Messi torna a casa da imprenditore: decine di milioni nel mattone

Profeta espatriato, il campione sfugge al fisco spagnolo mettendo i risparmi nella città natale. I suoi mercati preferiti sono quello immobiliare ed enogastronomico, dove però pensa anche alla beneficenza con la Fundacion Messi

Patriota: Messi porta i soldi a casa (foto: la rete)

Patriota: Messi porta i soldi a casa (foto: la rete)

Buenos Aires – Una cittadella privata in periferia, un appartamento con vista fiume, un’etichetta di vini con il suo nome sopra, un Hard Rock Cafe e forse anche un catena di ristoranti specializzati nelle cotolette. Il tutto per un valore compreso tra gli 8 e i 12 milioni di euro, che per qualcuno sarebbero necessariamente più di 20. Quello che avete davanti è nientemeno che il portafoglio investimenti per la piazza argentina di un imprenditore d’eccezione, il pallone d’oro e bomber del Barcellona Lionel Messi, ormai stanco di spendere i suoi soldi solo in Europa e interessato a differenziare le proprie rendite.

Con il fisco spagnolo alle costole per una presunta evasione da 4 milioni di euro, il fenomeno di Rosario ha deciso infatti di spostare almeno una parte del suo impero finanziario nella patria che abbandonò giovanissimo, su consiglio di un padre schifato dalle bassezze di un calciomercato corrotto, che tuttora continua a fargli da manager con l’aiuto di qualche professionista locale. Secondo quanto pubblicato ieri dal settimanale argentino Perfil, la holding Messi, che a dispetto della gestione famigliare guadagna di solo contratto col Barça 16 milioni di euro l’anno e supera i 20 coi diritti d’immagine, si sarebbe associata dal 2010 con un ex politico della zona, Marcelo Muniagurria, insieme al quale costruirà una cittadella privata per offrire intimità e sicurezza ai suoi residenti.

Stando alle parole dello stesso Muniagurria, Messi avrebbe messo nel progetto Azahares del Paranà almeno 8 milioni di euro, anche se le voci di mercato parlano di almeno triplo per costruire un club privato che comprenderà sette quartieri residenziali, 25 ettari di parco, una baia sul fiume, un eliporto, varie piscine, 600 metri di spiagge, un grande centro benessere, campi da pallavolo, golf, tennis, calcio e probabilmente, ma il fatto resta da confermare, anche un porto sportivo.

Negli ultimi sei mesi, il mercato immobiliare argentino è stato uno dei meno redditizi di tutto il sistema economico nazionale, perdendo circa l’80% del volume raggiunto l’anno scorso. Eppure, Messi sembra convinto che il settore sia ancora in grado di dare molto, visto che i suoi investimenti in quest’ambito non si limitano all’oasi di Azahares, ma continuano, per esempio, con un appartamento valutato quasi un milione di euro, in una zona in cui il metroquadro ne costa 1.800: il 26esimo piano della torre Aqualina, a pochi passi dal monumento alla Bandiera, simbolo della città di Rosario.

Nello stesso capoluogo, poi, Messi sta cercando di investire insieme ai genitori – che si ostinano a vivere nel modesto quartiere di Las Heras coi nonni, nonostante Leo gli abbia comprato una villa fuori città – nella famosa catena di bar Hard Rock Cafe. Non è questa la prima incursione nel settore della ristorazione per il 10 del Barcellona, che è già proprietario di un altro locale in stile tradizionale in centro e che, sempre secondo fonti anonime del business rosarino, vorrebbe per sé anche la famosa (in Argentina) catena di ristoranti specializzati in cotolette, il Club della Milanesa: Messi ne è appassionatissimo, tant’è che indica sempre la suddetta milanesa, versione pampeana della nostra milanese, come il suo piatto preferito e quando rientra a casa per le ferie, non si fa mai mancare una scappata al Club.

Per concludere il novero delle sue proprietà extraeuropee, va citata poi la cantina Leo, il cui nome per esteso è “Leo, essenza creativa” e le cui bottiglie con l’etichetta a forma di maglia da calcio sono già rintracciabili a Barcellona e a Buenos Aires, mentre si attende a breve lo sbarco in Brasile. In questo caso però, gli introiti dei tre vitigni prodotti, che si vendono al dettaglio a un prezzo compreso tra i 3 e i 7 euro, vanno tutti alla Fondazione Messi, l’organo di beneficenza del ragazzo che di recente è stato valutato con la sua sola persona sopra i 250 milioni di euro.

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