Panama cambia canale: inaugurata la nuova via marittima attraverso l’America

20 mila visitatori, 400 aragoste, una mega petroliera cinese e una quantità imprecisata di scandali spazzati sotto al tappeto: apre il nuovo canale di Panama, inizia una nuova era dei commerci, questa volta fuori dall’orbita USA, ma sempre a beneficio di Washington e dell’intraprendente piccolo Cile

La Andronicos, della cinese Cosco, durante la traversata inaugurale del canale di Panama. (foto: la rete)

La Andronicos, della cinese Cosco, durante la traversata inaugurale del canale di Panama. (foto: la rete)

Undici capi di Stato, l’ex presidente Usa Jimmy Carter, una folla festante. Il Canale di Panama ha inaugurato alla grande l’ampliamento delle sue chiuse, dopo nove anni di lavori, un ritardo di venti mesi sui lavori e un contenzioso ancora da dirimere. Domenica 26 giugno, però, non c’è stato spazio per la polemica e i panamensi hanno fatto la fila per farsi fotografare davanti alla Andronikos, la portacontainer della cinese Cosco Shipping scelta per inaugurare le nuove chiuse. Entrata nel Canale in mattinata, dove ha fatto il suo ingresso trionfale trainata dai rimorchiatori, la Andronikos è rimasta in posa nella chiusa di Agua Clara, dove è stata immortalata da migliaia di flash in uno sventolio impressionante di bandiere panamensi.

Secondo gli organizzatori, sono stati staccati almeno ventimila biglietti per questa occasione, andati esauriti ai botteghini in sole quattro ore. La sera, terminato il percorso verso l’oceano Pacifico, la nave è stata oggetto di ennesimi festeggiamenti, culminati nei fuochi d’artificio all’altezza della chiusa di Cocolí. Ad aspettare i notabili c’era un banchetto d’altri tempi, ribattezzato ‘la cena dei faraoni’: 135 chef, 400 aragoste sacrificate, un menù esclusivo, quattro ore di vernissage nella stupenda cornice della foresta pluviale che circonda il Canale.

Il governo panamense, messi da parte i vari scandali (i Panama Papers, il caso del Grupo Waked, la contumacia dell’ex presidente Martinelli) non ha badato a spese per presentare al mondo l’immagine di un Paese fidato e irreprensibile, un socio attendibile a cui affidare un ruolo di primo piano nell’ambito del commercio internazionale.

La forza del Canale rinnovato sta nei numeri. Potrà infatti ricevere le portacontainer del modello postpanamax, i colossi del mare lunghi come due campi di calcio, alle quali finora era precluso il passaggio dell’istmo di Gatún. Le navi come la Andronikos, che stivano fino a 14.000 container, triplicano la capacità di trasporto attuale. Il sistema risponde alle necessità del commercio marittimo che si basa sulla quantità e sulla velocità dei trasporti. Il nuovo sistema di chiuse, infatti, è stato progettato anche e soprattutto sulla celerità, in maniera da aumentare il numero giornaliero di mercantili che passeranno da un oceano all’altro.

Il beneficio, oltre per le casse panamensi (attualmente Panama riceve una media di 2300 milioni di dollari all’anno), sarà soprattutto per i mercati orientali, primo fra tutti quello cinese assurto ormai a potenza commerciale mondiale e per gli altri due grandi fruitori del Canale, gli Stati Uniti e il Cile. Lunedì 27 giugno, finiti i festeggiamenti, il Canale ha ricominciato a lavorare normalmente, ricevendo il Lycaste, postpanamax salpato da Houston e diretto a Hitachi, in Giappone. Svanito l’entusiasmo dell’inaugurazione, si è tornati a fare i conti con la quotidianità e con le polemiche. Il contenzioso tra il consorzio costruttore, capeggiato dalla spagnola Sacyr e dall’italiana Salini, e la Autoridad del Canal continua il suo iter per determinare se il reclamo dei primi di un plus di più di 3000 milioni di dollari in onorari e materia prima ha fondamento legale. Lo scontento serpeggia anche tra i capitani dei rimorchiatori. La flotta nuova di zecca arrivata dalla Spagna è, secondo loro, inaffidabile e pericolosa, difficile da manovrare nei ridotti spazi delle chiuse e senza l’ausilio dei storici locomotori a terra. I lavori, intanto, continuano. Il consorzio, nonostante la disputa ha assicurato che completerà l’infrastruttura in un periodo di due anni.

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