Economia: la Cina scommette sul nucleare argentino

2 miliardi di dollari per costruire la quarta centrale nucleare argentina. Insorgono i vicini Uruguay e Paraguay, minacciati da eventuali incidenti e nemmeno consultati. Critiche da Greenpeace e soddisfazione dalla Casa Rosada: con questo e l’accordo atomico con Putin, presto la produzione supererà il 4% del fabbisogno nazionale

La centrale di Embalse: prima dell'arcipelago dei 4 reattori nucleari argentini (foto: Pangea News)

La centrale di Embalse: prima dell’arcipelago dei 4 reattori nucleari argentini (foto: Pangea News)

Se ne fregano i cinesi del cartellino rosso appena mostrato al debito argentino dalle agenzie di rating americane, come se ne infischia anche Buenos Aires degli avvertimenti di Greanpeace, secondo cui la tecnologia che ha scelto per costruire la sua quarta centrale nucleare è obsoleta e pericolosa: ieri, il giovane ministro dell’Economia argentino, Axel Kicilloff, e il vecchio ministro della Pianificazione, Julio de Vido, hanno infatti annunciato da Pechino di aver concluso un accordo di cooperazione nucleare, in cui il paese asiatico sborserà 2 miliardi di dollari per finanziare la costruzione del complesso Atucha III.

Con più di 50 anni di storia nucleare felicemente sicura, a dispetto della fama di approssimazione che avvolge il paese, questa nuova centrale dovrà sorgere a valle delle sue omonime Atucha I e II, sulle rive del fiume Paranà. Il costo complessivo sarà di più di 3 miliardi di dollari, un fatto che, come era già accaduto anche nella messa in opera di Atucha II, ha subito scatenato denunce di sovrapprezzo e corruzione. Alla costruzione non parteciperà però solo la Cina, oltre ai capitali argentini, si sono infatti aggiunti al progetto, con quote minori, anche il Canada e la Russia.

Mentre la Casa Rosada stappa lo champagne, per uno stabilimento che dovrebbe arrivarle praticamente chiavi in mano, i governanti dell’Uruguay e del Paraguay ricevono invece una doccia gelata. Secondo il parere degli esperti, ai loro elettori e agli argentini dei dintorni toccherebbe infatti il grosso del danno collaterale in caso di incidente. «Abbiamo chiesto spiegazioni all’Argentina, ma non ci hanno dato alcuna risposta», hanno per esempio fatto sapere dall’amministrazione di Asuncion. «Si tratta di una decisione unilaterale, in cui, non solo non hanno pensato a consultarci, ma ora nemmeno pensano a prenderci in considerazione», aggiungono invece da Montevideo, città ancor più prossima alla catena dei reattori Atucha e capitale di un paese che negli ultimi anni ha avuto notorie difficoltà nelle relazioni commerciali con i cugini. 

Attualmente, le centrali nucleari argentine di Embalse e Atucha producono il 4% del fabbisogno elettrico nazionale. Gli investimenti in materia da parte del governo, però, sono stati grandiosi e questa percentuale è destinata ad aumentare. Solo un mese fa, la presidente Cristina Kirchner aveva firmato un trattato di cooperazione anche con la Russia e, oltre agli stabilimenti produttivi, ci sono diversi centri di ricerca che si dedicano ad esportare tecnologia atomica nel mondo. «Quello che monteranno ad Atucha III è un reattore obsoleto – hanno comunque fatto sapere da Greenpeace, un’ong ambientalista fortemente critica nei confronti delle politiche energetiche dell’attuale amministrazione – sono macchine che risalgono agli Anni Ottanta, che in Europa hanno dismesso ovunque». Al di là di questo, poi, recenti tragedie come quella di Fukushima dovrebbero, sempre secondo gli attivisti, scoraggiare l’adozione del nucleare indipendentemente dalla modernità degli impianti.

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