Fuga di capitali dall’economia del Venezuela: proibiti i voli privati

Il 2014 dell’economia sudamericana si chiude con le toppe del governo a un anno difficile: taglio alla spesa pubblica, polizia contro il mercato nero e la possibilità di posticipare la scadenza dei bond, sono le prime cure contro la recessione dovuta al calo nel prezzo del petrolio. Basteranno a scongiurare il default?

Rete sulla fuga: l'economia del Venezuela è di nuovo in difficoltà (foto: la rete)

Rete sulla fuga: l’economia del Venezuela è di nuovo in difficoltà (foto: la rete)

Il blocco totale dei 7 aeroporti del Venezuela, compresi i 1.300 aeroplani privati che vi stavano parcheggiati sopra, è stato giustificato ieri l’altro dalle autorità di polizia federale, con le necessità di una mega operazione contro il narcotraffico. Tuttavia, dato che i sigilli durano ancora, non è stata indicata alcuna data di scadenza e nessuno dei velivoli ha potuto finora lasciare la pista su cui stazionava al momento della retata, si crede che l’obiettivo sia in realtà quello far sentire il fiato della legge, sul collo di chi opera nel mercato nero della fuga di capitali. Questo capitolo controproducente delle esportazioni, è aumentato con forza in seguito all’entrata in recessione del Venezuela, un fatto dovuto in buona parte alla caduta nel prezzo del petrolio, che sta portando perdite milionarie.

Il Venezuela è, con Panama e l’Argentina, lo stato americano da cui parte la maggior quantità di contanti (in relazione al Pil), verso i paradisi fiscali o i paesi centrali dell’Occidente: qui, chi è in grado di risparmiare, fugge finanziariamente dai pericoli della moneta nazionale, che in questo caso si traducono in svalutazioni drastiche o addirittura in default. La severa e complicata politica monetaria del Venezuela, che comprende attualmente quattro diversi tipi di cambio sui biglietti verdi, tutti controllati e blindati dal divieto per i cittadini di acquistare valuta americana, è stata disegnata proprio per evitare questa emorragia di capitali. Tuttavia, non ha ottenuto i risultati sperati e in questi giorni l’alta finanza di Caracas parla sottovoce dell’imminente abrogazione del cambio Sicad II.

Il peggioramento generale dell’economia, che nel 2014 si crede arriverà ad una contrazione del 3%, abbassandosi all’1% nel 2015, ma senza riuscire a superare mai lo zero, ha reso vani gli sforzi dello Stato e reso ancor peggiore la scenario. Alla radice di tutto, c’è la caduta nei prezzi internazionali del petrolio, che si osserva dal 2012 e che difficilmente cambierà tendendenza, dopo che il recente vertice Opec ha deciso di non tagliare la produzione, nonostante l’offerta sia sovradimensionata rispetto alla domanda.

In barba a questi presupposti poco promettenti, il Venezuela è però riuscito a mantenere le due grosse scadenze di debito che aveva in ottobre, pagando per mano dello Stato e della statale petrolifera Pdvsa un totale di circa 6 miliardi in cedole scadute. Eppure, le agenzie di rating internazionali come Standard & Poor’s non hanno voluto sentir ragioni e hanno siglato una nuova riduzione del voto che danno alla qualità delle obbligazioni di Caracas, passate, nello stesso ottobre scorso, da B- a CCC+. Con il rischio paese più alto, i bolero bond hanno aumentato di molto il rendimento, sfondando la soglia del 20%. Non a caso, sono tra i prodotti finanziari più venduti in Italia.

Per migliorare un po’ i bilanci, il governo socialista di Nicolas Maduro ha già preso alcuni provvedimenti visibili, come per esempio quello di tagliare la spesa pubblica e attivare gli apparati di polizia contro il mercato nero del denaro e degli alimenti. Di altre dimensioni, però, sarebbe l’impatto se venisse confermato il rumor sulla vendita della petrolifera venezuelana Citgo, che opera negli Stati Uniti con tre raffinerie e migliaia di stazioni di servizio, oppure, con l’allungamento nelle scadenze dei bond. Superata la prova di queso ottobre, il prossimo appuntamento è per il 16 marzo con la scadenza del bolero bond in euro. Dopo, non ci saranno altre cedole fino al 2018.

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