Giornalismo in saldo: ancora scioperi all’Ansa Baires

50 anni di storia e un presente professionale eccellente fanno dell’Ansa un patrimonio da salvare

In saldo: la prassi maledetta per cui il giornalismo può essere sottopagato (foto: Roby Bettolini)

Sconti: la prassi maledetta per cui il giornalismo può essere sottopagato (foto: Roby Bettolini)

I giornalisti del servizio in spagnolo dell’Ansa Buenos Aires hanno realizzato una nuova giornata di protesta davanti all’ambasciata italiana, per chiedere che nelle trattative previste per questa settimana vengano rispettati gli impegni salariali presi dalla centrale di Roma nei loro confronti.
I dipendenti argentini dell’Ansa, organico della più grande redazione che la nostra agenzia stampa nazionale possieda al di fuori dell’Italia, stanno chiedendo da tempo un adeguamento dei loro salari al costo della vita e, nonostante si trovino in condizioni retributive molto più basse rispetto a quelle dei loro colleghi locali, non sono mai riusciti ad arrivare a quello che ritengono essere uno stipendio dignitoso, anzi, denunciano che dopo il raggiungimento di un accordo su basi minime con la dirigenza aziendale, poi non sia stato rispettato neppure questo.
L’Ansa è presente in Argentina da più di 50 anni, periodo in cui molti professionisti di rango sono passati per le sue macchine da scrivere e continuano anche oggi a battere quotidianamente il corso della storia sia in italiano che in spagnolo, fornendo un servizio informativo costante dall’America Latina per l’Italia e dal resto del mondo per l’America Latina. L’Ansa Buenos Aires, partendo dai suoi capi ed arrivando fino ai responsabili delle commissioni ordinarie, è un patrimonio dell’intelligenza italiana e come tale dovrebbe essere preservato in tutti i suoi aspetti. Più in generale, però, quello che accade ai suoi dipendenti non è che il sintomo di un male genaralizzato, che tocca tutto il giornalismo. Se infatti i professionisti a contratto sono sottopagati, quelli freelance in molti casi non lo sono per nulla, eppure, giornali e periodici continuano ad arrivare in edicola, segno che da qualche parte il denaro esiste.

1 commento

  1. Damian Fernandez Beanato scrive:

    Amici, vi ringrazio molto per l’articolo!

    Rispondi

Lascia un tuo commento