mercoledì 22 nov 2017

L’onere delle armi: quando i default sudamericani si risolvevano a cannonate

Grande apprensione internazionale per la nuova cessazione dei pagamenti argentina, ma, a riprova del fatto che il tempo non passa inutilmente, si ricorda qui l’epoca in cui si muoveva guerra a chi non pagava il debito estero. Nel 1902 toccò, per esempio, al Venezuela e, ci crediate o no, gli italiani non furono tra i truffati, ma tra gli invasori

A tutto vapore: ristrutturazioni del debito di stampo imperialista (foto: la rete)

A tutto vapore: ristrutturazioni del debito di stampo imperialista (foto: la rete)

Chi si fosse trovato a transitare il Mar dei Caraibi, attorno al mezzogiorno del 10 dicembre 1902, avrebbe potuto incappare in una scena insolita: un gruppo di ufficiali della marina militare tedesca abbandonavano le due cannoniere battenti bandiera venezuelana che avevano appena requisito e condotto fino a quel punto, il Totumo e la General Crespo, passavano a bordo dei bastimenti di scorta e affondavano gli altri due. Alla mezzanotte del giorno precedente, era iniziata a La Guaira, il porto di Caracas, la piccola guerra che sarebbe passata alla storia col nome di Crisi Venezuelana del 1902 e che si sarebbe poi conclusa con il raggiungimento pieno dell’obiettivo che si era posta: il pagamento del debito estero del Venezuela ad alcune potenze europee, tra cui l’Italia.

In questi giorni in cui il saldo della bancarotta argentina dell’anno 2001 si ripercuote sull’attualità ed ha riportato l’attenzione delle cronache sulla liceità e la fattibilità di certe ristrutturazioni finanziarie, vale la pena ricordare i modi in cui si condusse quella di allora, lasciando poi al lettore il gusto di trovare le analogie e le differenze. Va detto innanzitutto che la nostra partecipazione fu marginale: mandammo appena due regi incrociatori, tra cui l’ariete torpediniere Calabria, che ebbero per lo più funzioni logistiche.

Il casus belli era stato la necessità di proteggere i migranti europei dalla guerra civile tra caudillos che insanguinava il Venezuela. Tuttavia, studi successivi sono arrivati a stabilire che nella decisione di intervenire pesò maggiormente la voglia di approfittare del caos, per riavere il denaro prestato ai governi dispotici che si erano susseguiti per decenni nel paese sudamericano e, in parte, di testare la pazienza statunitense in Sudamerica, davanti a una plateale ingerenza nell’area che rivendicava come sua.

Proprio per questo, la Germania e l’Inghilterra non ci andarono tanto per il sottile e iniziarono a cannoneggiare con quanto potevano le coste venezuelane. La flotta di casa, che al tempo rispondeva agli ordini del presidente Cipriano Castro, un capo militare e autoritario, che si mostrava innamorato del popolo, almeno quanto questo ricambiava odiandolo (lo dice Rocco Cotroneo, del Corriere), si arrese quasi subito, ma ciò non significa che l’intero paese e con lui il primo Castro anti-imperialista della storia americana, abbiano fatto lo stesso.

Accade, infatti, in quegli episodi in cui l’imperizia si mescola alla sfortuna e poi conseguentemente al sospetto che esista una giustizia divina, che una goletta mercantile cercasse di eludere il blocco navale europeo attraverso la rada di Maracaibo. Le corrazzate tedesche Panther e Falke erano le unità più vicine all’imbarcazione ribelle e si diedero all’inseguimento. Col coprifuoco, però, era stato spento il sistema di boe luminose del porto e la Panther si andò a incagliare proprio sotto il tiro del forte di San Carlos de la Barra. 

Ne nacque la battaglia più epica della crisi, in cui non morì nessuno, come invece accadde in seguito, ma dove 6 venezuelani rimasero feriti. Per blanda che fosse, comunque, la guerra era guerra e ci sarebbe da credere che Londra, Roma e Berlino sarebbero riuscite a farsi restituire fino all’ultimo centesimo prestato per costruire quella che in Venezuela chiamano ancora oggi la Ferrovia Tedesca, a costo di investire cento volte di più in palle di cannone. Ad interporsi, fu il tenace e ricordato ministro degli esteri argentino Luis Maria Drago, che criticò gli USA per aver soprasseduto alla dottrina Monroe, secondo cui, attraverso lo slogan de “l’America agli americani”, gli europei non sarebbero più dovuti intervenire nel continente.

Davanti ai suoi fermi reclami, gli americani se ne ebbero e intervennero, facendo le pressioni che mancavano affinché le potenze europee cessassero le ostilità. Con la Crisi del Venezuela, subentrò alla dottrina Monroe, la dottrina Roosvelt, ma, cosa ben più saggia, nacque la dottrina Drago: nessuno straniero può usare la forza militare in America, al fine di riscuotere un debito estero. E sapete come andò a finire? La disputa fu trasferita al tribunale dell’Aja, che diede ragione agli europei e il Venezuela pagò il suo debito. Come detto, eventuali similitudini o discrepanze con il presente argentino, son a pura discrezione del lettore.

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