Colombia: economia sicura o condannata dal Mal d’Olanda?

Allarme degli analisti: troppo redditto dalle esportazioni di minerali fermerà l’industria. Il Pil è calato, ma il governo è tranquillo: «Abbiamo già somministrato l’antidoto». La rivalutazione del peso? «Ci sono le munizioni per sostenere il dollaro». Prospettive di un mercato dinamico, che si propone ancora come una buona destinazione per i capitali italiani

Economia: la Colombia ha il mal d'Olanda? (foto: Pangea News)

Economia: la Colombia ha il mal d’Olanda? (foto: Pangea News)

Dopo almeno 3 anni di forte crescita, spinta soprattutto dall’esportazione di carbone, petrolio e gas, la Colombia ha mostrato nel 2012 una lieve decelerazione che ha preoccupato gli analisti interni ed interessato gli investitori internazionali. Secondo molte fonti critiche, la Perla dei Cairibi sarebbe affetta dal Mal d’Olanda, quel fenomeno economico secondo cui un grande aumento dell’export di materie prime, porterebbe poi rapidamente a un rallentamento dell’industria simile a quello che stiamo vedendo nel paese.

Stando ai dati pubblicati dall’Istat colombiano, Dane, il Pil reale è crsciuto moltissimo tra il 2009 e il 2010, quando è passato dal +1,45% al +4,29%, poi però si è stabilizzato su questa proporzione, aumentando del 4,87% l’anno successivo e addirittura crescendo un pò di meno, +4,46%, nel 2012. Le stime per quest’anno sono di stabilità o, forse, di una lieve diminuzione, visto che si parla di +4,45%. D’altra parte, le esportazioni continuano a crescere, perchè la bilancia commerciale è aumentata del 4,96% nell’ultimo dato reso disponibile dal Dane, cioè quello del 2011, ma gli investimenti esteri, complice la crisi internazionale, sono diminuiti molto: +6,9% nel 2010 e solo +4,3% nei primi 9 mesi del 2011.

La settimana scorsa, il ministro dell’Economia del governo Santos, Mauricio Cardenas, ha concesso un’intervista a El Pais di Cali, uno dei principali quotidiani del paese, ed ha cercato di tranquillizzare la platea: «Contro il Mal d’Olanda siamo vaccinati, perchè abbiamo già preso l’antidodo del risparmio: ogni anno risparmiamo 1 miliardo di dollari dal settore minerario ed anche quest’anno sarà così». Gli investimenti esteri, poi, sarebbero prossimi ad aumentare nuovamente: «I capitali stranieri sta arrivando ad altri settori – rispetto a carbone, petrolio ed altri minerali – per esempio, quello del commercio, dei servizi finanziari e delle infrastrutture».

Nel marzo scorso, il suo collega, ministro del Commercio, Sergio Diaz Granados, si era recato in Italia per incentivare l’arrivo di capitali nostri sulla piazza colombiana. Come riferisce Il Giornale, i settori che aveva indicato come più interessanti, perchè «sono complementari tra i due paesi», erano stati quello del energie rinnovabili, l’alimentare (soprattutto il cacao), il tessille e le infrastrutture, «nei quali la Colombia ha forti prospettive di sviluppo e l’Italia può apportare esperienza e tecnologie». In Colombia operano già da molti anni diverse grandi aziende del nostro paese, come l’Enel, l’Iveco e l’Impregilo e, se sebbene gli investimenti dall’estero siano calati, fare affari a piccolo, medio e grande livello su questo mercato continua a sembrare promettente.

Il motivo è che il costo della vita, della manodopera e dei materiali è molto basso, i tassi di interesse sono ora molto più piccoli di quanto non fossero in passato e, globalmente, il paese viene considerato stabile. Al forum di Davos, lo stesso ministro Cardenas ha infatti annunciato l’emissione di bond colombiani sui mercati internazionali, ad un costo del 2,7%: «il tasso più basso della nostra storia», ha precisato davanti al giornalita de El Pais, al quale ha detto anche: «Si, c’è ancora spazio per abbassare il costo del credito» interno deciso dalla Banca Centrale e stimolare l’industria.

In merito alla manifattura, la parte dell’organismo in cui si manifestano i sintomi del Mal d’Olanda, il funzionario ha risposto anche a chi è preoccupato per la rivalutazione del peso colombiano ed al rincaro dei prodotti nazionali rispetto alla concorrenza estera che questo comporta: «Il governo ha ancora munizioni per sostenere il dollaro», comprandone e tenendo il prezzo attorno a 1.800 pesos, ha promesso. Dal suo punto di vista, il settore in cui oggi sarebbe più problematico investire è quello immobiliare: soprattutto a Bogotà, «è completamente paralizzato, a causa di decisioni amministrative che bloccano i permessi e non approvigionano con l’acqua i nuovi complessi residenziali». Gli imprevisti, invece, arrivano soprattutto dal Venezuela: «La situazione colombiana dipenderà molto dall’andamento di questa economia», che con i suoi acquisti «compensa il calo nelle vendite rispetto ad altre destinazioni internazionali».

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