Brasile: migliora l’economia (+2,4%), ma tutto dipende ancora dagli USA

I dati della Commissione Economica per l’America Latina segnano un miglioramento rispetto al 2012, quando il PIL crebbe solo dell’1%. Aumentano, anche se a basso ritmo, occupazione e ingresso pro capite, mentre l’inflazione resta nella norma: +5,8% nell’ultimo anno. Tuttavia, il bello e il cattivo tempo restano ancora nelle mani di Stati Uniti e Europa

Brasile: a gonfie vele ma col mare mosso (foto: la rete)

Brasile: a gonfie vele ma col mare mosso (foto: la rete)

«Abbiamo munizioni sufficienti a sostenere il real», ha detto la presidente brasiliana, Dilma Rousseff, davanti ai segnali inviati dalla Federal Reserve di voler ritirare gradualmente i famosi stimoli all’economia americana, una decisione che porrebbe fine, come di fatto sta già accadendo, all’epoca del dollaro a prezzo stracciato che ha significato una stagione di crescita enorme per i paesi emergenti.

Dall’inizio dell’anno ad oggi, la moneta brasiliana si è svalutata del 15% rispetto alla banconota degli scambi internazionali, il che è certo un risultato decente, se paragonato al 70% registrato in Argentina, ma che resta problematico in termini assoluti. E proprio su questo calca la mano la Cepal (Commissione Economica per l’America Latina), un organismo delle Nazioni Unite, il cui responso viene globalmente considerato tra i più autorevoli in materia economica.

Quest’anno, il prodotto interno lordo (Pil) del Brasile crescerà del 2,4%, il che è un miglioramento importante rispetto al +1% del 2012, ma continua a «mostrare le difficoltà sorte dallo scenario esterno, ancora dominato dalla crisi internazionale, nonché alla maggior volatilità delle variabili economiche nazionali, come – appunto – il tipo di cambio o i tassi d’interesse».

Tuttavia, il margine d’azione per Brasilia non è bloccato. Anzi, si crede che i piani a lungo termine varati dal governo possano dare, forse entro meno di due anni, risultati positivi e durevoli per l’economia. «La politica economica brasiliana nel 2013 ha puntato ad accelerare la crescita e a tenere sotto controllo l’inflazione», scrive ancora la Cepal nel suo bollettino annuale, riportando a fianco dati che confermano i buoni risultati: maggior impiego e ingresso pro capite (il tasso di disoccupazione è al 5,2%, e cioè attorno al minimo storico), nonché un’inflazione dentro alla norma: 5,8% da gennaio a dicembre.

I lato debole della questione sta in primo luogo nel deficit fiscale, che non è alto, ma è passato dal 2,6% del Pil nel 2012, a un attuale 3,7%, dato che la spesa pubblica è aumentata più delle entrate e ad essa vanno aggiunte anche le facilitazioni tributarie per aiutare le imprese. E poi, nel commercio estero: la bilancia dei pagamenti chiuderà novembre con un rosso da 84 milioni di dollari, quando l’anno scorso era stata in attivo per 17 miliardi 200 milioni.

Lascia un tuo commento