessione. Nel testo, redatto dal centro di ricerca finanziaria dell’ateneo, si legge che «per la prima volta dal febbraio 2009, la probabilità di entare in recessione supera il limite del 95%, arrivando al 98%». Allo stesso modo, alcune delle maggiori agenzie di consulenza del paese hanno rivisto al ribasso le loro stime sulla crescita, scendendo al di sotto della soglia del +4%.

Secondo i manuali, si può parlare di recessione quando il prodotto interno lordo scende per almeno tre trimestri consecutivi. L’Argentina non è ancora arrivata a tanto, ma negli ultimi sei mesi ha affrontato una decelerazione costante della crescita economica, che ora potrebbe peggiorare. L’economista capo del think tank che ha diffuso l’informativa, Guido Sandleris, ha infatti precisato che «storicamente, ogni volta che il tasso di probabilità ha superato il 95%, il paese è entrato in recessione nei 6 mesi successivi».

L’indice Lider (quello che la Di Tella ha creato per prevedere la crescita nel futuro prossimo di un paese) è calato dal mese di marzo del 5,3%, stabilendo un record negativo da inizio 2009, quando il paese veniva sommerso dall’onda lunga della crisi internazionale del 2008. Su base interannuale, poi, si vede come dall’aprile 2011 ad oggi il Lider sia sceso del 15,2%. Facendo eco a questa analisi, diverse agenzie di rating hanno ridotto le previsioni di crescita per l’anno in corso. Lo studio Analytica, di Ricardo Delgado, sostiene per esempio che il Pil argentino arriverà al +3,4%, mentre prima parlava del +4%. Ancor più pessimista, poi, la visione dell’agenzia di consulenza di Miguel Bein, secondo cui solo due mesi fa il 2012 avrebbe chiuso al +3,5%, mentre ora è passata a parlare del 3%.

Lo Stato, che spesso si è trovato in scontro con gli osservatori privati in merito all’attendibilità che attribuice alle loro stime, sta mentenendo il discorso di incoraggiamento agli investimenti ed alla spesa che lo ha contraddistinto e proprio ieri ha annunciato un ambizioso piano di autosufficienza energetica, attraverso la società petrolifera Ypf, da poco divenuta statale. Tuttavia, la Banca Centrale ha per esempio riportato un modesto calo delle proprie riserve in dollari americani, mentre i ceti medi e alti dell’Argentina criticano duramente il governo per il blocco che ha imposto a questa valuta, davanti all’impossibilità di controllarne la fuga con altri mezzi.

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