Colpo alle speranze petrolifere di Cuba: il pozzo dei venezuelani è vuoto

Un comunicato della statale petrolifera di Caracas, Pdvsa, gela il sangue nelle vene a chi sperava che il futuro del comunismo cubano stesse negli idrocarburi: il pozzo della zona castrista nel Golfo del Messico «non offre possibilità di sfruttamento commerciale». La piattaforma italiana Scarabeo 9 (Montedison) sarà trasferita in Africa

 

La Scarabeo 9 in fase d'assemblaggio (foto: la rete)

La Scarabeo 9 in fase d'assemblaggio (foto: la rete)

La Scarabeo 9 non è uno scarafaggio portafortuna: dopo il fallimento del progetto di usare questa piattaforma costruita in Cina sotto il marchio italiano Eni-Montedison, per trovare petrolio nelle acque cubane del Golfo del Messico da parte di Repsol, in società con PC Gulf (Malesia), e della russa Gazprom, ora tocca anche ai cercatori comunisti: Pdvsa del governo venezuelano di Hugo Chavez e Cubapetrolio, di quello di Raul Castro hanno alzato bandiera bianca ed hanno annunciato il trasferimento in Africa dell’impianto.

Era stato acquistato dall’Italia poichè la legge Helms Button, meglio nota da mezzo secolo a questa parte come l’embargo economico statunitense contro Cuba, proibisce l’utilizzo di macchinari industriali contenenti più di un 10% di ricambi fabbricati in America. La Scarabeo 9 era quindi la prima piattaforma costruita appositamente per lavorare in acque cubane ed anche per questo aveva l’importante costo di 500 mila dollari al giorno d’affitto.

L’impianto era stato installato nella cosiddetta Zona Economica Esclusica (Zee), un’area delle acque del Golfo del Messico in cui Cuba ha diritto di cercare petrolio. La prospettiva della presenza di grandi giacimenti, fomentata anche da fonti insospettabili o addirittura interessate aveva sostenuto i sogni cubani di risolvere gran parte dei propri problemi di debito con la soluzione più tipica di una paese caraibico: il ritrovamento di un tesoro.

Analisti filo-yankee, però, sostengono che nonostante le aspettative, la bandiera bianca alzata da Caracas ieri prevede un’assenza di ricerche per diverse anni, cosa che obbilga L’Avana a cercare il proprio posto nell’America Latina del benessere che inaugura il terzo millenio in risorse non strettamente legate agli idrocarburi.

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