Boom o miracolo, l’economia della Colombia sbanca l’America Latina

In una regione che rallenta, arranca e a volte affonda, un solo paese è in ascesa: +4,3% nel Pil colombiano del secondo trimestre 2014. Trascinano l’economia il settore edilizio, le miniere e il petrolio. Male ancora l’industria, bene l’impiego, gli stipendi e gli investimenti esteri, anche se l’11% dei colombiani ha sempre fame

Alba economica: la Colombia cresce ancora (foto: la rete)

Alba economica: la Colombia cresce ancora (foto: la rete)

Cambia la storia dalle parti dei Caraibi: la Colombia non è più un primato mondiale per le piantagioni di Coca o almeno, non più solo per questo: nel secondo trimestre del 2014, il paese è cresciuto del 4,3%. È stata l’unica economia latinoamericana a farlo insieme a Panama, un mercato che però non regge i confronti con la piazza che ruota attorno a Bogotà, dove le trattative crescono e portano risultati positivi in tutte le voci statistiche che mettono il periodo aprile-giugno a confronto con lo stesso momento del 2013.

 «Su nove compartimenti economici che osserviamo, 5 sono stati al di sopra del 4,3% e 7 comunque sono in positivo», ha detto a modo di spiegazione il direttore dell’Istat locale (Dane), Mauricio Perfetti, mentre rendeva pubblici i dati ieri l’altro. Nel secondo trimestre, il primo premio è andato comunque all’edilizia che, con un pesante +10,2%, ha trascinato anche i servizi ad essa legati: assicurazioni, prestazioni finanziarie e banche, riunite in un gruppo che, tutto insieme, è arrivato al 6,3%. Davanti a questi risultati in decisa controtendenza rispetto alle economie di misura analoga e caratteristiche comparabili presenti in zona, molti commentatori chiedono spiegazioni sulla natura del fenomeno e il quotidiano francesce Le Figaro ha annunciato un «Miracolo Colombiano».

 «Non so se sia un vero miracolo – ha detto con ironia Cristian Daude, uruguaiano e funzionario dell’Ocse con mandato sulla Colombia – ma certo siamo difronte a un’economia in controtendenza, dato che la maggior parte dei paesi vicini stanno i facendo i conti con cadute statistiche consistenti». Per Daude, le ragioni di questo successo sono da cercare soprattutto nella domanda interna: «È stato il principale motore della crescita. Il consumo aumenta grazie al calo della disoccupazione e all’incremento dei salari». In quanto al boom edilizio, poi, bisogna tenere presente «i sussidi a tassi privilegiati per l’acquisto della prima casa» che ha messo in moto il governo ed anche il fatto che «ha completato diverse grandi opere, soprattutto strade, i cui cantieri erano fermi da tempo».

Dopo tre mandati di governo della destra e in particolare un secondo consecutivo per la destra moderata del presidente Santos appena rinnovato, molti dividono tra la domanda di materie prime colombiane, come i minerali, e le politiche di stimolo dell’esecutivo, i meriti generali dell’attualità. In particolar modo, poi, i trattati di pace tra lo Stato e i guerriglieri delle Farc-Eln, l’attivazione di commissioni per la riconciliazione nazionale sul fronte dei paramilitari dell’Auc, hanno contribuito fortemente, per quanto criticati, a restituire affidabilità al mercato locale. 

«Il volume degli investimenti esteri è il più alto della regione», ha confermato Daude nell’intervista che ha concesso a El Pais di Montevideo. La Commissione Economica per l’America Latina (Cepal), calcola per esempio un aumento del 5%, identificando come settori maggiormente interessati dagli investimenti esteri diretti quello delle miniere e del petrolio. Il lato oscuro della luna sta, come spesso accade per le economie delle ex colonie, nell’industria. Nel caso colombiano, la manifattura non porta risultati sensazionali dal 2009. Colpa della crisi internazionale, del calo della domanda statunitense, ma anche dei rapporti altalenanti con il suo principale cliente: il Venezuela. 

Durante il governo di Alvaro Uribe, infatti, lui e il suo pari venezuelano Hugo Chavez sono arrivati spesso ai ferri corti dialettici o anche ad affrontare emergenze nella bilancia dei pagamenti, che venivano spesso risolte con la chiusura della frontiera. Poi, c’è un altro neo: come ha segnalato ieri la Fao, le carenze alimentari sono diminuite in Colombia, come nel resto del mondo, ma in questo paese l’11,4% della popolazione patisce la fame, su una media latinoamericana del 6,1.

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