Il Mercosur è la quinta economia del mondo: prospettive 2013

Con l’ingresso del Venezuela, il blocco regionale è arrivato quest’anno al quinto posto nella classifica globale dei PIL: ha il 20% delle riserve totali di petrolio e due tezi dell’acqua: nasce una potenza economica. Prospettive, sfide, rischi e promesse

Le cascate dell'Iguazu: il centro del blocco (foto: Mercosur)

Le cascate dell’Iguazu: il centro del blocco (foto: Mercosur)

A dimostrazione del fatto che la saggezza popolare ha sempre qualcosa da dire, quando nel giugno 2012 i partiti d’opposizione paraguaiani rovesciarono il governo dell’allora presidente Fernando Lugo per vie istituzionali, diedero anche a qualcuno l’opportunità di ricordare che ‘non tutto il male viene per nuocere’: come rappresaglia, gli altri paesi membri del Mercosur, quali l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay, sospesero la presenza di Asuncion dal blocco e ne approfittarono per procedere all’operazione che questa aveva sempre impedito: l’ingresso del Venezuela.

Era il 31 luglio e Pangea annunciò la giornata come una data storica: con un prodotto da 3 bilioni 300 miliardi di dollari, era nata la quinta potenza economica mondiale. A dire il vero, di lì a poche settimane il Brasile sarebbe diventato da solo la quinta economia del mondo, ma il contesto regionale che si era venuto a creare apriva uno scenario economico e politico molto più ampio: con le dovute differenze, per esempio, il Mercosur era straordinariamente composta da governi di sinistra. A circa sei mesi da allora, il Paraguay resta ancora in panchina e il Mercosur, che avrà bisogno di altri 4 anni circa per arrivare ad un’adesione completa da parte di Caracas, ha però messo a curriculum alcuni importanti risultati: grazie al Venezuela, possiede il 20% del petrolio del mondo, che secondo l’Opep equivalgono a 311 miliardi 865 milioni di barili in riserve.

Questo paese ha inoltre fornito anche l’88,5% delle riserve totali di gas naturale del blocco, che equivalgono in tutto a 6 bilioni 200 miliardi di metri cubi. Grazie all’acquifero Guaranì, spartito tra Brasile, Argentina e Paraguay, ed ai possedimenti argentini in Antartide, il Mercosur possiede inoltre anche i 2 terzi di tutta l’acqua dolce del pianeta.

Per il 2013, si prevede l’ingresso della Bolivia, un paese certamente molto povero, ma che può fare affidamento su un patrimonio in gas pressochè equivalente a quello che possiedono ora Argentina e Brasile (circa 350 miliardi di metri cubi), al quale aggiunge poi la sua famosa ricchezza in litio, il minerale delle nuove batterie. Unite alle riserve argentine, le scorte boliviane portano il Mercosur ben oltre il 50% di tutto quello presente al mondo.

Dal punto di vista politico, poi, sarebbero in cantiere trattati per una maggior integrazione sociale dei cittadini del Mercosur, con l’implementazione di una legge sulla libera circolazione delle genti che favorirebbe di certo il commercio interno e una norma per gli scambi interuniversitari, un meccanismo che, a lungo termine, aumenterà la professionalizzazione in un’area in cui oggi c’è domanda di personale qualificato e scarsa offerta di laureati.

D’altra parte, il Mercosur dovrà superare la prova della convenienza: finora, i singoli governi nazionali hanno privilegiato gli interessi commerciali del proprio paese a scapito degli impegni presi in sede internazionale e questo, per esempio, è stato il principale ostacolo alla realizzazione di un trattato di libero scambio con l’Unione Europea. D’altra parte, il futuro politico del Venezuela, date le condizioni di salute del presidente Hugo Chavez, mette in discussione la permanenza di questo paese in un blocco dove al momento sta giocando il ruolo di principale banca delle risorse.

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