Multilatinas: il capitale di famiglia cresce

Nate da attività famigliari e opportuniste in mercati caotici, le Multilatinas sono le grandi corporazioni del business sudamericano che ora sbarcano anche negli altri continenti

Multilatinas: dal Sudamerica fino al mondo (foto: la rete)

Multilatinas: dal Sudamerica fino al mondo (foto: la rete)

Le multilatinas, acronimo coniato per identificare le imprese latinoamericane che hanno consolidato il loro business a livello globale, sono un fenomeno imprenditoriale Made in America Latina in continua crescita. Gli spagnoli le conoscono bene perché proprio dal territorio iberico hanno iniziato la loro crociata nel mercato globale. Per motivi culturali, linguistici e logistici, la Spagna è diventata, infatti, una delle porte principali verso l’Europa.

Ad eccezione delle società inserite nel mercato delle materie prime che hanno scelto Londra come location, il resto ha messo piede in Europa timidamente negli anni novanta installandosi con piccole partecipazioni nella penisola iberica. Da quel momento hanno iniziato un processo di accomodamento dapprima tramite acquisizioni strategiche e successivamente, soprattutto negli ultimi cinque anni, colmando gli spazi creatisi con la ritirata delle imprese europee in crisi.

Sebbene il processo di internazionalizzazione di queste imprese nel continente americano sia datato anni novanta, la sua intensificazione con la conseguente affermazione su scala globale, invece, è un fenomeno recente. L’incremento della loro presenza a livello globale ha, in realtà, forti relazioni con la crisi economica degli ultimi cinque anni, la stessa che ha permesso il loro consolidamento nel nuovo e nel vecchio continente.

Le multilatinas hanno saputo, difatti, approfittare della decade d’oro nei loro paesi d’origine quali Messico, Argentina, Brasile e Venezuela, contemporanea alla crisi in Europa, per consolidarsi sia nel loro continente dove le europee erano in ritirata, sia in Europa dove hanno saputo crearsi nuove nicchie di mercato in seguito alla crisi dilagante.

Un recente studio dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) ha dimostrato che 77 delle 177 multinazionali latine più grandi, vale a dire il 43%, è presente in Europa. Inoltre, nella classifica 2012 della rivista Fortune sulle 500 imprese più grandi al mondo, l’America Latina ne possiede dodici (2,4% del totale), una cifra ridotta, ma è interessante notare che nel 2005 le imprese latinoamericane nella lista erano solamente cinque.

Storicamente, l’origine del fenomeno si può datare agli anni ottanta quando le politiche economiche protezioniste adottate dai principali governi latinoamericani permise l’affermazione di “campioni nazionali”. Con l’ondata di privatizzazione degli anni Novanta, hanno continuato ad espandersi riempiendo i vuoti lasciati dal settore pubblico, beneficiandoso anche con il sostegno dello Stato attraverso fonti privilegiate di finanziamento e dando inizio alla loro espansione internazionale.

Il consolidamento come leader nel mercato nazionale ha permesso, infatti, di innescare la fase di accumulazione necessaria per ogni processo d’internazionalizzazione. Il passo successivo è stato la regionalizzazione con acquisizioni strategiche in America Latina prima ed in Europa poi.

Quanto alle caratteristiche delle multinazionali latine, sebbene non si possano definire in uno schema tradizionale, esistono alcuni tratti comuni a tutte.

Il primo è di tipo settoriale: l’attività d’estrazione ed i beni di consumo. Buona parte delle risorse naturali a livello mondiale, sono in mano alle multilatinas più grandi: le brasiliane Petrobras e Vale, la venezuelana PDVSA, la messicana Grupo Mexico. Al di fuori del settore energetico, la loro distribuzione settoriale è marcata nel settore dei beni di consumo come alimenti e bevande.

Il secondo è a livello di struttura aziendale. La maggior parte delle multilatinas ha iniziato come un’impresa familiare e si sono trasformate in giganti. Il fondatore, influente imprenditore, ha di solito ottenuto un rilevante sostegno politico e finanziario dai governi del paese di origine.

Circa la metà delle multinazionali sono di proprietà d’influenti famiglie che annoverano gli uomini più ricchi del mondo. Tra di loro si distingue l’uomo più ricco del pianeta: Carlos Slim, proprietario del gruppo Carso e di diverse società di telecomunicazioni, costruzione e alimenti in tutta l’America Latina. In Brasile, la famiglia Safra ha posizioni di rilievo in varie società bancarie in Israele, Europa e Stati Uniti. Mentre la famiglia Batista è nel business del petrolio e l’estrattivo, con ramificazioni in tutta l’America Latina.

Le famiglie venezuelane Mendoza e Cisneros sono proprietarie di società d’investimento, comunicazione, alimenti e bevande, in America Latina e Stati Uniti. A completare questo elenco i Luksic (Miniere Antofagasta, le riserve di rame più grandi al mondo) in Cile, le famiglie Rocca (​​Techint) e Perez Companc in Argentina, i Brescia Cafferata in Perù.

In fine, il basso contenuto tecnologico è la terza caratteristica comune a tutte. Le messicane Bimbo y Cemex, così come le brasiliane Odebrecht e Gerdau, sono i più chiari esempi

Ad eccezione di queste caratteristiche comuni non si può parlare dell’esistenza di vantaggi competitivi latinoamericani, la realtà è che ogni azienda cerca la sua strada in nuovi mercati.

Senza dubbio, la capacità di sopravvivenza e di adattamento all’ambiente sono i loro principali vantaggi. L’eccellenza di esecuzione e la capacità di gestire alleanze e acquisizioni, quella di operare in paesi con deboli ambienti istituzionali o di scarsa specializzazione, sono altri.

Nel caso delle acquisizioni, difatti, molte multinazionali latine sono riuscite a farlo con prudenza e intelligenza, acquisendo aziende con valore strategico. Buoni esempi di questo processo sono la messicana Cemex, o l’argentina Tenaris, che hanno aumentato la loro presenza a livello globale grazie ad acquisizioni strategiche in Spagna ed altri paesi europei.

Imparare a prendere vantaggio in un mercato caotico è un’altra virtù delle multilatinas, come ad esempio ha fatto America Movil, che opera nel segmento della telefonia mobile, caratterizzato da un ordinamento inefficace e debole in Centro e Sud America, prima di sbarcare nel vecchio continente.

Alla luce di questo processo d’internazionalizzazione consolidato dalle imprese latinoamericane e la loro sempre maggiore presenza a livello globale potrebbe far pensare che lo storico asse di affari ed investimenti Nord-Sud stia cambiando.

È ancora presto, però, per parlare di una forte partecipazione dell’America Latina nell’economia globale. Senza dubbio questa regione sta abbandonando il suo tradizionale modello basato sulle esportazioni di materie prime abbracciando nuovi settori a più alto valore aggiunto.

Inoltre se prendiamo in considerazione l’aumento della produttività di questa regione, il suo tasso di crescita a livello regionale, 46% tra il 2008 ed il 2012, il più alto al mondo, ci renderemo conto che il trend positivo delle imprese latine non finirà almeno per il momento. Questa effervescenza economica vissuta dal continente, infatti, rappresenterà una nuova base per le multilatinas per protrarre la loro espansione globale. Il prossimo passo sarà l’Asia, dove varie imprese brasiliane già hanno una crescente presenza

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