mercoledì 20 set 2017

Il carnevale triste della crisi: il Brasile sospende i cortei

Garantiti i bagordi a Rio de Janeiro e nelle piazze maggiori, ma diverse località dell’entroterra non hanno i soldi per la festa. Strade, scuole, argini e ambulanze sono i capitoli di bilancio che sostituiscono i balli in maschera in seguito al crollo del Pil. Il popolo impoverito, però, promette: noi ci divertiremo lo stesso

Rio: la crisi incombe sul paese dell'allegria. (foto: la rete)

Rio: la crisi incombe sul paese dell’allegria. (foto: la rete)

Le maschere più vendute per il carnevale di Rio de Janeiro di quest’anno, sono quelle dei personaggi dello scandalo Petrobras, una delle maggiori inchieste per corruzione, tra le molte che di recente stanno scuotendo l’establishment del Brasile. Sono fatti che hanno suscitato sdegno tra la popolazione, soprattutto se si tiene conto della performance economica negativa a cui questa amministrazione ha portato lo Stato. Nemmeno il carnevale, però, che inizierà tra pochi giorni e che molti antropologi spiegano essere una valvola di sfogo sociale contro soprusi e differenze di classe, può essere considerato al sicuro da questo momento di crisi. Se a Rio, infatti, i cortei scenderanno in strada con il solito sfarzo, molte piccole città dell’entroterra hanno invece cancellato i propri festeggiamenti, preferendo destinare altrove i loro fondi.

Porto Ferreira, nello stato di San Paolo, ha per esempio acquistato un ambulanza e annullato l’impegno economico del municipio per i bagordi di strada. Ad Iratì, nel Paranà, i fondi del carnevale sono stati destinati a costruire argini contro gli allagamenti. L’amministrazione di Rolim de Moura (Rondonia), ha preferito ristrutturare una scuola, piuttosto che investire nei balli in maschera e quella di Julio de Castilhos (Rio Grande do Sul) si è inclinata per la manutenzione della propria rete stradale.

Sono in tutto 48 centri urbani e, dietro questi fatti particolari, c’è una situazione nazionale: Il deficit pubblico, per dirne una, è del 5,7 per cento e la cifra ha spinto il Brasile in testa alla classifica latinoamericana. L’economia si è contratta del 3,7 per cento nel 2015 e per il 2016 è stato previsto un bilancio anche peggiore. La presidente Dilma Rousseff ha cercato di correre ai ripari con nuovi investimenti nelle infrastrutture, voleva creare nuovi posti di lavoro, ma non c’è del tutto riuscita.

L’ultima volta che il Brasile ha affrontato una caduta del genere è stato nel 1901: nemmeno la grande depressione del 1930 l’ha abbattuto. E sebbene i governi di Lula da Silva prima e di Rousseff poi abbiano tolto dalla povertà milioni di brasiliani, adesso il mercato risente della crisi delle materie prime e del calo nella domanda cinese. Inoltre, c’è la mancanza di strutture per sostenere un apparato statale così imponente.

A farne le spese sono i servizi considerati non essenziali, come i finanziamenti pubblici ai festeggiamenti del Carnevale. La città di Campinas, oltre tre milioni di abitanti nello stato di San Paolo, è tra quelle che hanno dovuto ridurre i festeggiamenti. Altri centri intendono fare la stessa scelta. In onore allo spirito dei brasiliani, però, tutti garantiscono che le feste di strada si manterranno anche in assenza delle celebrazioni ufficiali.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Repubblica Sera

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