Colombia, sempre più petrolio: il governo ci investe, gli indios protestano

La produzione petrolifera della Colombia ha mostrato un lieve miglioramento nel mese di luglio con un aumento dello 0,34% rispetto allo stesso mese del 2011. L’obiettivo annunciato dall’ANH (Agencia Nacional de Hidrocarburos) è di raggiungere un milione di barili per la fine dell’anno e la performance dell’industria petrolifera colombiana durante il primo semestre del 2012 fa sperare nel raggiungimento dell’obiettivo

Il settore petrolifero colombiano è in forte ascesa conferendo alla Colombia il quarto posto nel ranking dei paesi produttori di petrolio in America Latina, con 929.201 barili al giorno (bdp), che la mettono dietro solo a Venezuela, Messico e Brasile. Il paese è invece al quinto posto per quanto riguarda le riserve di idrocarburi fino ad oggi conosciute, ma, secondo quanto dichiarato dall’ANH, si tratta di giacimenti che sono ulteriormente cresciuti negli ultimi anni, arrivando ad un +9,8% nel 2011 e con prospettive rilevanti per il 2012.

La straordinaria performance nel settore ha avuto inizio nel 2007, quando il governo colombiano decise di privatizzare in parte   Ecopetrol, compagnia petroliera con capitale di maggioranza statale, cedendo in quell’anno un 10% del capitale, ripetendo analoga operazione nel 2009 e nel 2010, e portando così notevoli capitali freschi nella società, a fronte di una relativa cessione di potere. Questo nuovo orientamento statale nell’ambito del settore energetico ha determinato, come già detto, un sostanziale aumento non solo della produzione petrolifera ma anche nella ricerca di riserve.

Il paese latinoamericano ha, infatti, terminato il 2011 con un livello di produzione pari a 2.25 miliardi di barili, con un incremento del 3,5% rispetto al 2010. Si stima di superare il milione di barili al giorno alla fine del 2012, con un incremento  inter annuale dell’11% ; le previsioni a cinque anni sono di raggiungere la produzione di 1,5 milioni di barili giornalieri. Allo stesso modo, il numero di pozzi perforati si è incrementato, passando dai 75 del 2009 a 126 nel 2011 ed avvicinandosi all’obiettivo di 195 per la fine del 2012.

Nel 2011, secondo le stime del Ministero d’Energia, il 50,4% di tutta la produzione petrolifera si è generata in dieci pozzi, sei dei quali nel dipartimento Meta, ed il resto in Arauca, Santander, Casanare e Putumayo. Il pozzo che ha registrato la migliore performance è stato Rubiales, nel Meta, che ha prodotto una media di 165.000 barili al giorno rappresentando il 18% della produzione totale colombiana. Il bacino di Llanos Orientales ha registrato l’attività petrolifera più produttiva. Qui sono stati perforati 24 pozzi su 33, rappresentando il 72,7% del totale disponibile nel blocco.

Grazie alla nuova politica, il settore petrolifero colombiano sta inoltre attraendo un gran volume di investimenti diretti esteri (IDE), cresciuti di circa un 30% dal 2007 al 2010, passando da 3.33 miliardi di dollari a 4.32 nel 2011. L’attuale scenario e la sua recente evoluzione ha portato il Direttore Generale dell’ANH, José Armando Zamora, a dichiarare che l’investimento nell’industria petrolifera colombiana raggiungerà i 100 miliardi di dollari in 10 anni e che Ecopetrol, la compagnia d’idrocarburi statale,   investirà cinque miliardi di dollari fino al 2017 ed una quantità uguale verrà investita dal settore privato, secondo il piano di sviluppo dell’attuale governo colombiano.

Queste dichiarazioni dimostrano, se ve ne fosse ancora bisogno, la preminente importanza data al settore energetico nello sviluppo economico nazionale e la volontà del governo di approfittare delle risorse naturali di cui il paese dispone. A febbraio, infatti, é stata inaugurata una nuova asta per l’acquisizione da parte del settore privato di nuovi blocchi per l’esplorazione. Inizialmente erano 109 e sono passati a 115 nel mese di giugno. La partecipazione é stata altissima ed hanno presentato domande per i pacchetti tecnici da tutte le parti del mondo, con un interesse sempre crescente da parte di imprese cinesi. A novembre di quest’anno si aspetta la risposta delle autorità competenti per l’assegnazione dei blocchi in concessione.

L’asta prevede tre tipi di blocchi: campi maturi, di nuova scoperta e non convenzionali. Solo il 30% sarà della prima categoria, ciò che dimostra la straordinaria potenzialità di cui dispone la Colombia in termini di riserve future. A proposito si fa rilevare che nel primo semestre 2012 la percentuale di successo nei nuovi pozzi é aumentata vertiginosamente di un 42% in più rispetto al 2011.

Secondo José Armando Zamora, i principali problemi da risolvere per realizzare una maggiore performance sono le carenti   infrastrutture per il trasporto e l’esportazione, così come i fragili equilibri nelle aree rurali del paese dove le F.A.R.C. hanno ancora una presenza preponderante.

Alcuni passi in questa direzione sono già stati avviati: sono in corso, infatti, negoziazioni tra piccoli produttori di crudo del Sud della Colombia e la compagnia Oleodotto Pesante dell’Ecuador (OPE). Il presidente dell’OPE ha dichiarato che già nel 2012 il trasporto terreste dovrebbe porsi in essere. In questo momento, l’oleodotto ha una capacità di 130.000 barili al giorno e la prospettiva è di aumentarla a 450.000. Nella stessa direzione si sta muovendo il governo colombiano, che sta negoziando con le varie parti la costruzione di un oleodotto di 700 kilometri tra Bogotá e Orito, al confine con l’Ecuador che costerà 2 miliardi di dollari.

Un altro problema sarebbe rappresentato dall’impatto ambientale della produzione del petrolio, soprattutto nel Mare dei Caraibi e nel Pacifico colombiano, dove la produzione non ha ancora raggiunto livelli importanti. In quest’ambito ci si aspetta una posizione conservatrice da parte del governo, che ha già dimostrato la volontà di voler tener sotto controllo l’effetto negativo della produzione di crudo in un’area dove il turismo è altamente sviluppato.

Infine, restano da considerare le popolazioni autoctone nella zona dell’Amazzonia, che hanno manifestato in più di un’occasione la loro posizione contraria allo sfruttamento del sottosuolo. Per questo motivo, Il ministro dell’interno colombiano sta mettendo in atto un programma di consultazione con le popolazioni indigene affinché le loro richieste siano almeno ascoltate, visto che per legge non esiste diritto di veto sui progetti né tantomeno sulla loro realizzazione.

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