Economia, la Cepal boccia il Sudamerica: nel 2014 crescerà meno

L’organo di controllo economico delle Nazioni Unite ha ridotto le stime di crescita per l’America Latina e per le sue singole economie regionali. «Un dinamismo ridotto» dei loro mercati e la diminuzione della domanda cinese sono le ragioni del +2,7% che prevede per dicembre. La maglia nera sarà per Venezuela e Argentina

Scambi bloccati: un commerciante in un mercato del nord argentino (foto: Pangea News)

Scambi bloccati: un commerciante in un mercato del nord argentino (foto: Pangea News)

Quest’anno i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi cresceranno nel loro insieme del 2,7%. Lo afferma la Commissione Economica per l’America Latina (Cepal), un organo di controllo e analisi dell’Onu, che gode di grande riconoscimento internazionale. Le stime dell’ufficio sono state riviste al ribasso rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso dicembre, quando si era pronosticato un +3,2% per il 2014. Anche se a minor ritmo rispetto alle speranze, comunque, l’anno in corso dovrebbe in ogni caso superare il precedente, quando si è chiuso il bilancio con un aumento del 2,5% nel pil complessivo.

«Le economie sudamericane che più di altre si specializzano nella produzione ed esportazione delle risorse naturali, saranno danneggiate dal rallentamento della Cina e dal calo nella domanda esterna che questa tendenza comporta», ha detto la Cepal nel proprio rapporto periodico. D’altra parte, i migliori risultati macro visti di recente negli Stati Uniti, favoriranno i sistemi limitrofi, a incominciare dal Messico, ma senza trascurare anche le piccole economie centroamericane. Proprio l’unica nazione di lingua spagnola del Nord America, però, sarebbe responsabile insieme all’unica che parla portoghese in tutto il continente, il Brasile, della decelerazione generale.

Tra le varie cause, i tecnici dell’Onu parlano anche di «un contesto esterno ancora segnato dall’incertezza e una crescita inferiore alle attese per le principali economie della regione, ovvero il Brasile e il Messico». In termini numerici, il prodotto del Messico dovrebbe aumentare del 3% e quello del Brasile del 2,3. Dati che pongono entrambi dietro, per esempio, al Cile, dove il pronostico di un +3,7% ha seminato delusione, rispetto al +4% che era stato promesso in dicembre. Davanti ai due grandi, dovrebbero poi stare anche il Perù (5,5%), la Bolivia (5,5%), l’Ecuador (5,0%), il Paraguay (4,5%) e la Colombia (4,3%).

Per quanto riguarda l’Argentina e il Venezuela, si litigheranno l’ultimo posto, con una crescita dell’1% nel primo caso, e dello 0,5% nel secondo. «I provvedimenti presi all’inizio del 2014 – scrive ancora la Cepal, in riferimento a Buenos Aires – per affrontare gli squilibri economici sorti negli ultimi anni, hanno avuto un effetto frenante». Mentre per il Venezuela, giustifica di aver abbassato dello 0,5% le previsioni, facendo presente «la complessa situazione economica che attraversa il Paese».

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