Economia: Argentina e Brasile girano col freno a mano tirato

La Banca Mondiale avverte che l’Argentina ha smesso di correre. La crescita del paese sarà infatti ‘solo’ del 2,2% per quest’anno, a fronte di una percentuale ‘cinese’ dell’8,9% nel 2011. E a Buenos Aires e dintorni c’è già chi parla di recessione – che è poi altro non è che il calo del famigerato PIL per almeno tre trimestri consecutivi.

Nel documento intitolato, in maniera dimessa, Prospettive Economiche Mondiali, l’istituzione punta il dito sul calo della domanda interna nel paese dei Kirchner, oltre a quella del principale socio commerciale, il vicino Brasile, che chiuderà pure lui l’anno contabile con una crescita minore del previsto (2,9% a fronte di un ipotizzato 3,4%).

Dal ministero dell’Economia argentino lo definiscono un ‘confuso e contraddittorio diagnostico generale’, snocciolano al contrario un tasso di crescita del 5% e accusano l’ente con sede a Washington di basare le sue proiezioni su ‘preconcetti ideologici’, proprio come l’odiato (e cacciato) FMI.

Ridono invece a latitudini più tropicali, dove Messico e stati centroamericani fanno registrare tassi di crescita del 3,5% e 3,9%. Il rischio per la regione, tuttavia, è sempre quello: se il gigante Cina dovesse fermarsi per rifiatare, le implicazioni sarebbero ‘importanti’ – soprattutto per quei paesi non attrezzati internamente a compensare un eventuale crollo delle esportazioni.

 

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