Economista anti-Kirchner: «il mercato argentino è nel peggiore dei mondi possibili»

Roberto Lavagna gioca per la squadra di Sergio Massa, l’uomo che si propone come alternativa a Cristina Kirchner, e bacchetta l’avversario: «l’inflazione è nata a causa di un’eccessiva emissione di moneta. Senza investimenti, nuovi posti di lavoro e con una politica energetica complicata, ci vuole un piano di riforma integrale»

Tu: lavagna non ha dubbi, il governo ha fallito in ambito economico (foto: la rete)

Tu: lavagna non ha dubbi, il governo ha fallito in ambito economico (foto: la rete)

Dopo aver lavorato come minisro dell’Economia per il governo di Nestor Kirchner ed aver perso una sfida elettorale con la moglie ed attuale presidente Cristina, alle presidenziali del 2007, Roberto Lavagna, considerato l’artefice dell’uscita argentina dalla crisi economica del 2001, ha deciso di riconfermare le sue simpatie per il peronismo di centrodestra, schierandosi con Sergio Massa: l’uomo che da qualche settimana ha iniziato al lunga corsa per tentare di sedere, a partire dal 2015, alla scrivania della Casa Rosada.

Come capo della squadra economica di Massa, Lavagna ha dato un giudizio categorico sulla situazione in cui si trova il mercato locale: «È il peggiore dei mondi possibili». Secondo il suo punto di vista, il problema principale del sistema argentino è il fatto che «il mercato abbia svalutato autonomamente il valore della moneta e il governo cerchi di nasconderlo. Questo è il peggiore dei fallimenti rispetto a quanto fatto finora».

«È sbagliato – nell’ottica di Lavagna – che le autorità mantengano il valore del peso molto al disopra rispetto al costo reale», visibile nelle quotazioni che gli operatori realizzano al difuori del mercato argentino, oppure, nel mercato nero. «La nostra economia sta affrontando un processo di miglioramento – ha proseguito l’ex ministro – il motivo per cui qualche anno fa l’inflazione ha iniziato a crescere con tanta forza è perchè si è emesso moneta senza che ci fosse una controparte nelle casse dello Stato. Gli investimenti sono pochi, come d’altra parte la creazione di impiego. Poi, c’è la situazione energetica, un’altro aspetto molto complicato».

«Quello che ci vorrebbe affinchè la gente smetta di pagare le conseguenze di questo stato delle cose – ha poi concluso Lavagna – sarebbe un piano di riforma integrale, che porti alla creazione di un sistema di crescita». Operando in condizioni interne ed esterne completamente diverse da quelle attuali, Lavagna viene ricordato per aver guidato, da ministro delle Finanze, l’Argentina che tra il 2002 e il 2005 toccò tassi di crescita dell’8%. Fu poi obbligato alle dimissioni dal gabinetto Kirchner, per dissensi sulla linea politica con l’allora presidente Nestor.

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