Cuba richiama la Russia: petrolio in vista

Come nel più classico degli ormai lontani scenari da guerra fredda, i russi viaggiano verso Cuba. Ma questa volta non per difendere il socialismo, bensì per cercare il petrolio: e quasi per contrappasso, il secondo rischia di salvare il primo

Energia: Cuba potrà ricavare petrolio dal mare come credono i russi? (foto: la rete)

Energia: Cuba potrà ricavare petrolio dal mare come credono i russi? (foto: la rete)

Guarda chi si vede. Dopo quarant’anni di stretta collaborazione e altri venti praticamente senza contatti, i russi tornano a Cuba. Certo, non nella forma precedente, nessun aiuto, sostegno o soccorso al governo marxista, in ogni caso il fatto contiene potenziali elementi di radicalità, perché si parla di petrolio. Questa volta la Russia entra con il nome di Zarubezhneft, la compagnia petrolifera sotto il controllo stato, fondata nel 1967 dal governo sovietico, che tenterà di dare solidità agli ultimi studi internazionali che ipotizzano un mare di petrolio su cui galleggerebbero le isole caraibiche.

Cuba da tempo sta intensificando le ricerche, l’ultima compagnia chiamata ad assolvere il compito è stata la Repsol, ma i risultati sono stati praticamente nulli e dopo l’ultima ricerca svoltasi attraverso una perforazione avvenuta all’inizio dell’anno, la multinazionale ha deciso di andarsene definitivamente dall’isola. Ora è il turno dei russi, che già conoscono l’ambiente cubano avendoci lavorato nel lontano 1984, poi una lunga pausa fino al 2009, quando la Zarubezhneft ritorna attraverso alcuni accordi generali con la compagnia nazionale isolana, la Cupet. Ma ora è il momento di nuove perforazioni.

L’area prevista è quella marittima, esattamente nella frontiera acquatica con le Bahamas, la compagnia si avvarrà di una piattaforma norvegese costruita a Osto 23 anni fa, la Songa Mercur, capace di raggiungere profondità decisamente maggiori di quella utilizzata dalla Repsol (la Scarabeo 9). Il tempo a disposizione per trovare buone notizie è di 325 giorni.

Al diffondersi della notizia, immediatamente si sono cercati espedienti per cercare ostacolare i lavori. Ci ha provato Radio Martí, organo di comunicazione anticastrista con residenza a Miami (fondato da Ronald Regan nel 1983 e finanziato dal governo degli Stati Uniti, dedicato in esclusiva al pubblico cubano trasmette e scrive in spagnolo, prende il nome da José Martí, amatissimo rivoluzionario anticoloniale dell’isola). La radio ha intervistato Jorge Piñon, esperto di politiche energetiche dell’università del Texas e di Miami (ex rilevante dirigente di Shell e Amoco Oil), il quale ha sottolineato che non ci sono le condizioni perché entrino in azione le leggi restrittive dell’embargo economico nei confronti dell’isola comunista, dato che la compagnia russa non realizza alcuna relazione commerciale con gli Stati Uniti e con nessuna delle sue compagnie petrolifere (la piattaforma Scarabeo 9, di cui si è parlato sopra, fu costruita con il solo 10% di materiali provenienti dagli Stati Uniti proprio per potere evitare lo stop che avrebbe imposto l’embargo USA).

Quindi il via libera pare incontrovertibile, ora starà al mare decretare se là sotto vi è nascosta un‘importante chiave per il futuro cubano, o se invece non si tratti dell’ennesima delle illusioni petrolifere. E, ironia della sorte, la parola spetta nuovamente ai russi.

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