Paraguay: i contadini in piazza per la riforma agraria

La 19esima edizione della grande marcia contadina che tutti gli anni invade Asuncion ha contato meno manifestanti: l’emigrazione ha decimato la classe piú povera di questo paese irrimediabilmente antico e popolare, ma le rivendicazioni sono piú forti che mai, soprattutto contro il colonialismo brasiliano e il latifondo della soia

   

Un'immagine antica dell'Italia, tremendamente attuale in Paraguay (foto: la rete)

Un'immagine antica dell'Italia, tremendamente attuale in Paraguay (foto: la rete)

Anche quest’anno le strade di Asuncion sono state invase dalla Gran Marcha Campesina, la manifestazione che richiama tutta la complessità dell’universo bracciantile paraguaiano, per far sentire la voce della propria segregazione. La marcia, arrivata ormai alla diciannovesima edizione, insiste tradizionalmente su tre punti, che finora non sono mai stati risolti: la riforma agraria, l’accesso alla sanità e un fondo che protegga i piccoli coltivatori dalla siccità, un evento tutt’altro che raro nelle campagne del Paraguay. Quest’anno, le autorità hanno notato un calo nei partecipanti, ridotti a circa 3.000 unità rispetto alle 15.000 degli anni precedenti, mentre Pangea ha notato un aggravarsi della situazione generale. 

Le richieste, riassunte dalla portavoce del movimento contadino (FNC) Teodolna Villalba, si accompagnano ad una sonora denuncia verso il governo Lugo, accusato di svolgere una politica meramente caritatevole nei confronti dei contadini, contribuendo nei fatti all’aumento del loro stento nonché attaccandone la dignità. Sono accuse pesanti per il governo che più di ogni altro doveva occuparsi dell’emarginazione delle classi povere paraguaiane.

Intorno alla riforma agraria ruota tutta la politica del mondo rurale, i contadini la esigono mentre l’esecutivo non fa che tentennare eludendola nei fatti e, considerato lo scarso tempo rimasto agli uomini di Lugo prima della fine del mandato (un anno), difficilmente si può ancora sperare in un’operazione così complessa.

Il latifondo è l’ostacolo principale con cui si scontrano questi lavoratori. Inoltre, dal 1988, quando il cotone è stato rimpiazzato dalla più redditizia soia (che offre ben tre raccolti l’anno) si aggiunge il problema del vasto e intensivo uso di pesticidi e prodotti chimici, che contaminano a fondo la terra e le persone che la abitano.

Tra i maggiori possidenti di questi ettari di monoculture ci sono i cosiddetti Brasiguayos, brasiliani che da più generazioni attraversano la frontiera del sud per dedicarsi ai redditi agricoli in Paraguay, in virtù della compera a ottimo prezzo dei terreni dell’Alto Paraná, Canindeyú e Amambay: sono circa 300.000 e posseggono la notevole cifra di 1,2 milioni di ettari. Durissime sono le conseguenze per i contadini di queste terre, vedendosi arrivare uno straniero che si dice proprietario, che instaura nuove e più aspre regole e che spesso impone anche la propria lingua, come nel più classico dei governi coloniali.

Da qui, nasce il movimento dei Carperos, omologo a quello dei Sem Terra brasiliani, che qua prende il nome dalle tende, carpas  in spagnolo, con cui i contadini occupano i terreni rivendicati. Questi, vivono in assoluto disagio negli accampamenti, e stanno riscaldando la temperatura politica, specialmente nel distretto di Ñacunday (Alto Paraná).

In questa articolata situazione, caratteristica di un paese internazionalmente piuttosto emarginato e con un’economia fortemente incentrata sul settore primario in funzione delle esportazioni, si è svolta la manifestazione di Asunción. In merito, Villalba ha detto che «se lo Stato non appoggia a piccoli produttori non ci sarà mai sviluppo sociale, la povertà aumenterà, la migrazione dei giovani dalle campagne verso Asunción incrementerà e gli adulti continueranno purtroppo ad emigrare verso altri paesi in cerca di lavoro».

A tutta risposta della situazione generale, la CADAM, associazione di imprese costruttrici di autoveicoli e macchinari agricoli, fa sapere che la siccità e il movimento dei Carperos sono una sorta di sinonimi, ossia non fanno che diminuire gli investimenti e peggiorare la situazione. Un chiaro segnale nel caso in cui il governo, già accusato più volte di non avere un polso sufficientemente fermo nei confronti dei movimenti più radicali, dovesse farsi improvvisamente strane idee che rimano con riforma.

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