Negoziati del debito: l’Argentina vuole cancellare la legge che blocca il pagemnto dei bond

È in vigore da un anno e impedisce ai risparmiatori di tutto il mondo di incassare gli interessi sui nuovi Tango Bond. La delegazione di Buenos Aires in procinto di incontrare i «Fondi Avvoltoio» pensa a una deroga come moneta di scambio, ma c’è sempre di mezzo il giudice Griesa

La truffa del debito: un conflitto che attraversa gli ultimi 15 anni di storia argentina. (foto: Pangea News)

La truffa del debito: un conflitto che attraversa gli ultimi 15 anni di storia argentina. (foto: Pangea News)

Buenos Aires – Sono passati ormai 15 anni dalla crisi del default e il nuovo governo argentino sembra intenzionato a chiudere definitivamente la questione del debito. Il ministro dell’Economia, Alfonso Prat Gay e il sottosegretario delle Finanze, Luis Caputo, hanno ricevuto un mandato chiaro dal presidente Mauricio Macri: negoziare senza calare le braghe, ma arrivare a un accordo con tutti i creditori ancora in circolazione, incominciando dai più bellicosi: i cosiddetti «Fondi Avvoltoio».

Seppur con le migliori intenzioni, la trattativa che ripartirà dalla seconda metà di gennaio potrebbe durare ancora diversi mesi. Nel frattempo, però, si affaccia una buona notizia per tutti i risparmiatori che oggi possiedono dei Tango Bond e non riescono a incassare gli interessi periodici: una delle monete di scambio che la Casa Rosada intende mettere sul tavolo della trattativa è la deroga alla legge per cui i pagamenti del debito estero possono essere realizzati solo a Buenos Aires.

Si tratta di una norma varata nell’autunno 2014 dal governo di Cristina Kirchner, come sotterfugio per evitare nuovi sequestri agli attivi nazionali, come quello che aveva ordinato qualche mese prima il giudice Thomas Griesa e che mantiene ancora congelati su un conto newyorkese del Citi Bank alcuni milioni versati per pagare le cedole dei titoli di stato. Nei piani dell’allora governo peronista, doveva essere possibile incassare gli interessi in Europa, appoggiandosi alle transazioni delle società specializzate Euroclear e Clearstream. Nei fatti, però, la giustizia americana ha legato le mani anche a loro, bloccando il canale dopo i primi bonifici.

Se questa regola venisse cancellata (probabilmente con un decreto, visto che il governo Macri è in minoranza al Congresso), il giudice Griesa potrebbe considerare, insieme agli altri gesti di interesse reale per chiudere l’affare, la buona volontà argentina e permettere così al Paese di riprendere a pagare gli interessi delle proprie obbligazioni e uscire dal default selettivo in cui si trova ora, a causa di questa inadempienza. D’altra parte, i proprietari dei suddetti titoli tornerebbero a ricevere i versamenti periodici che gli spettano.

2 Commenti

  1. Mattia scrive:

    E’ mai possibile che un giudice americano decida di bloccare i pagamenti delle cedole sui bond ristrutturati, penalizzando una intera categoria di
    piccoli risparmiatori, per accontentare i cosidetti fondi avvoltoi, i quali
    non hanno subito danni da default argentino, ma semmai ne avranno
    enormi vantaggi? E’ cosi che funziona la giustizia negli States?
    Forse che i piccoli risparmiatori non abbiano le conoscenze che
    hanno i fondi?

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  2. Mattia scrive:

    Leggo che coloro che non hanno aderito alla ristrutturazione del debito argentino avranno un rimborso del 150 per cento sul valore dei titoli.
    Leggo anche che i fondi avvoltoi probabilmente otterranno l’intero valore
    pur non avendolo pagato. Considero che alla fine coloro che hanno
    aderito al concambio saranno i soli ad essere cornut e mazziatii

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