Lontano dalla crisi: il Perù fa felici le sue imprese

È appena stato eletto primo paese al mondo per ottimismo imprenditoriale. Crescita, inflazione stabile e accordi con gli altri paesi della fascia pacifica per aprirsi alla Cina lo rendendono una delle stelle della locomotiva latinoamericana

Ottimismo: il Perù promette bene (foto: la rete)

Ottimismo: il Perù promette bene (foto: la rete)

L’agenzia di consulezna Grant Thorton International ha pubblicato questa settimana il suo Business Report ed al primo posto della classifica sull’ottimismo imprenditoriale, quella che misura l’opinione delle aziende sulle prospettive di affari nel futuro prossimo, ha messo il Perù di Ollanta Humala. A più di 5 anni dall’inizio della crisi economica globale che tanti problemi sta causando alle regioni centrali, il suo ministro dell’Economia, Carlos Oliva, ha confermato che quest’anno il paese crescerà del 6,3%, un dato che lo mantiene nel gruppo di testa degli stati sudamericani che più si sono sviluppati nell’ultimo decennio.

«Se la domanda mondiale continuerà a decelerare – ha comunque chiarito il funzionario – potremmo restarne colpiti e perdere qualche decimo di punto di qui a dicembre». Una visione dei fatti che fa eco a quanto detto dal suo collega delle Finanze, Luis Miguel Castilla, il quale ha negato che il Perù sia un paese «blindato» ed ha precisato che «il 55% della nostra economia è vulnerabile ai fattori esterni».

Il paese ha infatti ancora una struttura economica centrata sulla produzione di materie prime, dove a farla da padrone è l’estrazione mineraria. Secondo i dati prodotti dalla società statistica Datum, le miniere rappresentano il 50% del Pil totale, seguite dalle campagne, lontanissime al 16%, dal turismo, 9%, e la pesca, 4%. L’industria compare solo a partire dal quinto posto, con il settore petrolifero che totalizza il 3%, così come il tessile e il resto della manifattura.

D’altra parte, la Camera di Commercio di Lima (Ccl) ha annunciato che prodotti come possono essere per esempio gli elettrodomestici vedranno nel 2013 crescere il loro tasso di vendite fino all’11%, raggiungendo un volume di mercato da 1 miliardo 400 milioni di dollari. A spingere questa piazza e quelle che le sono analoghe, sarà, secondo la lobby dei commercianti, «il consumo interno ed il dinamismo dei nuovi centri commerciali sorti in tutto il paese».

Dalla parte dei peruviani, c’è poi per esempio il tasso di inflazione contenuto, che si è mantenuto stabile negli ultimi 5 anni, così come il deficit fiscale e la disoccupazione, in calo costante dal 2005 ad oggi, fatta qualche saltuaria eccezione.

Il Perù risulta interessante anche a livello internazionale. Pochi giorni fa, il 23 maggio, ha firmato assieme a Messico, Colombia e Cile il trattato Alleanza del Pacifico, un accordo di integrazione regionale che favorirà l’inserimento del blocco nel sistema commerciale asiatico, con naturalmente la Cina in testa. In procinto di partire per una tournéé in America Latina, il vicepresidente americano, Joe Biden, ha sottolineato proprio questo aspetto: «Il tasso d’investimenti della Cina in Latinoamerica evidenzia l’importanza globale emergente che è andata ad assumere la regione».

Un universo in cui spicca la galassia dei pacifici, all’interno della quale brilla la stella del Perù.

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