Colombia, vendesi Stato: annunciate privatizzazioni per 1,3 miliardi

Saranno vendute società elettriche, poste, allevamenti, una compagnia aerea, spazio di banda per il 4G e canali TV, ma non ci saranno nuove cessioni della petrolifera Ecopetrol. Previste vendite anche da privato a privato. Proteste dalla società civile

Vendesi: Colombia, stato in saldo (foto: Pangea News)

Vendesi: Colombia, stato in saldo (foto: Pangea News)

Il governo Colombiano ha appena confermato la volontà di finanziarsi vendendo nuovi apparati statali. Sebbene non abbia ancora annunciato di quali attivi voglia disfarsi, ha indicato il settore dell’elettricità come uno degli ambiti di mercato che metterà in vetrina e si è rimangiato la parola rispetto alla promessa di una nuova cessione azionaria nella statale degli idrocarburi, Ecopetrol, che in parte è già in mani private. Il punto su cui è stato chiaro, invece, è quello dei numeri: in tutto, vuole ricavare dal mercato almeno 1 miliardo e 300 milioni di euro, una cifra che molto probabilmente reinvestirà in infrastrutture ed userà per colmare un deficit fiscale calcolato attorno al 2,4% del Pil.

   A pronunciarsi è stato il ministro dell’Economia, Mauricio Cardenas, il quale ha spento gli animi degli investitori riguardo alla possibilità di entrare in Ecopetrol o aumentare la propria quota: l’attesa era infatti grande, da quando a fine 2010 il presidente Santos aveva garantito l’intenzione di vendere l’azienda ammiraglia di un’economia che fa delle risorse energetiche (particolarmente carbone, gas e petrolio) il propio reattore. All’epoca, si era parlato di cedere il 10% di quell’80% che ancora possiede lo Stato in Ecopetrol. L’ex ministro dell’Economia, Juan Carlos Echeverry, aveva anche presentato un progetto di legge in parlamento per procedere in tal senso, ma a quanto pare i piani di Bogotà ora sono cambiati.

   «Al momento non si prendono in considerazione cessioni in Ecopetrol», ha detto ieri l’attuale titolare del portafoglio economico Cardenas, che fa le veci di Santos nella messa in atto di una strategia politica di lunga gittata, già iniziata durante i precedenti governi, ovvero quella del finanziamento dell’attività statale attraverso le privatizzazioni, concentrando le commesse pubbliche sull’infrastruttura in generale e su quella energetica in particolare. A queste prospettive, gli analisti della testata finanziaria colombiana Portfolio, hanno aggiunto anche quella di un’aumento degli investimenti tra privato e privato.

   Un fatto che questi tecnici danno ormai per compiuto è l’acquisto da parte della catena di supermecati cilena Jumbo (Cencosud), di tutte le filiali che la francese Carrefour possiede nel paese, una transazione che si sarebbe già chiusa per poco meno di 2 milioni di euro. Poi, c’è la vendita dei fast food El Corral. Tra gli interessati ai loro hamburger ci sarebbe il Grupo Santo Domingo ed un’altra firma straniera che si sta muovendo dietro alla maschera di un fondo d’investimento.

   Per tornare alla cosa pubblica, oltre alle società elettriche, è probabile che il governo metta in vendita anche una serie di grandi allevamenti, in cui possiede tra il 20 ed il 40% della proprietà, ma in cui sta perdendo denaro e proprio per questo c’è scetticismo in merito alla possibilità di trovare un acquirente. Al di fuori dal settore agrario, compaiono nalla lista delle cessioni probabili i nomi delle poste statali 4-72, della società finanziaria per lo sviluppo territoriale Findeter, e della compagnia aerea Satena. Inoltre, si attende una gara d’appalto per le bande 4G di telefonia mobile (una licitazione da cui è stato escluso il colosso messicano America Movi), nonchè la messa in vendita di canali televisivi.

   Circa 2 mesi fa il presidente Santos aveva declamato il buono stato dell’economia colombiana anticipando che molte società nazionali sarebbero partite per l’estero in cerca di attivi su cui investire. Le destinazione erano in primo luogo latinoamericane, ma si parlava anche dell’Europa, dove, com’è noto, la Grecia sta procedendo a forti privatizzazioni. Gli accademici dei grandi organismi finanziari internazionali, come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), dicono che in America Latina c’è una percezione ingiustamente negativa delle privatizioni e che i capitali privati hanno invece reso più efficienti le aziende, rispetto ai disservizi del passato. I movimenti sociali latinoamericani in generale e colomibani nello specifico, gli danno in parte ragione, almeno per quanto riguarda l’aspetto della percezione negativa, anche se non credono sia un’idea ingiusta: la privatizzazione dell’acqua colombiana, per esempio, ha causato gravi problemi di ordine sociale, soprattutto tra la popolazione rurale che è la più vulnerabile sotto questo punto di vista. Addirittura, altre esperienze latinoamericane, una su tutte quella argentina, hanno visto l’era delle privatizzazioni culminare con il fallimento dello Stato ed il collasso del potere economico, di risparmio e in certi casi anche di sopravvivenza del cittadino.

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