Il Brasile sospende le promozioni di TIM: il servizio è scarso, devi investire

Bloccate in misura minore anche le concorrenti Oi e Claro, ma la controllata di Telecom Italia, già teatro della famosa truffa delle SIM false, è quella che più di ogni altra scontenta i suoi clienti. Si salva, invece, Vivo di Telefonica, che poi è anche l’azionista unico maggioritario di TI

Malcontento: non c'è più campo per TIM Brasil (foto: la rete)

Malcontento: non c'è più campo per TIM Brasil (foto: la rete)

Era bastato il sentore di una sanzione governativa contro TIM Brasil a far crollare la quotazione del titolo nella borsa di San Paolo, protagonista lo scorso 12 luglio di un -9,73%, e la sua conferma, arrivata ieri, non è stata da meno: nonostante la notizia della sospensione da parte dell’autorità di controllo delle telecomunicazioni, Anatel, delle promozioni di voce e dati di TIM sia stata data in chiusura di mercato, il titolo ha comunque perso il 2,8%, fermandosi a 9,46 reais brasiliani.
Dietro questo nuovo colpo alla controllata locale di Telecom Italia, ci sono le continue proteste da parte delle associazioni di consumatori a cui il governo di Dilma Rousseff ha deciso di dare ascolto usando le maniere forti. Dietro alla lavagna con TIM sono finite anche la brasiliana Oi e la messicana Claro, anche se le proporzioni non sembrano comparabili: bloccati i pacchetti di servizio in 5 regioni (stati) per TIM, in 6 per Oi e in 3 per Claro. Vivo, invece, che è controllata dallo stesso azionista unico di maggioranza in Telecom Italia, ovvero, Telefonica di Spagna, ha evitato qualsiasi provvedimento.
Difficile per il momento calcolare l’impatto che avrà la sanzione sul bilancio di una delle risorse migliori di Telecom Italia. Per ritirare il blocco, l’Anatel ha chiesto di vedere un piano di investimenti concreto sui prossimi due anni, che ritenga sufficiente a risolvere le lamentele degli utenti, ma che bisogna vedere se TI sarà poi in grado di pagare.
Non è la prima volta che TIM Brasil salta all’attenzione delle cronache. Com’è noto, infatti, il precedente amministratore delegato, Luca Luciani, un uomo ambizioso di cui è facile trovare prove del suo profilo personale su Youtube, aveva organizzato una truffa in combutta con il suo omologo per la casa madre, Riccardo Ruggiero, ed il direttore operativo di TIM, Massimo Castelli, che consisteva nell’aumentare in modo fittizio il volume dei clienti, attraverso la creazione di migliaia di schede SIM false di imminente scadenza, su cui veniva caricato 1 centesimo di credito.
Questo fatto, per cui la compagnia ha patteggiato il pagamento di 600 mila euro con la magistratura italiana, continua a mantenere spaccati gli azionisti di TIM Brasil. Il presidente della telefonica italiana, Franco Bernabè, ha infatti preso pubblicamente le difese del truffatore Luciani, suscitando le ire dei soci di minoranza, capitanati dal brasiliano Nelson Tanure, che possiede il 5%. Per il momento, resta la preoccupazione degli operatori locali, che borsisticamente non hanno preso alla leggera il provvedimento di Antel, che sarà attivo dal prossimo 23 di luglio.

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