Moody’s: la crisi europea colpirà l’export latinoamericano

Pericolo per chi vende materie prime all’Europa: carne, latte, cereali, ma anche ferro, acciaio, carta ed altre risorse. Meglio investire su chi vende servizi in patria, perchè nelle auto perdura la crisi: GM Brasil stava per licenziare 1.800 dipendenti

Affondato: Moody's non prevede nulla di buono per i cargo latinoamericani (foto: Filippo Fiorini/Pangea News)

Affondato: Moody's non prevede nulla di buono per i cargo latinoamericani (foto: Filippo Fiorini/Pangea News)

Un’analisi tecnica uscita dalla sezione brasiliana dell’agenzia di rating Moody’s mette in guardia dalle ripercussioni latinoamericane della crisi europea. Nel dossier si legge che «una prolungata recessione della zona euro», come quella che stiamo vedendo da più di quattro anni, «avrà importanti ripercussioni in primo luogo sulla Cina e secondariamente sugli esportatori latinoamericani».

Contrariamente a quanto si creda, infatti, il principale fornitore di materie prime dell’Europa non è l’ascendente potenza asiatica, bensì il mercato latinoamericano, con particolare paternità del Mercosur. Stando alle conclusioni di Moody’s, quindi, gli investitori e le imprese italiane che fossero interessate agli attivi sudamericani, dovrebbero concentrarsi in primo luogo sulle aziende che si rivolgono al mercato nazionale o comunque subcontinetale, una zona in cui la domanda sarà in continua crescita anche per i prossimi mesi, facendo attenzione ad evitare tutte quelle compagnie che poggiano buona parte del loro fatturato sull’esportazione.

Queste sono, nello specifico, le aziende del settore agroalimentare, quelle del mercato degli acciai e dei metalli in genere e poi anche quelle che producono carta e cellulosa. All’ora di investire su questi mercati, che negli ultimi anni sono stati molto fruttiferi, non va poi dimenticata la loro particolare ispirazione per il protezionismo, aumentata a tal punto dal 2010 ad oggi, che è preferibile scommettere sulle imprese che forniscono servizi e non beni materiali, la cui importazione di ricambi potrebbe essere lenta, difficoltosa o addirittura impossibile.

Questa agenzia di notizie ha ripetutamente informato negli ultimi mesi delle difficoltà che sta affrontando il mercato locale dell’automobile: un prodotto molto richiesto dai consumatori, quanto difficile da produrre a costi ridotti, viste le tasse o i blocchi alle importazioni che vengono posti ai suoi componenti di assemblaggio, sono state le condizioni per far sì che il mercato dell’usato crescesse, mentre affondavano le zero chilometri. Proprio ieri, la General Motors Brasil, seconda compagnia del paese dopo la Fiat (che per sanare le sue ferite finanziarie in Europa ha prima pomiciato con Marchionne, paventando un’alleanza con la nostra industria di bandiera, ma poi ha scelto la Peugeot), ha raggiunto un accordo con i sindacati salvando il licenziamento di nientemeno che 1.800 operai.

Oltre alle auto bisogna, secondo Moody’s, stare alla larga anche dai settori che sono esposti a rapidi cambiamenti di prezzo, come quello degli acciai. Per gli irriducibili delle commodities, comunque, sottratti i noti fattori stagionali legati ai raccolti ed alle semine, ci si può consolare con la domanda indiana e cinese, appoggiandosi sulla fortuna che esse rappresentano in America Latina. Poi resta valido tutto ciò che informatico, le telecomunicazioni e i servizi, fatta eccezione per i casi come quello messicano in cui è attivo l’antitrust, o quelli in cui la compagnia è di marca italiana, cioè sempre esposta a inchieste e le conseguenti multe o arresti per le truffe che di solito mette in piedi.

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