Il guru della finanza, Mobius: «Il futuro dei bond argentini dipende dalle elezioni»

I sondaggi dicono che in ottobre sarà eletto un altro governo kirchnerista, una prospettiva che lascia poche speranze per una soluzione rapida del conflitto tra Buenos Aires e i grandi creditori. Però, il nuovo presidente potrebbe rassegnarsi al patteggiamento o, addirittura, perdere il ballottaggio dopo aver vinto il primo turno

Quotazioni elettorali: le presidenziali argentine ago della bilancia per il futuro dei tango bond (foto: Pangea News)

Quotazioni elettorali: le presidenziali argentine ago della bilancia per il futuro dei tango bond (foto: Pangea News)

Buenos Aires – Il 25 ottobre è la data chiave per chi nutre speranze di poter incassare gli interessi dei bond argentini o addirittura per chi fosse intenzionato a comprarne dei nuovi. Lo ha detto il guru di Wall Street, Mark Mobius, che, allargando il discorso a tutti i tipi di investimento rivolti verso questo paese sudamericano, ha detto che «il mercato sta scommettendo su un cambio di governo a Buenos Aires», nonostante i sondaggi attuali indichino il contrario.

La prova generale per le presidenziali 2015, sarà il prossimo 9 agosto, quando tutti gli aventi diritto di voto argentini sono obbligati a recarsi alle urne ed esprimere la propria preferenza per uno dei candidati in corsa nelle primarie (Paso). Lo scrutinio di domenica, darà un affresco importante dell’attualità politica locale, mentre le agenzie di sondaggio continuano a dare per favorito l’erede politico della presidente Cristina Kirchner, Daniel Scioli.

«Ai miei clienti, consiglio di attendere le elezioni. Le stiamo tenendo d’occhio, con la possibilità di aumentare il nostro portafoglio azionario in loco», ha spiegato Mobius, in un’intervista al portale di Buenos Aires Infobae. Nei fatti, però, solo il candidato di centrodestra e attuale sindaco della capitale, Mauricio Macri, si è apertamente mostrato favorevole a pagare i fondi di investimento con cui l’Argentina ha un contenzioso a New York, presso il foro del giudice Thomas Griesa.

Scioli, invece, sta mantenendo una linea di discorso opposta, anche se è possibile che se fosse eletto presidente, si rassegni a scendere a patti con i cosiddetti «fondi avvoltoio», per ridare all’Argentina la possibilità di ricevere prestiti sui mercati internazionali. In evidente svantaggio, a Macri resta la speranza di portare il suo avversario al ballottaggio, dove i voti degli altri partiti d’opposizione che non sono suoi alleati, potrebbero dargli la maggioranza.

Intanto, il giudice Griesa continua a riconoscere legittimità ai reclami degli holdout e, dopo aver sequestrato le cedole di diversi tango bond (molti dei quali di proprietà di cittadini italiani), ora ha preso di mira i Bonar24, recentemente emessi e con discreto successo da Buenos Aires. La stessa sorte, potrebbero poi correre anche i Bonac16, venduti nella seconda metà di luglio. Dalla Task Force Argentina, l’associazione ombrello per i risparmiatori italiani che hanno presentato reclamo di risarcimento per i titoli scaduti con la crisi del 2001 presso il tribunale della Banca Mondiale (Icsid), fanno intanto sapere che per loro «lo scenario resta immutato» e così anche per «i loro diritti presso la Repubblica Argentina».

D’altra parte, gli avvocati Trenti e Boccardo danno notizia attraverso il sito Dirittobancario.it, che il tribunale di Vercelli ha rigettato la richiesta di annullamento del proprio contratto d’acquisto di bond argentini, presentata da un privato cittadino. La corte ha ritenuto scaduti i tempi previsti per questo tipo di ricorso ed ha anche rigettato la possibilità che la banca privata italiana che ha gestito l’operazione abbia avuto qualche tipo di responsabilità, potendo comprovare che l’investitore era competente in materia di mercati emergenti e giocava in borsa proprio su questi settori.

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