Opposizione: Solo l’ortodossia salverà l’economia del Brasile

Parla l’economista Fraga, braccio destro del candidato socialdemocratico Aecio Neves: i sondaggi li danno per perdenti, ma gli imprenditori brasiliani credono nel loro progetto di risanamento economico: abbassare l’inflazione sotto il 4%, ridurre la spesa pubblica e togliere le tasse all’esportazione e gli investimenti

Troppo grande: il Bndes è sulla lista nera di Fraga, insieme a Petrobras (foto: la rete)

Troppo grande: il Bndes è sulla lista nera di Fraga, insieme a Petrobras (foto: la rete)

Dopo essere stato direttore di uno dei fondi d’investimento di George Soros, aver presieduto la Banca Centrale del Brasile ed aver fondato il suo hedge fund personale col nome di Gavea Investimentos, il prossimo punto che Arminio Fraga vuole aggiungere al suo curriculum è quello di ministro delle Finanze. Per arrivarci, sta facendo da coordinatore economico al candidato presidente Aecio Neves, esponente della socialdemocrazia locale (PSDB) e terzo nei sondaggi sulle elezioni di domenica 5 ottobre, dietro all’attuale capo dello Stato, Dilma Rousseff, e alla senatrice ambientalista, Marina Silva.

Sebbene le intenzioni di voto diano la sua squadra per sfavorita, la preparazione economica di Fraga e di Neves viene apprezzata dagli operatori del mercato locale, che vedono nelle loro idee ortodosse la soluzione per i problemi finanziari che affrontano negli ultimi anni i conti pubblici nazionali ed anche i privati attivi sulla piazza brasiliana. Come ricorda il quotidiano finanziario di Buenos Aires El Cronista Comercial, che ha raccolto un’intervista concessa recentemente da Fraga in patria, da quando la presidente Dilma Rousseff ha preso, nel 2011, lo scettro del comando dalle mani di Luiz Inacio “Lula” da Silva, il prodotto interno lordo è passato da una crescita del 4% al 2%.

Ultimamente, si considera che il Brasile sia entrato in recessione e il carovita sta aumentando attorno al 6,5% annuo, cioè sul limite d’oscillazione che la Banca Centrale ha deciso di permettersi per il 2014. Mentre i commentatori si dividono sui nomi dei veri responsabili di questa situazione, indicando di volta in volta il partito di governo PT o piuttosto il contesto internazionale sfavorevole, Fraga propone un piano concreto di risanamento.

Se diventasse ministro, il primo punto su cui interverrebbe sarebbe la legge finanziaria. «Bisogna ridare credibilità al bilancio, finirla con la cosiddetta contabilità creativa e rispettare gli obiettivi fiscali», ha detto illustrando il suo progetto. In termini numerici, Fraga crede che l’inflazione brasiliana andrebbe abbassata al di sotto del 4,5%, «magari non tutta nel primo anno. Forse ci sarà più tempo, ma non c’è dubbio che sia necessario agire subito». Poi, bisognerebbe passare alla riforma del sistema tributario. «Va introdotta un’Iva unica per tutto il paese – ha spiegato ancora l’economista laureato a Princeton – e poi garantire che gli esportatori e gli investimenti non siano tassati».

Un altro aspetto da riformare, per Fraga, riguarda poi il settore pubblico, che in Brasile è grande come quello di uno Stato europeo, senza però avere la possibilità di sostentarlo. I punti che andrebbero ridotti, sono a suo modo di vedere soprattutto due: la banca di sviluppo BNDES, a cui Lula e la Rousseff hanno dato il compito di concedere prestiti agevolati alle grandi aziende. E poi Petrobras, la petrolifera statale è diventata mastodontica: dovrebbe essere rimpicciolita e poter aumentare i prezzi secondo le pressioni di mercato.

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