Messico: disoccupazione ai minimi storici nel 2012

Il tasso di disoccupazione si è arrestato al 4,47% alla fine del 2012 rispetto al 4,52% registrato nel 2011. Un grande risultato per il paese, visto anche il difficile momento a livello mondiale. Resta però da risolvere il problema del mercato del lavoro informale, che racchiude ancora una fetta sostanziosa della popolazione

Al lavoro: il Messico riporta eccellenti risultati d'occupazione (foto: Pangea News)

Al lavoro: il Messico riporta eccellenti risultati d’occupazione (foto: Pangea News)

La crisi economica ha colpito duramente il mercato del lavoro a livello globale ma l’America Latina sembra invece andare in senso contrario e, in costante crescita, invece di licenziare, assume. È quello che sta succedendo in Messico, un paese che dopo anni di fatiche sta cominciando a raccogliere ora i primi frutti di diverse politiche, volte ad aumentare l’occupazione o almeno a ridurre quella fetta di popolazione che lavora in nero.

Il tasso di disoccupazione si è arrestato al 4,47% alla fine del 2012 rispetto al 4,52% registrato nel 2011 e in contrasto con il 5,12% presentato a novembre dello stesso anno, secondo quanto afferma l’istituto nazionale di statistica (Inegi). Nel fare una distinzione tra uomini e donne – che comunque continuano a guadagnare tra il 10 e il 20% in meno rispetto ai colleghi maschi a parità di studi e curriculum -, si nota che il tasso di disoccupazione maschile si è ridotto dello 0,6% passando dai 4,62 punti percentuali del 2011 ai 4,52 dell’anno appena concluso mentre per le donne è addirittura diminuito di un intero punto basico assestandosi al 4,32 per cento.

Secondo i dati dell’Inegi, rilevati nelle aree urbane della nazione, il 95,53% della popolazione economicamente attiva (Pea) risulta occupata. Di questi, circa il 70% è formato da lavoratori subordinati, il 3,6% si trova in posizione di comando come proprietario o datore di lavoro, il 20,1% è formato da lavoratori indipedenti e il restante 6% occupa un posto nell’attività di famiglia. Per quanto riguarda i settori

di occupazione, sebbene negli ultimi decenni il Messico abbia investito nella formazione e preparazione della forza lavoro, sono ancora pochi in percentuale coloro che riescono a frequentare un’università e ancora meno coloro che arrivano a potersi permettere un master. Quattro cittadini su dieci sono infatti impiegati nei pubblici servizi e solo il 18,9% porta avanti un’attività commerciale; percentuali minori si trovano nei settori manifatturiero, agricolo e d’allevamento.

Sebbene però la percentuale di disoccupazione abbia chiuso l’anno con una spinta positiva, gli impieghi precari e il bisogno di lavorare più ore durante la giornata restano una delle grandi sfide che il Messico deve affrontare, dato che oltretutto il salario medio pari a circa 600 dollari al mese è ancora piuttosto al di sotto delle medie mondiali . Inoltre con una popolazione di 110 milioni di abitanti e con una buona porzione che vive in aree non urbane, risulta difficile arrivare a valutare la situazione e creare stitistiche accurate con un ridotto margine d’errore: uno degli ultimi studi della World Bank afferma infatti che tra il 52% ed il 62% del totale della popolazione attiva si trova nel mercato informale.

Nonostante questo però la disoccupazione risulta essere diminuita e molti analisti concordano su questa realtà, frutto anche dei grandi sforzi che lo stato sta facendo allo scopo di immettere i lavoratori informali nel mercato del lavoro in bianco e aumentare la formazione di personale specializzato, per esempio, nel settore dell’Information Technology (IT, tecnologia informatica) o assicurativo. O in quello ingegneristico, aeronautico e industriale, dato che il Messico (come il Brasile) continua a ricorrere a personale proveniente da altri paesi, non potendo ancora contare su un alto numero di tecnici specializzati provenienti dalle università locali.

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