Draghi: L’Argentina faccia un passo avanti nel litigio sui Tango Bond

Anche il presidente della BCE sprona Buenos Aires a cambiare atteggiamento e migliorare l’offerta ai grandi creditori. Mentre migliaia di italiani aspettano gli interessi sulle nuove obbligazioni argentine, l’economista spiega che, comunque vada, «è difficile che la situazione si risolva in fretta»

Asse Buenos Aires-Berlino: Draghi consiglia all'Argentina di trattare sui Tango Bond (foto: la rete)

Asse Buenos Aires-Berlino: Draghi consiglia all’Argentina di trattare sui Tango Bond (foto: la rete)

Buenos Aires – «Conosco questo genere di conflitti e so che di solito non si risolvono in tempi brevi, ma l’Argentina dovrebbe fare un gesto d’avvicinamento» nei confronti degli holdout. Con queste parole, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha spiegato all’ex direttore della Banca Centrale Argentina, Martin Redrado, il suo punto di vista sul conflitto giudiziario che ormai da anni vede Buenos Aires affrontare i grandi e piccoli creditori della crisi del 2001.

A riferire questa lettura poco incoraggiante per i risparmiatori italiani, che ancora aspettano di incassare i titoli argentini bloccati per ordine del giudice Thomas Griesa nel luglio 2014, è stato lo stesso economista argentino invitato nello studio di Draghi in Germania. Rientrato in patria, Redrado ha infatti raccontato alla stampa che il nostro connazionale «si è mostrato particolarmente interessato al futuro del paese sudamericano, soprattutto per quanto verrà dopo il 10 dicembre».

Coinvolto personalmente nella campagna elettorale come ex funzionario del governo di Cristina Kirchner e attuale alfiere dell’opposizione, Redrado ha fatto riferimento alla data di dicembre come il momento in cui entrarà in carica il gabinetto che gli argentini sceglieranno col voto del prossimo 25 ottobre. Di fatto però, i sondaggi continuano a indicare che il vincitore delle presidenziali sarà Daniel Scioli, che è al tempo stesso il candidato di Cristina Kirchner ed anche il meno predisposto al dialogo verso i fondi americani.

Il consiglio di Draghi, comunque, è chiaro: «È molto importante che il vostro paese mostri un atteggiamento risolutivo», ha detto, quando invece il ministro dell’Economia, Axel Kicilloff, ha finora declamato la volontà di saldare il debito, ma non ha mai offerto nulla di più di quanto i cosiddetti «fondi avvoltoio» avevano rifiutato prima di iniziare la causa, che ora hanno vinto.

Stando così le cose, non solo è difficile che Griesa ritiri gli ordini di congelamento con cui ha bloccato il pagamento degli interessi sui nuovi Tango Bond, ma è addirittura probabile che continui invece a cercare altri punti deboli nelle proprietà sequestrabili dell’Argentina, per tentare di risarcire i querelanti americani.

2 Commenti

  1. Borio Mattia scrive:

    Come puo’ un giudice americano privilegiare gli interessi dei fondi americani che hanno acquistato a prezzi stracciati i bond argentini
    per pura speculazione, danneggiando molti piccoli risparmiatori
    che su quei titoli hanno gia perso tanti soldi? Non dimentichiamo
    che i piccoli non li avevano comprato in saldo come i fondi

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  2. Edoardo Ferrari scrive:

    Non si potrebbe dimostrare che il giudice Gresia ha degli specifici interessi e quindi invakidare la sua senrenza. Proporre l’azione giudiziaria contro di lui penso che,oltre che doverosa, sia possibile è sufficiente un valido avvocato.

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