Economia: la Merkel vuole il rame del Cile e l’argento del Perù

Bisognosa di materie prime per un paese che ne è povero, la cancelliera tedesca sarà Santiago il prossimo fine settimana per firmare un accordo minerario con il proprietario del 34% del rame mondiale e con il secondo produttore di litio. Contemporaneamente, il suo vice cercherà un patto simile con il Perù, ricco d’argentino, zinco, rame e quant’altro

Duttile e malleabile: caratteristiche del rame e del negoziatore (foto: la rete)

Duttile e malleabile: caratteristiche del rame e del negoziatore (foto: la rete)

Nonostante le illustri diserzioni, il vertice America Latina, Caraibi ed Unione Europea, previsto per il prossimo 26 e 27 gennaio riserverà un’importante sorpresa: la Germania firmerà un accordo di cooperazione mineraria con il Cile, nel tentativo di ottenere materie prime sempre più ambite a livello internazionale, come il rame, il litio e l’argento, di cui è priva. Ad anticiparlo è stato il settimanale tedesco Der Spiegel, specificando che la cancelliera Angela Merkel approfitterà del suo passaggio per Santiago del Cile, sede del vertice, per incontrare il suo pari locale Sebastian Piñera.

Sempre secondo quanto annunciato dalla rivista tedesca, il Cile no sarebbe tuttavia l’unico fronte d’azione messo in piedi da Berlino. Il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, starebbe infatti negoziando un accordo simile anche con il Perù, un altro importante tesoriere di risorse minerarie, che può vantare per esempio il secondo posto mondiale in fatto di riserve d’argento, il quarto per piombo e zinco ed il sesto nel rame. Senza contare i comunque enormi giacimenti di ferro, oro e metalli secondari.

La domanda ancora priva di una risposta in questo pronostico, è che cosà otterranno dalla Germania questi due paesi sudamericani, in cambio dei loro minerali. Il Cile in particolare ha un’economia molto dipendente dalle esportazioni di rame, di altri metalli e di cellulosa per produrre la carta. Questo lo lega a doppio filo all’andamento dell’economia mondiale, la quale, non sta attraversando una fase positiva. La garanzia di un cliente fisso, quale la Germania, potrebbe essere quindi già di per sè un buon affare, anche se questo implica l’accettazione di un prezzo più basso.

Indirettamente, lo ha riconosciuto anche la direttrice dell’Fmi, Cristine Lagarde, quando circa un mese fa si è riunita con il ministro dell’Economia, Felipe Larrain, ed il direttore della Banca Centrale, Rodrigo Vergara, definendo la loro nazione come «uno dei paesi più prosperi ed affidabili dell’America del Sud». Salvo poi precisare subito dopo che «chiaramente nell’FMI pensiamo che nessun paese possa considerarsi immune alla situazione estera». Nel 2012 il Cile è cresciuto del 5,6%, ma, come ha recentemente ricordato l’analista locale Laura Medel «nell’anno 1997 crebbe all’8% e poi nel ’98 crollò tutto il sistema economico». Complice di questa precarietà che Lagarde in parte nasconde, ci sarebbe il livello di indebitamento del cittadino comune e delle imprese, unito a una forbice della ricchezza molto aperta: ci sono poche persone molto ricche e molte persone che invece lo sono poco.

Diversa è la situazione del Perù: otto anni di crescita continua, hanno fatto segnare nel 2012 un pil superiore al 6% e si accostano a un’inflazione stabilmente bassa per la zona, fermatasi attorno al 2,5% annuo. Il principale problema degli ultimi anni è stato in questo mercato la mancanza di investimenti esteri: forse proprio quello che la Germania è in grado di dare con l’accordo sui minerali che sta gestando.

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