mercoledì 20 set 2017

Finanza e marchette: con la crisi, aumenta la prostituzione in Venezuela

L’economia cade e gli osservatori sociali registrano un aumento dei ragazzi e delle ragazze in strada. È una scelta difficile, ma può portare a guadagni stellari o, addirittura, ad avere quello che tutti desiderano: i dollari americani da rivendere sul mercato nero

Mercato della carne: con la crisi, aumenta la prostituzione in Venezuela (foto: la rete)

Mercato della carne: con la crisi, aumenta la prostituzione in Venezuela (foto: la rete)

Fisici scolpiti e abbigliamento tex-mex. Oppure, forme gonfiate, curve unte di gelatina ed intimo minimal. Ma anche una semplice polo, un paio di jeans, una moto parcheggiata sotto un lampione di un quartiere residenziale di Caracas. Il sederone piazzato sullo sgabello di un bar del porto, o un annuncio allusivo sull’eBay sudamericano. È questo il variegato oceano dei tequileros, degli strippers, delle gogo dancers, degli gigolò e delle puttane che la crisi economica venezuelana ha portato a moltiplicarsi nelle strade delle città e che la complessa situazione finanziaria ha messo anche, a volte e con ironia, in una posizione estremamente privilegiata della società.

«Ho 28 anni e faccio il “prepagato”», ha raccontato Miguel a una nota pubblicazione venezuelana, in un articolo poi molto riprodotto dentro e fuori dal paese. Il ragazzo è uno studente di medicina, lavora in una farmcia e due sere a settimana si prostituisce. Fare il “prepagato” è l’espressione con cui si definisce la formula classica del prima i soldi e poi il servizio. Miguel dice di non aver mai pensato in vita sua di prostituirsi, né di essere mai stato un cliente del settore. Semplicemente la sua situazione economica ha iniziato a peggiorare e si è chiesto che cosa potesse fare per migliorarla.

La rispota l’ha trovata in quello che allora era il suo ragazzo: «Lui si prostituiva e mi ha detto che se avevo bisogno di soldi, potevo provarci anch’io – racconta – non avevo idea che fosse così facile». Facile, in questo caso, significa fino a 400 dollari l’ora. 600, addirittura, se l’acquirente è una coppia in cerca di avventure trasgressive. Significa guadagnare in sessanta minuti l’equivalente di un salario minimo venezuelano, quei 670 dollari che però non bastano ad arrivare fino a fine mese. Ma chi può permettersi di spendere tanto in un vizio così effimero? «Affaristi, funzionari pubblici o anche capi banda che organizzano feste in carcere», risponde Miguel, annoverando gente che, oltre a pagarlo, gli ha fatto anche «un sacco di favori, per risolvere diverse questioni».

 Non tutti però possono permettersi i suoi onorari. Uno dei ragazzi che si vedono spesso bighellonare nelle aree famose a Caracas per la prostituzione maschile, oppure entrare e uscire da posti come l’hotel JJ dell’avenida Andres Bello, dove i cronisti della capitale riportano saltuari arresti per omicidi passionali, chiedono 20 dollari per un servizio completo. Prezzi che si abbassano ancora, quando dai maschi si passa alle transessuali. Nell’aumento nel numero di venezuelani che ogni giorno scelgono questa fonte di guadagno, però, alcuni sembrano aver raggiunto una posizione privilegiata. 

Esiste infatti tutta una categoria di clienti, come i turisti e i marinai, che possono permettersi (e dai quali si pretendere) di pagare in dollari. Con la svalutazione graduale che ha subito il bolivar fuerte negli ultimi anni e il divieto di acquistare la moneta americana che ha imposto il governo, questa è diventata un bene ricercato e costosissimo. «L’arrivo di un bastimento battente bandiera liberiana e carico di marinai ucraini, arabi e filippini significa una cosa sola per Elena: dollari», racconta per esempio El Universal, in un reportage sul fenomeno delle prostitute e cambia-valute del Venezuela. 

Una delle loro fonti, di 32 anni, ha viaggiato per oltre 450 km, non appena ha saputo dell’arrivo in porto di una di queste navi: «Il dollaro la fa da padrone in momenti di crisi come questo – ha spiegato la stessa, con coscienza da economista di strada – ma ottenerlo ha il suo prezzo».

2 Commenti

  1. Francostars scrive:

    E’ sempre meglio legalizzare e tassare la prostituzione.

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  2. Calimero scrive:

    E’ sempre meglio prima far pagare le tasse a chi già dovrebbe, e favorire la meritocrazia, altrimenti poi, tassata la protituzione saremmo sempre punto e a capo, finendo col non sapere più dove prendere i soldi. Poi si può parlare di tassare la prostituzione, ma sopratutto di diritti di chi fa tale mestiere che fra l’ altro è difficilmente distinguibile da forme di meretricio più subdole, come fidanzamenti e matrimoni di comodo, scambi di favore ecc… Si parla, ora, di far tassare la prosituzione perchè non si sa più come risistemare un paese che fa acqua da tutte le parti e che sta ormai collassando.

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